– La band napoletana formata da Claudia Sorvillo e Giacomo Pedicini mette l’aureola sul demonio e ammorbidisce l’energia oscura del rock pesante, trasformandola in qualcosa di intimo, quasi rassicurante nel nuovo album “Late Ever After”
– «L’obiettivo è di far emergere quelle bellezze che sono oscure nel metal». «Cerchiamo di levare quello che una volta veniva definito “rumore”, mettendo in rilievo le melodie ed i testi che ci sono in quei brani». Il successo all’estero e le reazioni della fan base
C’è un cortocircuito sonoro e simbolico che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di un pubblico sempre più curioso: prendere l’energia oscura del metal e trasformarla in qualcosa di intimo, quasi rassicurante. È questa la cifra stilistica dei Driving Mrs. Satan, progetto musicale italiano che ha costruito la propria identità su un’idea tanto semplice quanto spiazzante: “silenziare” il rumore.
Non si tratta di semplici cover, ma di vere e proprie riscritture emotive. Brani nati per essere aggressivi, disturbanti, talvolta inquietanti, vengono smontati e ricostruiti in chiave acustica, minimale, spesso rarefatta. Il risultato è un ribaltamento radicale: ciò che era urlo diventa sussurro, ciò che era tensione si trasforma in malinconia.
Il paradosso come linguaggio
Il nome stesso della band suggerisce un gioco di contrasti: guidare “Mrs. Satan”, addomesticare l’oscurità senza cancellarla. È proprio su questa linea sottile che si muove il progetto: non negare l’immaginario del metal, ma reinterpretarlo, quasi “mettergli un’aureola”, per usare una metafora che ben sintetizza il loro approccio, come mostra la copertina di Late Ever After, l’album pubblicato dalla Liburia Records con il quale la band torna in pista dopo dieci anni di silenzio.
Il progetto Driving Mrs. Satan è nato nel 2012 da una idea del poliedrico Giacomo Pedicini e della cantante Claudia Sorvillo, entrambi napoletani, la seconda con base a Londra. S’interrompe nel pieno del successo, dopo il secondo album del 2016 e al termine di un tour europeo a causa della pandemia. «Mai pausa fu così salutare. Perché in quel momento non dico che eravamo stanchi, ma un po’ affaticati sì», racconta Pedicini. «La tournée era stata molto lunga e poi c’era il problema di Claudia Sorvillo che vive a Londra. Ma non abbiamo mai perso l’idea di continuare il progetto e di fare questo disco». Insomma, “… e vissero per sempre felici e contenti, ma tardi”, come recita il titolo del disco.
Un’estetica del silenzio

In Late Ever After le loro reinterpretazioni di classici di band iconiche del panorama hard e metal – dai riff granitici alle atmosfere cupe – si trasformano in ballate sospese, intime, capaci di restituire nuove sfumature ai testi. Privati del volume e della distorsione, i brani rivelano fragilità e poesia spesso nascoste sotto la superficie sonora originale.
Non è, badate bene, un progetto “contro”, ma in difesa del metal. Ascoltando band come Metallica, Iron Maiden e AC/DC si è formato Giacomo Pedicini che adesso spazia dal jazz alla world music, dal folk alla sperimentazione. Da liceale sfidava i suoi compagni di classe fan degli Spandau Ballet e dei Duran Duran, indossando la maglietta degli Iron Maiden. Era il tempo in cui il metal era considerato musica rumorosa di “serie b” e la Chiesa lo tacciava di satanismo. «Oggi la realtà è cambiata, ci sono teschi ovunque», sorride Pedicini. «Quando abbiamo messo nel cassetto la t-shirt degli Iron Maiden, il metal è stato sdoganato».
Cosa decide allora il musicista partenopeo? Di colorare di bianco il cerchio nero del metal. «L’obiettivo è quello di far emergere quelle bellezze che sono oscure nel metal», spiega Pedicini. «Ho cominciato a rileggere quei brani che per me sono stati formativi come musicista attraverso il mio percorso di crescita. Il fatto di suonarli acustici è molto legato alle mie esperienze nel jazz o con Joe Barbieri. Ho cercato di levare così quella patina che all’epoca veniva vista come “rumore”, mettendo in rilievo le melodie ed i testi che ci sono in quei brani. Rileggendoli con una voce che non era assolutamente a conoscenza di tutto quel mondo, un po’ per età e un po’ per altri ascolti. Strafortunatamente ho incontrato Claudia che è riuscita a dare quel “quid” in più al progetto ed a farlo suo, divertendosi e mettendosi sempre in gioco».
Riletture “al contrario”

