– Dimenticati gli U2, emergono nuovi musicisti dublinesi e sono più politicizzati che mai: da CMAT a Kneecap, dai Fontaines DC a Martin Leahy. Molte canzoni puntano l’attenzione su problematiche interne in un modo nuovo
– Dalla questione del crollo del mercato immobiliare all’ascesa dell’estrema destra e al crescente sentimento anti-migranti esploso nelle rivolte di Dublino. Molti di questi artisti si spingono dove Bono non avrebbe mai osato
Croke Park ospiterà gli Oasis sabato 16 e domenica 17 agosto, ma è il centro commerciale Omni Park, nel vicino sobborgo di Santry a Dublino, a vivere il suo momento rock’n’roll. È merito del video di Euro-Country, il nuovo singolo della cantante country-pop irlandese Ciara Mary-Alice Thompson, alias CMAT, in cui l’anonimo complesso funge da monito contro i pericoli dell’avidità sfrenata.
“All the big boys, all the Berties / All the envelopes, yeah they hurt me”, canta Thompson mentre volteggia nell’edificio a due piani, che ospita un cinema con 11 sale e un supermercato Lidl. Non si sta scagliando contro l’Omni in sé: il centro commerciale, che ha subito una grande espansione al culmine del boom immobiliare irlandese pre-crisi, è un’adeguata rappresentazione del falò del capitalismo turbocompresso che ha travolto l’Irlanda in quegli anni febbrili, le cui fiamme sono state alimentate dal capo di governo populista Bertie Ahern. Giusto per non far perdere il punto, Ciara Mary-Alice Thompson indossa anche una maglietta con la scritta “Bertie”.
Se CMAT fosse un’artista britannica, niente di tutto questo sarebbe degno di nota. I cantautori britannici hanno criticato duramente i primi ministri per decenni, dai Beat (Stand Down Margaret) a Stormzy (“Fanculo il governo e fanculo Boris”). Da una musicista irlandese, tuttavia, un testo che attacca un politico di spicco e ancora in vita è qualcosa di nuovo e audace. E Thompson non è la sola. Tra il crollo del mercato immobiliare, l’impennata del costo della vita e l’avanzata dell’estrema destra, la musica irlandese sta trovando la sua voce politica in un modo completamente diverso dalle generazioni precedenti. Gli artisti stanno chiamando per nome politici e partiti e affrontando i razzisti – una rottura radicale con la storia del rock irlandese, fatta di grandi gesti spesso vuoti (vedi U2).
Altrettanto schietti sono i Kneecap, il trio rap di Derry-Belfast, che hanno eclissato Olivia Rodrigo e Neil Young diventando il gruppo più chiacchierato di Glastonbury 2025, quando hanno guidato i cori di “Fuck Keir Starmer” (il premier inglese) e “Liberate la Palestina”. Certo, in questo caso i Kneecap guardavano alla politica globale piuttosto che a qualcosa di specifico dell’Irlanda, eppure in passato la band ha affrontato nei propri testi temi locali come i diritti della lingua irlandese e la polizia dell’Irlanda del Nord.
Anche i post-punk Fontaines DC, in perfetto stile irlandese, puntano l’indice contro il potere: la canzone del 2022 I Love You si scagliava contro lo sclerotico tribalismo del sistema politico irlandese, attaccando i partiti istituzionali del Paese, definiti Tweedledum e Tweedledee (personaggi di una filastrocca inglese per bambini, poi ripresi anche da Lewis Carroll in Alice nel paese delle meraviglie), con il verso sulla “sfacciataggine del Fine Gael e il fallimento del Fianna Fáil”. Si tratta di riferimenti specificamente irlandesi: chi non è di casa fa fatica persino a pronunciare il Fianna Fáil, figuriamoci spiegare la differenza da Fine Gael. Per questo motivo, è stato surreale, per usare un eufemismo, sentire Olivia Rodrigo cantare la canzone sul palco a Dublino il mese scorso.
L’ascesa dell’estrema destra
I musicisti si stanno confrontando anche con l’altro grande problema dell’Irlanda di oggi: l’ascesa dell’estrema destra e il crescente sentimento anti-migranti esploso nelle rivolte di Dublino del novembre 2023, durante le quali il centro città fu saccheggiato e i tram incendiati. Questa violenza è affrontata dalla band indie di Cork/Dublino The Murder Capital nel loro brano del 2025 Love of Country, in cui il frontman James McGovern si rivolge direttamente ai razzisti, cantando: «Potresti biasimarmi per aver scambiato / il tuo amore per la patria per odio per l’uomo?».
La dipendenza dell’Irlanda dagli investimenti tecnologici americani viene nel frattempo messa in discussione nel secondo album di prossima uscita del produttore e poeta elettronico dublinese David Balfe, alias For Those I Love, che lamenta che la città vada «a letto con il tecno-feudalesimo».
“Dov’è l’orgoglio in questa città? Non sopravviverò in questa città”, sputa scoraggiato For Those I Love– alias David Balfe – in This Is Not The Place I Belong. In tutto il nuovo album Carving The Stone il poeta-produttore di Dublino si sente intrappolato tra questi due stati d’animo: il suo amore per la casa paralizza il suo impulso a lasciare, mentre i problemi che osserva – crimine, affitti alle stelle, noia – rendono un futuro altrettanto impensabile.
