Storia

Il mondo cattolico “benedice” ROSALÍA

– “Lux”, l’album della cantautrice spagnola proclamato miglior disco del 2025 da diversi mass media, compreso Segnalisonori, ha ottenuto un’ottima accoglienza anche negli ambienti religiosi
– Il cardinale Tolentino de Mendoca, del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede: «Quando una artista parla di spiritualità, significa che coglie un bisogno della cultura contemporanea»

Si potrebbe considerare un intervento divino. Quando Rosalía, la star del pop catalano nota per il suo sound audace e multigenere, ha pubblicato il suo quarto album, Lux, all’inizio di novembre, le recensioni sono state entusiastiche. «Un capolavoro… forse il miglior album dell’anno», ha scritto Roisin O’Connor dell’Independent. «Un’esperienza davvero avvincente e coinvolgente… uniformemente bella», ha elogiato il Guardian. E, in effetti, da gran parte dei mass media Lux – Segnalisonori compreso – è stato proclamato il miglior disco del 2025.

Un exploit particolarmente impressionante se si considera che non si tratta del solito disco pop. Diviso in quattro movimenti e cantato in tredici lingue, Lux è un concept album incentrato sulla vita di sante e suore, tra cui la badessa tedesca Ildegarda di Bingen e la profetessa ebrea Miriam. Include anche voci operistiche, cori corali, il cantante di fado Carminho, poesie di Patti Smith e un accompagnamento della London Symphony Orchestra. Definire Lux esoterico sarebbe un eufemismo, eppure ciò non gli ha impedito di entrare nella Top 10 della classifica Billboard 200, né di raggiungere la vetta delle classifiche degli album latini, classici e mondiali di Billboard.

Ancora più insolito è che Lux serva da vetrina per le convinzioni spirituali della sua creatrice. Nel brano Divinize, Rosalía paragona le sue vertebre ai grani del rosario, mentre in Novia Robot canta di essere “guapa para Dio”, che si traduce approssimativamente in “ardente per Dio”. Nel caso avessimo dubbi sul significato religioso dell’album, la copertina mostra la cantante indossare quello che sembra il velo di una suora.

Le reazioni del mondo cattolico

Sull’album sono persino intervenute autorità ecclesiastiche. Sebbene il Vaticano non abbia emesso il suo verdetto su Lux, molte voci religiose hanno “benedetto” il lavoro di Rosalía. A cominciare da Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani: «Lux è un album che attraversa il divino femminile, la fede, le brutalità e le rinascite dell’amore, altalenando il sacro e il profano, ma sempre in modo rispettoso e di senso», ha scritto sul giornale della CEI Angela Calvini.

Ma quella di Avvenire è una delle poche voci d’ispirazione cristiana che hanno valorizzato Lux davanti all’opinione pubblica italiana. L’infosfera ecclesiale ispanofona ha prodotto molti articoli. Molti di questi, rifacendosi anche al successo del film Los Domingos e del gruppo musicale Hakuna, ipotizzano che per queste vie “alternative” a quelle istituzionali si possa avviare un risveglio spirituale carico di opportunità per la stessa Chiesa. Pur mettendo in guardia dalle esagerazioni, la pensa così anche suor Xiskya Valladares, popolare missionaria digitale, che in un’intervista al Diario de Mallorca dichiara pragmaticamente: «Se Rosalía indossa un vestito firmato, tutti lo provano; a molti piacerà e lo prenderanno. Con la religione succede qualcosa di simile», e anche: «Dal momento che non è più imposto attraverso la famiglia, per i giovani il cristianesimo si fa più attrattivo … è diventato una cosa underground, dirompente».

Il Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, monsignor Luis Arguello, ha dichiarato: «Anche il marketing cerca di scoprire le tendenze di fondo, e se Rosalia e il suo team si rendono conto che parlare di Dio, vestirsi da suora e cantare sulle conseguenze del vuoto esistenziale causato dal materialismo ha qualcosa da dire, è perché c’è una tendenza di fondo». L’arcivescovo ha sottolineato la crescente popolarità di gruppi religiosi e musicali come gli Hakuna e le migliaia di giovani spagnoli che si sono recati al Giubileo dei giovani quest’estate. «La cultura pop e la musica religiosa sono significative in questo momento. Dobbiamo prestare attenzione a questa tendenza» ha affermato. 