E la voce di Claudia Sorvillo conferisce a quei brani infernali e rumorosi una atmosfera fiabesca e folk. Chitarre acustiche, arrangiamenti essenziali, voci che privilegiano l’interpretazione rispetto alla potenza: tutto contribuisce a creare uno spazio sonoro in cui l’ascoltatore è chiamato ad avvicinarsi, ad ascoltare davvero.
È un’operazione che si colloca in una tradizione ormai riconoscibile – quella delle riletture “al contrario” – ma che qui trova una coerenza e una profondità rare. Non c’è ironia né parodia, ma un rispetto quasi filologico per la materia originale, accompagnato però da una libertà interpretativa totale.
Il disco si apre con Breaking All the Rules di Ozzy Osbourne e si chiude con Only the Good Die Young degli Iron Maiden: due brani simbolo che incarnano la filosofia dei Driving Mrs. Satan. Il primo è un invito a rompere schemi e convenzioni, a liberare la musica dai limiti predefiniti; il secondo celebra la vitalità e il coraggio di affrontare il destino, trasformando l’urgenza e l’energia originale in nuova forma, personale e intensa. Il primo viene rivisto in forma di ballata, il secondo diventa una sorta di musical.
Il dobro dà una ambientazione country ad Aces of Spades dei Motörhead. Più ritmica Creeping Death dei Metallica. La gracile e angelica voce di Claudia Servillo si fa roca per The Trooper degli Iron Maiden in versione ballata acustica. Let There Be Rock degli AC/DC è un rock-blues, mentre Heaven and Hell dei Black Sabbath viene sussurrata alla stregua di una ballata folk celtica.
- Quale criterio avete seguito nella scelta dei brani?
«Il primo disco è stato un regalo che mi sono fatto. Ho preso i brani con cui sono cresciuto. Nel secondo disco sono andato a cercare dei pezzi che avessero una idea legata al tempo. Mentre in questo ci siamo lasciati andare. Molti dei brani erano già nelle scalette dei concerti. Spesso è comunque il testo a influenzarci. Ad esempio, Heaven and Hell noi lo abbiamo sempre immaginato come il testo per la nostra città, Napoli paradiso e inferno».
- Qual è stata la reazione dei fan del metal?
«Noi abbiamo suonato molto in Germania perché abbiamo avuto la fortuna che dopo l’uscita del disco, attraverso qualche recensione di un blog, è arrivata addirittura la richiesta di una televisione tedesca per una intervista. Noi mai avremmo immaginato di vedere scendere a Napoli una intera troupe da Amburgo per fare un servizio sul nostro progetto all’interno di una trasmissione culturale. Questo programma ci diede grande visibilità in Germania, dove c’è una numerosa fan base del metal. Non eravamo preoccupati, però Claudia si chiedeva: “Chissà cosa diranno quando ci vedranno suonare dal vivo?”. Mi ricordo una sera, durante uno dei primi concerti in Germania, in un locale che si chiama Vortex, sulle cui pareti c’erano tutte locandine di gruppi metal, deep metal, trash, punk, un locale sullo stile di Cristiana F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, in prima fila c’era un ragazzo con i capelli lunghissimi, completamente tatuato, con una faccia molto molto cattiva. Dopo il terzo pezzo, gli si stampò sulla faccia un sorriso da bambino e da quel momento è rimasto felicissimo del concerto. E ogni volta che siamo andati a suonare lì è venuto a trovarci. Le critiche non sono mancate, soprattutto quando è cresciuto il successo. Anche perché siamo finiti su un programma radiofonico americano di Nikki Sixx, il bassista dei Mötley Crüe, che ci mandò in onda scatenando una diaspora fra chi apprezzava le nostre versioni e chi invece ci odiava. Così, nel primo brano del disco, quello di Ozzy Osbourne, abbiamo inserito una buona parte dei commenti che ci hanno inviato i cosiddetti “haters”. C’è uno che scrive “blasfemy”, ed è divertente parlare di blasfemia, un altro, riferendosi a Claudia, dice: “È carina, sembra Keanu Reeves”».
Un teschio con l’aureola

Il progetto, pur muovendosi fuori dai circuiti mainstream, ha saputo costruire nel tempo una comunità di ascoltatori fedele e trasversale: appassionati di metal incuriositi dalla rilettura, ma anche pubblico lontano dai suoni più estremi, attratto dalla dimensione più accessibile e suggestiva.
In un panorama musicale spesso dominato dall’eccesso, Driving Mrs. Satan rappresenta un’anomalia: dimostra che anche il silenzio – o meglio, la sua evocazione – può essere una forma potente di espressione.
“Mettere l’aureola su Satana”, l’immagine di copertina, non è solo una provocazione, ma una chiave di lettura. Significa riconoscere che anche nei territori più oscuri della musica esiste una dimensione emotiva complessa, che può essere esplorata senza necessariamente passare attraverso il volume e l’impatto.
«È l’amore per la contraddizione», conclude Giacomo Pedicini. «Noi abbiamo ipotizzato anche nel nome del gruppo la presenza di questa signora Satana, la moglie del diavolo. Abbiamo immaginato che sia ancor più cattiva del marito. Così abbiamo pensato, con questa copertina, di rendere Satana un po’ più angelico. Anche perché questo teschio non fa più paura a nessuno».
Con le loro riletture, i Driving Mrs. Satan ci ricordano che ogni canzone contiene molte vite possibili. Basta cambiare prospettiva – o abbassare il volume – per scoprirle.