Può sembrare ridicolo affermare che cantare di politica sia una novità in Irlanda. Dopotutto, la scena folk del Paese è intrisa di lamenti sul dominio britannico e sull’impatto devastante del colonialismo. Tuttavia, questa tradizione ha teso a guardare all’esterno, ai nemici comuni dell’Irlanda, piuttosto che esaminare questioni più vicine a casa. Ci sono stati anche casi isolati, naturalmente; il cantautore folk di Kildare Christy Moore ha cantato della difficile situazione degli immigrati irlandesi in Gran Bretagna e degli scioperi della fame dei prigionieri repubblicani nell’Irlanda del Nord nei primi anni ‘80. Ma lui è un’eccezione. Le principali esportazioni musicali irlandesi raramente hanno guardato così vicino a casa.
Gli U2 possono aver cantato dei Troubles (il conflitto nordirlandese in inglese; in irlandese Na Trioblóidí, ovvero “I disordini”) e delle pericolose seduzioni della violenza repubblicana in Sunday Bloody Sunday, ma non hanno mai avuto molto da dire sul malessere economico dell’Irlanda degli anni ’80 o sulla fredda e mortale morsa della Chiesa cattolica. Lo stesso si può dire dei Cranberries, che giustamente si sono espressi contro gli omicidi dell’IRA con Zombie, ma non hanno parlato dei problemi che affliggevano la loro città natale, Limerick, con problemi sociali ben documentati.
La generazione odierna di cantautori sta affrontando le stesse problematiche con maggiore fervore: prendendo in giro Bertie, i CMAT si spingono dove Bono non avrebbe mai osato. «Bertie è in un certo senso il simbolo dell’avidità egoistica che ci ha portato dove siamo e che continuerà con conseguenze disastrose», afferma il cantante folk Martin Leahy, che ha scritto la ballata Everyone Should Have A Home nel 2022 dopo aver faticato a trovare una casa che potesse permettersi nella sua nativa West Cork. Leahy ha portato la sua melodia direttamente alla sede del potere recandosi ai cancelli del Parlamento nazionale, il Dáil Éireann, dove l’ha suonata ogni settimana negli ultimi tre anni.
«Avevo scritto Everyone Should Have A Home e una settimana dopo ho deciso che sarei uscito dal Dáil e l’avrei cantata per pura frustrazione. Leggevo articoli o ascoltavo discorsi sulla crisi immobiliare e mi sentivo totalmente impotente. Ho pensato che se fossi andato a Dublino e l’avessi cantata, forse non mi sarei più sentito impotente», racconta. «Sono salito sull’autobus, sono arrivato a Dublino e, quando sono sceso, ho chiesto alla prima persona che ho incontrato dove si trovasse il Dáil. Così, sono andato lì e ogni aspetto della protesta mi era estraneo. Non avevo mai suonato per strada. Tirare fuori la chitarra, stare in strada e iniziare a cantare mi ha sconvolto. Ma il problema, la rabbia, la frustrazione e la disperazione hanno superato qualsiasi insicurezza. Sento che la vergogna sia un fattore importante nel funzionamento di questa crisi. Ho continuato a farlo ogni settimana da quel giorno. Ricevo molto sostegno da molti politici dell’opposizione; vengo ignorato dai politici al potere».
Il crollo dell’economia irlandese
Nel caso di CMAT e Euro-Country – un album omonimo in uscita ad agosto – il verso più toccante arriva dopo aver invocato il nome di Bertie, mentre parla dell’ondata di suicidi seguita al crollo dell’economia irlandese nel 2008. «Avevo 12 anni quando i padri hanno iniziato a suicidarsi ovunque intorno a me», canta. «Nessuno lo dice ad alta voce, so che potrebbe essere meglio se li dessimo la caccia».
«Ho scavato a fondo, ho fatto ricerche e il numero di suicidi maschili che si verificavano in Irlanda a quel tempo era astronomico», ha dichiarato recentemente Thompson a un giornale. «Quando ho iniziato le scuole superiori, anche i ragazzi adolescenti hanno iniziato a suicidarsi; era molto comune dove sono cresciuta. Credo che sia stata una sorta di reazione a catena dovuta alla crisi economica».
«Queste cose hanno un impatto enorme. Bisogna denunciarlo. Ne ho abbastanza di cose nascoste, non fa bene a nessuno», concorda la cantautrice Áine Duffy, il cui singolo electro-folk del 2024 Move Along parla delle disparità finanziarie che alimentano la crisi immobiliare: “Ci sono molti posti incantevoli / Ma sono affittati su Airbnb / Penso che il governo dovrebbe risolvere la situazione / Tenere le famiglie lontane dalle strade”. Ha avuto «un effetto orribile che persiste ancora», dice Duffy. «La Tigre Celtica (il periodo di vertiginosa crescita economica degli anni ’90 e dei primi anni 2000, crollato nel 2008) mi fa venire la nausea».
L’esperienza di vita di Duffy in Irlanda è simile a quella di Leahy, in quanto anche lei ha faticato a trovare un tetto sopra la testa. Questo l’ha spinta a scrivere Move Along e a costruire una micro-casa da 12mila euro con doghe di legno e una struttura in acciaio sul terreno dei suoi genitori. «Mi stavo trasferendo da un posto all’altro e mi era stato detto che la stanza e la casa a cui avevo dedicato tanto lavoro sarebbero state affittate su Airbnb. Mi chiedevo dove saremmo andati io e il mio cane».
Sebbene la nuova generazione di artisti irlandesi politicamente schietti non risolverà i molti problemi che affliggono il Paese, dovrebbe essere elogiata per averne denunciato i mali. In una società in cui troppo è stato nascosto sotto il tappeto per troppo tempo, il semplice riconoscimento di questi problemi sembra radicale. Per orecchie esterne, l’attacco a Bertie da parte di CMAT potrebbe sembrare un banale pop di protesta. In Irlanda, è qualcosa che non avevamo mai sentito prima.
