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Il 2026 sarà l’Anno delle Oche?

– Chi l’ha detto che il rock è morto? Il fenomeno Geese (“oche” in italiano), il cui terzo lavoro “Getting Killed” è  in tutte le classifiche dei migliori album del 2025 
– E poi ci sono anche i Turnstile, gli Armed, le Lambrini Girls. E lascia ben sperare nel nostro Paese la presenza delle Bambole di pezza al prossimo Festival di Sanremo

Il XXI secolo non è stato clemente con il rock. Pop, hip-hop, R&B, country e musica latina hanno tutti spinto il genere fuori dal mainstream commerciale e culturale. L’ultimo grande periodo di massimo splendore del rock risale agli anni ‘90, quando grunge, nu-metal e pop-punk esplodevano furiosamente.

Ma il rock stava già implodendo, attaccato e derubato da altri generi: il country si aggrappava alle sonorità più accattivanti del rock da arena, l’hip-hop prendeva in prestito ritmi di batteria e riff, gli artisti pop imparavano a usare le chitarre elettriche. Mentre alcuni gruppi rock classici sopravvissuti continuano a registrare il tutto esaurito nei palazzetti e negli stadi – vedi Rolling Stones, Bruce Springsteen, The Who – , la maggior parte dei nuovi rocker è ben consapevole che il linguaggio prescelto rimarrà probabilmente una scelta di nicchia. 

Geese, in italiano “oche”

Tuttavia, il rock è rimasto ostinatamente in auge, e nel 2025 le band rock hanno ancora fatto scalpore. Hanno un vasto vocabolario a disposizione: dalla psichedelia al punk, dal rockabilly allo shoegaze, dallo yacht rock all’emo, dal prog-rock all’industrial. E non è che una band debba sceglierne solo uno. Nell’era dello streaming che offre tutte le linee temporali contemporaneamente, le band rock più sorprendenti hanno demolito le categorie.

Per alcuni, ad esempio, il 2026 potrebbe essere l’Anno delle Oche, pardon dei Geese (“oche” in italiano), il cui terzo album Getting Killed è stato considerato da tutti i mass media fra i migliori del 2025. Se la Generazione Z non è a corto di storie di successo – Billie Eilish, Olivia Rodrigo, Lola Young, Olivia Dean, Addison Rae e Gracie Abrams sono le nuove superstar nelle sfere pop o pop-adiacenti – i Geese, con il loro frontman di 23 anni Cameron Winter, potrebbero essere i primi rocker a prendere davvero il volo.

Di tutti i paragoni che sono stati fatti – Winter è stato accostato a Bob Dylan, Leonard Cohen e Tom Waits – è forse quello con The Strokes che calza meglio con i Geese. Winter ha più o meno la stessa età del frontman degli Strokes Julian Casablancas quando Is This Itha spinto gli indie rocker alla fama nel 2001. Ci sono momenti in cui il canto di Winter evoca di sfuggita i loro colleghi newyorkesi. Musicalmente, però, il confronto regge fino a un certo punto: i Geese hanno dimostrato una gamma di stili molto più ampia rispetto alle loro controparti.

Turnstile

Negli ultimi anni, band come Fontaines DC e Wet Leg hanno conquistato un notevole successo con un suono guidato dalle chitarre elettriche, senza però assurgere al ruolo di rockstar. Adesso sono i Geese a inserirsi in questo movimento di revival rock. E anche per loro la strada è ancora lunga e irta di ostacoli.

Conforta il fatto che i Geese non siano isolati. A infiammare le chitarre rock sono anche i Turnstile, una band di Baltimora emersa dall’hardcore ma mai vincolata alla corrente musicale. Hanno pubblicato Never Enough, un’elegante ondata di canzoni su desiderio e perdita, sostenuta dall’elettronica. Un’altra band con una base punk e hardcore, sono gli Armed. Questi però si sono lanciati nella direzione opposta, aumentando ferocemente la frenesia e la distorsione, urlando e pestando i piedi durante le canzoni del loro album intitolato The Future Is Here and Everything Needs to Be Destroyed.

Dalla Gran Bretagna arrivano le Lambrini Girls per dimostrare che il punk rock è vivo e vegeto. Amplificano senza scuse il caos, denunciando i torti sociali e sfidando tutti a reagire. Il loro Who Let The Dogs Out – carico di rabbia ed energia grezza, una sorta di gigantesco “vaffanculo” per lo stato del mondo in questo momento – è un disco rumoroso, crudo e impossibile da ignorare. Le Lambrini Girls sono la versione femminile 2.0 dei Sex Pistols e provocano un corto circuito nella storia musicale britannica.

A destare qualche speranza nel nostro Paese è il ritorno del rock al Festival di Sanremo, che dovrebbe essere rappresentato dalle Bambole di pezza: un look così potente non si vedeva dai tempi dei Måneskin, ma la storia della band milanese tutta al femminile è molto più lunga. Le cinque ragazze da oltre vent’anni sfidano l’immaginario tradizionale del punk e della musica alternativa, con una coerenza rara e una vitalità che non si lascia sedurre dai riflettori, ma li usa quando serve, senza mai appartenergli davvero. «Ci rendiamo conto che con il rock in Italia è difficile, le radio non passano musica come la nostra», commentano in una intervista su Repubblica. «Però può piacere la nostra verità, la canzone che portiamo al Festival, Resta con me, è un’occasione per arrivare a più persone».

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