– Icona degli anni Ottanta, ritorna con un progetto complesso, «una scatola cinese, una matrioska», nel quale ha cercato di condensare il suo modo di essere artista, fra musica, pittura, videoarte, narrativa
– «Quello che Annalisa, Elodie o Achille Lauro fanno oggi, io l’ho fatto quarant’anni fa. Prima vendevo me stesso, adesso voglio vendere dei contenuti più profondi. Siamo mondi diversi»
– «Sono stato vittima di una aggressione omofoba durante una vacanza a Ischia: mi hanno quasi ammazzato di botte. La società non è ancora pronta per accettare l’omosessualità»
Ivan Cattaneo è un sopravvissuto degli anni Ottanta. «Un sopravvissuto anomalo, perché anomalo sempre stato», tiene a precisare. «Con la consapevolezza che esco non solo con un disco, ma con un progetto ampio e che non mi mette in competizione con Elodie o Achille Lauro. Quello che loro fanno oggi, io l’ho fatto quarant’anni fa. Non posso tornare a certe provocazioni. Prima vendevo me stesso, adesso voglio vendere dei contenuti più profondi. Siamo mondi diversi».
Oggi Ivan Cattaneo torna con Due.i (Azzurra Music), un progetto complesso e maestoso, «una scatola cinese, una matrioska», difficile da incasellare, che esce solo in formato fisico e in cui ha cercato di condensare il suo modo di essere artista e dove la musica si mescola alla pittura, alla videoarte, alla narrativa.
«Avevo la necessità di avere un prodotto tangibile, da poter toccare, guardare, ascoltare. La mia sofferenza è vivere in un’epoca dove tutto è accessibile da piattaforma e neanche si scarica più», commenta Cattaneo che fa fatica a riconoscersi nel mondo discografico di oggi. «Faccio dischi ogni cento anni. E volevo trovare un’alternativa. Non mi interessava un “dischetto” per fare concorrenza ad Annalisa, Elodie o Achille Lauro: non avrebbe avuto senso. La musica è anche una questione generazionale. E i cantanti come i calciatori a 30 anni sono già vecchi. Oggi nessuna ragazzina si identifica più in Madonna che ha 67 anni. In giro vedo un accanimento terapeutico da parte di certe colleghe che non si arrendono: una forma di compulsione, ma il mondo è cambiato».
Le due anime del progetto

Lui di anni ne ha 72, ma «ho la fortuna di avere fatto sempre tante cose. Caterina Caselli mi diceva che ero un vulcano, facevo troppe cose e confondevo la gente». Il volume Due.I si divide in due parti, che corrispondono alle due anime del progetto: Titanic-Orkestra e Un Mammifero che Canta. «Li considero quasi un mio testamento artistico, ma visti i contenuti anche un testamento di vita», sottolinea Ivan Cattaneo. «Sono ben 50 anni di carriera e sentivo davvero la voglia di raccontare me stesso, ma anche tutto il mondo che nel frattempo è davvero molto cambiato, attraverso la mia fantasia che non vuole mai arrendersi all’età, che in Arte non è necessariamente letale. Grazie per essere stati complici disinibiti di tutte le mie espressive follie».
Titanic-Orkestra è un concept album che reinterpreta la vicenda del transatlantico attraverso 24 personaggi immaginari, ognuno dei quali prende voce in una delle 24 canzoni inedite scritte e interpretate dall’artista. Questa prima parte include 2 cd con i brani inediti (compreso il singolo Saffo-Love già fuori) e un dvd che raccoglie i Tableau-Mouvants, lavori di videoarte realizzati dallo stesso Ivan Cattaneo e dedicati a ciascun personaggio, a testimonianza della sua ricerca continua sul rapporto suono-immagine. «Una nuova estetica dei video, ormai obsoleti. E Titanic è una metafora dei giorni nostri: lì l’esaltazione della velocità, oggi quella dell’AI. Pensiamo di essere liberi, ma siamo schiavi di un’immagine dietro l’altra».

Capovolgendo il volume si entra nella seconda parte, Un Mammifero che Canta, autobiografia che ripercorre i suoi cinquant’anni di carriera. Ivan Cattaneo si racconta attraverso aforismi («trecento dei 7mila che ho raccolto e che prima o poi faranno parte di un libro»), poesie, racconti, fiabe surreali, opere pittoriche e fotografie, costruendo un autoritratto visionario e autentico. Completano il percorso altri 2 cd, il primo con 19 brani storici del suo repertorio, tra cui Polisex e Male Bello, il secondo con i successi revival che lo hanno reso popolare, come Zebra a Pois o Una Bambolina che fa no no no.
Il tema della diversità
Tutto il progetto (che a breve potrebbe diventare uno spettacolo teatrale), a partire da Saffo-Love, affronta il tema della diversità, a lui caro. «Con Mario Mieli abbiamo fondato il movimento gay italiano. Sono stato il primo a fare coming out, che ancora non si chiamava così. Ma non è stato semplice: nel libro per la prima volta racconto di aver subito aggressioni omofobe. Una volta, era fine anni Ottanta primi Novanta, ero con mia madre a Ischia. Con due ragazzi siamo andati ai giardini di notte e lì mi hanno quasi ammazzato di botte. Non ho denunciato, mi vergognavo: ho raccontato di essere caduto dalla moto. Nonostante fossi emancipato, avevo comunque un senso di colpa. Il vero omofobo non è colui che odia il gay fuori, ma colui che non accetta il gay dentro di sé. La società non era pronta all’epoca e non lo è ancora oggi, considera l’omosessualità un vizio piccolo borghese».
Il segreto dell’entusiasmo contagioso di Ivan Cattaneo è il tentativo di «trasformare la prosa della vita, appiattita, in poesia. L’abitudine uccide tutto, anche l’amore. Io mi nutro di quello che faccio, l’arte è ciò che mi rende felice. Anche il sesso non ha l’importanza che aveva prima: il sesso mi ha deluso. A una certa età diventi trasparente. Non sei oggetto di desiderio, e io lo sono stato».
