Disco

Il sogno americano di ALAN SORRENTI

– A 45 anni dalla sua uscita, viene ripubblicato “Di Notte”, l’ultimo disco della trilogia californiana, «forse quello che preferisco, perché rivela anche i primi sintomi d’insofferenza al vestito di popstar che indossavo e l’incontenibile voglia di cambiare»
– «Lavoravo con i giganti di quel momento, c’era la crema dei musicisti di Los Angeles: Jay Gradydon, David Foster, David Hungate dei Toto. È un disco nato fra i tramonti di Sunset Boulevard e le notti insonni in una ex villa vuota di Humphrey Bogart»

C’è chi ha celebrato Alan Sorrenti per il cinquantesimo anniversario del suo primo album, Aria, classico del prog rock italiano. E chi, plaudendo al suo ritorno con i singoli Giovani per sempre e Oggi, lo ha eletto a padrino del neofunky all’italiana, applaudendolo come se fosse Liberato o i Nu Genea. E, ancora, c’è chi, perfino in uno spot, ha rivalutato il suo bestseller Figli delle stelle come il tormentone più filosofico della storia del pop italiano, un manifesto esistenziale adatto ai sogni cosmici di fine anni ’70.

Adesso è venuto il momento di recuperare il “sogno americano” di quel freakkettone partenopeo-gallese che aveva incantato la generazione che sognava la rivoluzione con i suoi primi due album di sperimentazioni vocali alla Tim Buckley/Shawn Phillips per poi trasferirsi in America, «terra promessa di noi rockettari della periferia del villaggio globale», e “vendere” l’anima al diavolo, registrando Figli delle stelle.

Alan Sorrenti in uno scatto negli anni Ottanta

«Ho sempre vissuto oltre», commenta Alan Sorrenti. «Fin dall’inizio, con il progressive, quando il mio primo album Aria fu un terremoto nella scena musicale italiana. Poi sono volato in America e ho creato un sound completamente nuovo con Figli delle stelle, che in Italia non esisteva. La zona sicura, per me, sarebbe stata adagiarmi sugli allori, replicare formule già testate. Ma ogni volta ho sentito il bisogno di spingermi oltre, di rimettermi in gioco».

In occasione dei 45 anni dell’album Di Notte, Universal Music Italia pubblica per la prima volta una nuova edizione del disco originale in digitale, in CD e la rende nuovamente disponibile in vinile, formato assente dal mercato da diversi anni.

«Di Notte, l’ultimo della trilogia californiana, è forse quello che preferisco», commenta Alan Sorrenti, oggi settantaquattrenne. «Eravamo collaudati, io con i giganti di quel momento, come spesso e volentieri si definiva lo stesso Jay Graydon, “I am a giant”. C’era infatti la crema dei musicisti di Los Angeles. Ma Di Notte rivela anche i primi sintomi d’insofferenza al vestito di popstar che indossavo e l’incontenibile voglia di cambiare come si sente in Non è follia, l’anticipazione di quello che avvenne subito dopo con La Strada bruciaCorro e Angeli di strada che sarà il mio addio a Los Angeles. Di Notte è nata tra le luci infinite della Valley, i tramonti di Sunset Boulevard e le notti insonni in una ex villa vuota di Humphrey Bogart».

  • A Los Angeles fece alcuni incontri fondamentali per l’evoluzione, o involuzione dicono i detrattori, del suo sound.

«Fu realmente un incontro di stelle. Negli studi di Jay Gradydon, due Grammy e tante leggende nel suo curriculum di produttore (Al Jarreau, Barbra Streisand, Diana Ross, Marvin Gaye), c’erano David Foster (Madonna, Celine Dion, Bee Gees, George Harrison, ma anche Bocelli e Pausini) e David Hungate dei Toto: non era discomusic anche se ero felice di far ballare i miei coetanei, di riprendermi il corpo dopo aver per troppo tempo badato solo alla testa. Era la crema del “L.A. sound”, era funkypopsoul e il riff di chitarra del singolo, molto stile Chic e Earth, Wind & Fire, è rimasto negli annali».

  • Oltre un milione di copie vendute con l’album Figlie delle stelle. Nelle hit parade gareggiava con i Bee Gees di Stayin’ alive

«Anche i fratelli Gibb erano accusati dall’intellighentia militante. Ma loro sono rimasti, come il mio singolo prodotto da Phil Ramone, di cui non devo certo fornire il curriculum: chi si ricorda più dei nostri detrattori?».

  • Erano anni tossici, Alan, anche per lei, oltre che anni di piombo. Chi erano in quel 1977 i figli delle stelle? «Pronipoti di sua maestà il denaro», come insinuò Battiato?

«Erano uomini e donne che sentivano di appartenere al cosmo, non solo al nostro pianeta. Non a caso in scaletta c’erano pezzi come Donna luna, insieme a un’altra rilettura di una storica melodia napoletana, Passione».

Alan Sorrenti oggi (foto Filippo G. Moscati)
  • E chi sono oggi i figli delle stelle?

«Eravamo viaggiatori, sognatori, oggi siamo reduci che si guardano attorno per capire dove stiamo andando. Ma ci sono i nuovi figli delle stelle, responsabili proprio come noi eravamo irresponsabili».

Il ritorno dell’album Di Notte è stato anticipato dal remix inedito di Magico… di notte, firmato dal giovane produttore e DJ Pekka. Un ponte tra due mondi: le atmosfere anni Ottanta e la sensibilità elettronica di oggi, che ha conquistato non solo le radio, ma anche le nuove generazioni sui social. Spicca anche Non so che darei, presentata all’Eurovision Song Contest del 1980, che regalò a Sorrenti un sesto posto e una ribalta internazionale.

La copertina iconica – con uno dei volti femminili che appare anche sulla cover di Breakfast in America dei Supertramp – è diventata un’icona del pop di quegli anni.

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