Disco

Il SOLIS STRING QUARTET veste di classico il “Club 27”

– Esce venerdì 17 ottobre “Forever Young”, l’album del quartetto d’archi partenopeo con Sarah Jane Morris dedicato agli artisti che fanno parte di quel tetro circolo 
«È stato stimolante cercare di restituire integra l’idea di brani leggendari». Le declinazioni blues e jazz della voce della cantante americana evitano un eccessivo classicismo

“Club 27” è una espressione giornalistica che fa riferimento a protagonisti del rock che sono morti tragicamente all’età di 27 anni. Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison morirono tutti all’età di 27 anni tra il 1969 e il 1971. All’epoca, la coincidenza diede adito ad alcuni commenti, ma, secondo il biografo di Hendrix e Cobain, Charles R. Cross «quando Kurt Cobain si tolse la vita nel 1994, l’idea del “club 27” arrivò enormemente nella cultura popolare».

L’autore cita una affermazione della madre del leader dei Nirvana, citata nel quotidiano locale di Aberdeen e successivamente diffusa in tutto il mondo dall’Associated Press: «Ora se n’è andato e si è unito a quello stupido club. Io gli dissi di non unirsi a quello stupido club». Una frase che alimentò anche la leggenda del fantomatico patto col diavolo stretto dagli artisti e che alcuni fanno risalire a Robert Johnson, un musicista e cantautore blues americano morto nel 1938 a 27 anni. La teoria del fantomatico patto col diavolo stretto dai membri del club deriva proprio da Robert Johnson e dal suo brano Me and the Devil Blues, in cui sono presenti frasi suggestive come “Hello Satan, I believe it’s time to go” e “You may bury my body down by the highway side, so my old evil spirit can get a Greyhound bus and ride”.

Nel 2011, diciassette anni dopo la morte di Cobain, si unì al club anche Amy Winehouse. Tre anni prima, la sua assistente personale, Alex Haines, aveva detto alla stampa britannica che la cantante di Rehab temeva di unirsi a Jim Morrison, Brian Jones e Kurt Cobain: «Pensava che si sarebbe unita al Club 27 delle rockstar morte a quell’età. Mi ha detto: “Ho la sensazione che morirò giovane”». 

Ad accomunare gli artisti che fanno parte del Club 27 non solo l’età della morte, ma una vita spesso travagliata e tormentata, durante la quale si erano conquistati la fama di “maledetti”. 

«Spesso le persone creative di grande talento muoiono giovani, come Keats, Mozart, Schubert, Raffaello e le sorelle Brontë. Tendiamo a pensare a loro in due modi diversi: ci chiediamo cosa avrebbero potuto realizzare se fossero vissuti più a lungo. In compenso, i loro talenti giovanili sono immuni al passare del tempo: la loro brillantezza preservata nella loro eterna giovinezza. Resteranno per sempre giovani», commenta Sarah Jane Morris, cantante e autrice britannica di musica jazz, rock e R&B che, in collaborazione con il Solis String Quartet, ha voluto dedicare un omaggio a questi artisti eterni, le cui canzoni rimangono fuori dal tempo e continuano a emozionare. S’intitola Forever Young e uscirà il prossimo venerdì 17 ottobre.

«Lo abbiamo chiamato Forever Young e racconta in musica il “Club dei 27”; un circolo immaginario, tetro e molto elitario in cui artisti del calibro di Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse, Otis Redding si sono ritrovati iscritti, certamente non volentieri e a loro insaputa, dopo che la morte li ha strappati al successo alla soglia dei 27 anni, appunto, salvo restituirgli, quasi come risarcimento, gloria immortale, a due passi dalla leggenda», racconta il quartetto d’archi partenopeo con una lunga esperienza concertistica e discografica.

Sarah Jane Morris e il Solis String Quartet

Un disco che è il seguito della prima esperienza discografica comune nel 2022, in cui hanno dedicato una monografia ai Beatles rileggendone i grandi classici. «Dopo quella prima collaborazione, abbiamo deciso di affrontare questa nuova sfida, non più una monografia ma un lavoro dedicato ad una serie di artisti che hanno segnato inequivocabilmente, con la loro arte e il loro particolarissimo stile di vita, il mondo musicale universale», continuano i quattro musicisti del Solis String. «Musicalmente parlando, grazie alla straripante forza evocativa della voce di Sarah Jane Morris, è stato affascinante e al tempo stesso stimolante per noi cercare di restituire integra l’idea e il mood che hanno attraversato e che tutt’ora vivono in queste composizioni, il ritmo, la melodia e la lirica in una originale rilettura che accompagna l’ascoltatore nella riscoperta di questi capolavori».

