– Dal 30 settembre al 4 ottobre, su iniziativa di Catania Jazz, artisti di Siria, Libano, Palestina, Israele s’incrociano al Teatro Jolly di Palermo e nell’etneo Centro Zō per promuovere l’armonia tra le culture
– La straordinaria flautista Naïssam Jalal apre la rassegna: «Viviamo in un mondo ultra-violento: questa violenza, la sento in televisione, nei media, la sento come figlia di immigrati, la sento come cittadina»
– Da Tel Aviv arriva il trio della formidabile armonicista Ariel Bart, mentre dal Libano proviene Rabih Abou-Khalil. Si chiude con Miriam Toukan e Idan Toledano, duo musicale di origini palestinese e israeliana
«L’idea era quella di coinvolgere artisti del Medio Oriente, dei paesi in guerra o bombardati da Israele. Quindi Siria, Libano, Palestina, Israele. Nel programma originario c’era il gruppo Sistanagila, cantante iraniana e musicisti israeliani, Ma il gruppo ha avuto seri problemi con i voli aerei da/per TeL Aviv, lo riprogrammeremo appena troviamo due giorni liberi per loro e per i nostri teatri». Così Pompeo Benincasa, direttore artistico di Catania Jazz, presenta Jazz for Peace, rassegna a sostegno del martoriato popolo palestinese che avrà per protagonisti musicisti provenienti da Paesi che hanno subìto devastanti attacchi dall’aviazione dell’esercito con la stella di David.
La prima a salire sul palco del Teatro Jolly di Palermo martedì 30 settembre e l’indomani, mercoledì 1 ottobre, su quello del Centro Zō di Catania sarà Naïssam Jalal, flautista nata a Parigi da genitori siriani, della quale Segnalisonori ha avuto modo di parlare già ben due volte. Artista visionaria, attinge a tecniche arabe, africane, classiche e jazz, hip-hop, esplorando il flamenco, la musica carnatica indiana, il tango, con risultati impressionanti. Un lavoro che conferma il suo talento di compositrice, narratrice e improvvisatrice. Accompagnata da Alexandre Perrot al contrabasso, l’artista presenterà il progetto Healing Rituals in cui la musica si rivela come un vero e proprio rituale di guarigione.

«Viviamo in un mondo che può essere splendido, l’amore è la vera medicina che abbiamo a portata di mano, che non dà effetti collaterali, ma viviamo anche in un mondo ultra-violento». Commenta Naïssam Jalal. «Questa violenza, la sento in televisione, nei media, la sento come figlia di immigrati, la sento come cittadina empatica. Quando vedo qualcuno che dorme per strada mentre nevica, mi devasta, lo trovo così ingiusto. Quando vedo questi migranti che hanno affrontato il Mediterraneo e che oggi dormono tra la tangenziale e le barricate, quando vedo cosa succede in Siria, in Palestina, in Cina, un po’ ovunque nel mondo, mi fa male. Cerco di renderne conto perché è il nostro ruolo di artista, ma è anche una terapia di base perché se non uso la mia musica per tradurre ciò che ho dentro, mi divorerò da sola. È un atto di espressione e di guarigione allo stesso tempo».

Dalla Siria a Israele con l’Ariel Bart Trio, di scena mercoledì 1 ottobre al Jolly di Palermo e giovedì 2 al Centro Zō di Catania. Il trio è guidato da una ventisettenne armonicista israeliana che fa la spola fra Tel Aviv e Berlino, dove risiede, con due dischi alle spalle e numerose esperienze tra New York, Berlino e altre parti del mondo. È una delle realtà musicali più interessanti emerse negli ultimi tempi. Mescolando armonica, violoncello e pianoforte, Ariel Bart Trio crea un suono unico e cinematografico radicato in composizioni originali. La loro musica intreccia l’improvvisazione lirica con influenze mediorientali, offrendo un’esperienza intima ed espressiva.

Dal Libano arriva invece Rabih Abou-Khalil che sarà giovedì 2 ottobre a Palermo e venerdì 3 a Catania. Compositore, suonatore di oud e direttore d’orchestra, Rabih Abou-Khalil ha registrato con i più grandi nomi del jazz, musicisti tradizionali arabi, quartetti d’archi classici, musicisti armeni, cantanti di Fado e molti altri. L’Orchestra Sinfonica della BBC e il Frankfurt Modern Ensemble gli hanno commissionato degli scritti sinfonici. Arricchito da questo risultato, Rabih Abou-Khalil è considerato come un legame tra Oriente e Occidente. Nel suo “live” propone il nuovo album The Theory of String, affiancato dai musicisti Mateusz Smoczynski (violino), Krysztof Lencowski (cello) e Jarrod Cagwin (percussioni).
Si chiude il 3 ottobre a Palermo e il 4 ottobre a Catania con Miriam Toukan e Idan Toledano, un duo musicale di origini palestinese e israeliana, rispettivamente, noto per performance che uniscono tradizioni musicali e culturali diverse, con un forte messaggio di pace. Toukan è una cantante, autrice e attivista per la pace, mentre Toledano è un polistrumentista, specializzato nel suonare la chitarra flamenca a Siviglia. Hanno pubblicato un album chiamato Wishes e si sono esibiti in concerti che promuovono l’armonia tra le due culture.

Il tema della pace e del genocidio di Gaza farà da filo conduttore anche alla stagione ufficiale di Catania Jazz che comincerà il 23 ottobre. Questo il programma:
23 ottobre CEDRIC HANRIOT & TIME IS COLOR
5 novembre LINDA OH QUARTET

12 novembre BLACK LIVES
16 dicembre RAPHAEL GUALAZZI
20 gennaio JAN BANG & EIDVIN AARSET QUARTET
3 febbraio DANILO & OONA REA
16 febbraio NORMA WINSTONE & KIT DOWNS
24 marzo MELISSA ALDANA QUARTET
17 aprile SARA McKENZIE & CATANIA CONTEMPORARY ORCHESTRA
28 aprile CETTINA DONATO QUARTET “Omaggio a Moravia”
