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Il rapper SEAN “DIDDY” COMBS condannato

– Il magnate dell’hip hop dovrà scontare 4 anni e 2 mesi in carcere per reati legati alla prostituzione. Solo la grazia implorata da lui al presidente Trump potrà evitargli la prigione
– «La vecchia versione di me è morta in prigione, ora sono rinato», ha pianto. Ma nessuno gli ha creduto. L’orrore delle testimonianze sui cosiddetti “freak off”, festini a luci rosse

Sean “Diddy” Combs, 55 anni, è stato condannato dal tribunale di New York a quattro anni e due mesi per reati legati alla prostituzione. Prima della sentenza aveva chiesto clemenza al giudice Arun Subramanian, dicendo: «La vecchia versione di me è morta in prigione, ora sono rinato».

Ma il verdetto non è stato al favore del rapper. Nessuno gli ha creduto. Il giudice, i giornalisti, il pubblico che ha riempito la sala del tribunale di Manhattan. Puff Diddy, producer e star dell’hip hop, diventa ufficialmente il simbolo della complessità morale della fama. Adesso solo la grazia da lui implorata al presidente Donald Trump potrà salvare dalla prigione il magnate dell’hip-hop condannato a Manhattan a oltre quattro anni di carcere e 500 mila dollari di multa per reati legati alla prostituzione.

Respingendo il mea culpa dell’imputato, gli appelli dei suoi familiari e la tesi dei difensori secondo cui Combs, «danneggiato» dalle uccisioni del padre a tre anni e dell’amico rapper Biggie Smalls, era certamente un poco di buono e un tossicodipendente ma non un criminale, il giudice Arun Subramanian ha fatto pesare come aggravanti l’orrore delle testimonianze emerse al processo sui cosiddetti “freak off”, festini a luci rosse in cui l’impresario costringeva donne a lui legate sentimentalmente a «elaborate performance sessuali» con escort maschi, alimentate dalla droga e spesso filmate.

L’orrore delle testimonianze

Tra i momenti più drammatici la testimonianza di Cassie (cui vero nome Casandra Ventura, ha frequentato Combs dal 2007 al 2018: era sotto contratto con l’etichetta discografica di Combs, la Bad Boy Records) che dice «non sono una bambola di pezza». Il racconto, attraverso quattro giorni di deposizione, di Combs che la picchia e le ordina di fare sesso «disgustoso» con prostituti durante i “freak-off” che duravano più giorni, maratone sessuali alimentate da droga, mentre Cassie gli diceva «non sono una bestia, ho bisogno di una pausa», e lui ordinava ai suoi collaboratori di portare casse di olio per massaggi. Cassie ha anche detto che Combs l’ha violentata dopo che lei gli aveva comunicato di voler chiudere la loro relazione.

Poi è stata la volta di “Jane” che ha ricostruito la sera in cui Combs l’ha stretta al collo, le ha dato un pugno in faccia e l’ha costretta a un incontro con una prostituta dicendo «non mi rovinerai la serata in questo modo». Sia “Jane” sia Cassie venivano minacciate: Combs avrebbe pubblicato i loro video porno se avessero detto no alle sue richieste. Durante le perquisizioni avvenute lo scorso anno nelle case di Combs a Los Angeles e Miami e nella camera d’albergo di New York dove è stato arrestato, la polizia ha trovato fucili AR-15, altre armi da fuoco e munizioni. 

L’estrema e vana difesa

«La vecchia versione di me è morta in prigione, ora sono rinato», aveva scritto Combs al giudice alla vigilia della sentenza, e poi, ieri in aula, si era detto pentito per un comportamento «disgustoso, vergognoso e malato». Per lui, comunque, poteva andare assai peggio.

Assolto in luglio dalle più gravi accuse di traffico sessuale e associazione a delinquere, due reati che avrebbero potuto comportare l’ergastolo, Combs era stato giudicato colpevole dei due capi di imputazione legati alla prostituzione ciascuno dei quali prevedeva una pena massima di 10 anni. Venerdì, nell’ultima requisitoria, la procuratrice Christy Slavik ha scioccato l’aula citando episodi emersi dalle testimonianze e rivelando poi che l’imputato aveva già preso impegni a Miami la prossima settimana, evidentemente aspettando di essere rilasciato: «Il massimo dell’arroganza».

La difesa aveva chiesto non più di 14 mesi («insufficienti per la gravità dell’offesa»), l’accusa almeno undici anni («irragionevole», secondo il giudice). Combs ha assistito all’udienza con evidente emozione, scoppiando a piangere quando i sei figli ormai adulti hanno tentato di difenderlo, «è un uomo cambiato». Unica consolazione, l’assenza in aula di Maurene Comey, figlia dell’ex capo dell’Fbi James Comey, licenziata da Trump in luglio poco dopo aver chiuso, per conto dell’ufficio del District Attorney, il caso contro Diddy.

Sean Combs ha 55 anni. Negli anni ’90, lavorando con star come Notorious B.I.G. e Mary J. Blige, è stato il motore per la commercializzazione dell’hip-hop accumulando una fortuna stimata a un miliardo di dollari di cui il giudice ha tenuto conto nello stabilire la parte pecuniaria della sentenza. L’impresario del rap era stato arrestato un anno fa a Manhattan sulla base delle accuse di varie donne, la prima delle quali, uscita allo scoperto con una denuncia “patteggiata” nell’arco di 24 ore, era stata la cantante R&B Cassie (Casandra Ventura), che lui aveva messo sotto contratto con l’etichetta Bad Boy e che per anni era stata la sua compagna. Cassie, incinta al nono mese del marito Alex Fine, era stata la testimone star del processo.

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