Ad aprire la raccolta è Back to Black di Amy Winehouse, della quale viene ripresa anche Love is a losing game. «Amy era un’artista che esprimeva verità emotiva (e dolore emotivo) come tragedia profonda», commenta Sarah Jane Morris. «Le sue lamentazioni ipnotiche e compulsioni parlano di dolore e perdita e prefigurano la sua morte prematura. Sia Love is a Losing Game che Back to Black sono scritte sulla natura insopportabile dell’amore dopo una delusione e un tradimento. Ci fanno rabbrividire per la loro verità e piangiamo con lei». 

Il tema della morte si rintraccia anche nei due brani scelti dal repertorio dei Nirvana di Kurt Cobain: Lithium e Come As You Are. Il primo fa riferimento al «farmaco che consente ai malati di depressione profonda e disturbo bipolare di sopravvivere», spiega la cantante americana che ha trovato in Italia una seconda patria. «Nella canzone, la medicina di sopravvivenza è la religione. Dall’apertura – “Sono così felice” – alla chiusura – “Non crollerò… Non crollerò…” – sappiamo che la sopravvivenza è uno stato fragile e che le lotte mentali continuano. Turbato, coinvolgente, privo di lieto fine, la narrativa di Kurt Cobain è permeata di familiarità con l’angoscia mentale». Mentre la seconda traccia «sembra essere una canzone sull’accettazione, ma di cosa?», si chiede Sarah Jane Morris. «Accettazione di chi si è veramente, sì, ma i testi contengono indizi persistenti che la canzone potrebbe anche essere una “conversazione con l’eroina”. Con Cobain una canzone può essere due o più cose contemporaneamente».

Janis Joplin è l’altra donna protagonista con due classici come Move Over e Piece of my heart, già nel repertorio di Sarah Jane Morris. «Piece Of My Heart, la canzone di svolta di Janis, è stata nel mio repertorio per molti anni. È La quintessenza di Janis, perché l’ha resa assolutamente sua: la sua invenzione non era la canzone stessa, che è stata scritta da Jerry Ragovoy. La sua è stata qualcosa di più lungimirante e originale – un nuovo genere di musica popolare – una fusione tra blues, R&B, gospel e pop che ha trasformato la musica per sempre. Move Over ha un tema simile a Piece Of My Heart: è una richiesta di impegno, una richiesta di rispetto, un contrappunto femminile al narcisismo macho del mondo in cui si trovava». 

Due le selezioni per ciascun artista: Sittin’on the dock of the bay e I’ve been loving you too long per Otis Redding, Light my Fire e Riders on the Storm per Jim Morrison dei Doors, eccezion fatta per Jimi Hendrix, del quale vengono proposte Spanish Castle Magic e due medley, uno con Crosstown Traffic e Freedom, «due canzoni che possono sembrare brutali, ma sono anche predittive del suo destino», l’altro, tutto strumentale, affidato agli archi del Solis String quartet, contenente Purple HazeGipsy Eyes Manic Depression.

«Chas Chandler, ex bassista degli Animals e produttore discografico, suggerì di lavorare su quel riff di chitarra, che potrebbe diventare il prossimo singolo», raccontano i musicisti partenopei. «La proposta fu fatta per caso, durante l’ascolto di un riff che Hendrix stava improvvisando nel backstage. Hendrix seguì il consiglio e diede vita a Purple Haze. L’ispirazione per il testo sembra sia nata durante un’esperienza onirica, in cui l’artista immaginava di camminare sul fondo del mare. Il brano Gipsy Eyes è interamente basato sulla sezione ritmica e si ispira al classico blues campestre, con Jimi Hendrix che crea un’eccellente sinergia tra la sua voce e il riff di chitarra solista. Il brano è caratterizzato da una serie di riff, assemblati meticolosamente da Hendrix in un’unica composizione. Manic Depressionrappresenta la lotta interiore di Hendrix con la sua malattia mentale, evidenziando le sue oscillazioni emotive. Nel testo della canzone Hendrix manifesta la sua frustrazione, ma anche la sua straordinaria capacità di esprimere le sue emozioni attraverso la musica».

Se la voce di Sarah Jane Morris rispetta l’essenza dei brani, gli archi del Solis String Quartet spesso ammorbidiscono i ritmi, rendendo dolci potenti brani rock e blues. Ed è proprio grazie a Sarah Jane Morris, con le sue declinazioni blues o jazz, che l’album evita di cadere nella uniformità e in un eccessivo e stridente classicismo.

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