Dal suo canto il cardinale Tolentino de Mendoca, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Governo della Santa Sede, ha aggiunto, come riporta l’agenzia EFE, che «quando una artista come Rosalìa parla di spiritualità, significa che coglie un bisogno profondo della cultura contemporanea di avvicinarsi maggiormente alle ragioni spirituali, di promuovere una vita interiore, di valorizzare l’esperienza religiosa come esperienza fondamentale, ingrediente fondamentale nella costruzione dell’umano».

Quando il Vaticano lanciava strali contro gli artisti

Siamo ben lontani dai tempi in cui il Vaticano aveva l’abitudine di condannare qualsiasi artista o celebrità sospettate di avere una morale lassista, o che non trattasse le credenze o l’iconografia cattolica con la dovuta solennità. Certo, Sabrina Carpenter ha inavvertitamente causato la rimozione di un prete di New York dal suo incarico dopo che le aveva concesso il permesso di girare un video musicale nella sua chiesa di Brooklyn, ma sempre più spesso tali censure sono rare. 

Confrontate questo con la fine degli anni ‘80, ad esempio, quando Madonna subì gli strali del pontefice dopo aver pubblicato Like a Prayer, il cui video mostrava la cantante in vestaglia impegnata in un abbraccio con Gesù. La “regina del pop” scatenò l’ira della Chiesa una seconda volta nel 2006 quando, durante la tappa romana del suo tour Confessions, inscenò una finta crocifissione. Un portavoce del Vaticano la definì «una sfida blasfema alla fede e una profanazione della croce».

Tutto questo era poca cosa rispetto al clamore suscitato da Elizabeth Taylor e Richard Burton, le cui ostentate bizzarrie durante le riprese di Cleopatra a Roma nel 1963 – documentate con dettagli lascivi dalla stampa mondiale – portarono il Vaticano a rilasciare una dichiarazione in cui li accusava di «vagabondaggio erotico». (Vale la pena notare che entrambi gli attori erano sposati all’epoca, ma non tra loro). La Chiesa fu anche irritata dalla dichiarazione di John Lennon nel 1966 secondo cui i Beatles erano «più grandi di Gesù». Posizione poi rivista nel 2010 quando il quotidiano vaticano L’Osservatore Romano diede l’assoluzione ai Fab Four o, meglio, ai due ancora viventi.

Nel corso degli anni, la cultura pop ha prodotto molte altre spine nel fianco della Chiesa, tra cui Il Codice Da Vinci, la saga di TwilightSinead O’Connor (che ha strappato una foto del Papa al Saturday Night Live) e il regista de L’Ultima Tentazione di CristoMartin Scorsese. Ad eccezione di O’Connor, che sapeva di star rovinando la sua carriera ma lo fece comunque, tutti hanno beneficiato della reazione negativa, guadagnando spazio sulle colonne e un aumento delle vendite in cambio del loro sacrilegio.

La svolta del Vaticano 

Un’approvazione del Vaticano, notoriamente una delle istituzioni più conservatrici al mondo, potrebbe essere il bacio della morte per la carriera di Rosalía? Niente affatto. Questo in parte perché la cantante non ha mai evitato di parlare della sua fede («Prego ogni sera prima di addormentarmi. È un rapporto molto personale con Dio», ha detto Rosalía in una intervista), ma soprattutto perché la Chiesa cattolica sembra aver rinunciato a criticare gli artisti e il loro lavoro, e non prima del tempo.

A questo punto, la Santa Sede comprende che non può ottenere nulla di buono nell’apparire censori o fuori dal mondo culturale. Non per niente Papa Leone XIV ha convocato star di Hollywood, tra cui Greta Gerwig, Spike Lee e Cate Blanchett, per un incontro in Vaticano. Nel suo discorso, ha elogiato il ruolo del cinema nell’aiutarci a «contemplare e comprendere la vita, a raccontarne la grandezza e la fragilità».

Sebbene ci siano ancora Paesi, tra cui gli Stati Uniti, in cui la destra cristiana detiene il potere politico ed è incline a qualche occasionale panico satanico, viviamo comunque in tempi più laici; per la maggior parte, non si è più turbati dalle provocazioni religiose dell’arte e della musica. E in quest’epoca laica, c’è qualcosa di radicale in una giovane popstar intelligente e talentuosa che esplora la sua fede attraverso il mezzo dell’arte, condividendo le sue convinzioni senza predicare o fare proselitismo. Nel descrivere il suo percorso spirituale su Lux, Rosalía non ci sta dicendo come dovremmo pensare o essere. Ci sta semplicemente dicendo chi è.

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