– Venerdì 4 luglio la storica band americana di prog metal al teatro antico con il tour che celebra 40 anni di carriera e il ritorno del batterista Mike Portnoy
– «È stato come ritrovare tuo fratello», racconta il chitarrista John Petrucci, che fondò il gruppo. «Mia mamma è siciliana, di Sciacca, mio padre napoletano»
«Suonare in Italia, per me, è come un ritorno alle origini», esordisce John Petrucci. «Mia madre e mio padre sono entrambi italiani. Quindi per me è sempre molto speciale. Mia mamma è siciliana, di Sciacca, mio padre dell’area di Napoli». Così, forse non a caso, nel tour del quarantennale dei Dream Theater, band che Petrucci formò a Boston nel lontano 1985, fra le tappe italiane ci sono l’Anfiteatro di Pompei mercoledì 2 luglio e il Teatro antico di Taormina venerdì 4 luglio.
«Quarant’anni sembra impossibile, vero?», si meraviglia il chitarrista. «Non riesco a credere che siano quarant’anni. La cosa grandiosa è che non solo abbiamo una storia così lunga con tutta la musica che abbiamo creato e tutte le esperienze in tour e nei concerti, ma amiamo ancora farlo così tanto. Ricordo ancora la prima volta che ho suonato in Italia, a Roma. È stato incredibile. Amiamo il vostro Paese e amiamo i fan in Italia».
Non solo un tour celebrativo, ma anche un reunion tour. Parasomnia, il nuovo album dei Dream Theater uscito ai primi di febbraio, segna il ritorno alla batteria dello storico fondatore della band Mike Portnoy a ricomporre la lineup che ha generato più capolavori nella storia del prog metal: James LaBrie (voce), John Petrucci (chitarre), Jordan Rudess (tastiere), John Myung (basso) e, appunto, Mike Portnoy (batteria).
La reunion

Il ritorno di Portnoy non è stata una mossa commerciale calcolata, ma è frutto di un graduale riavvicinamento, a partire dal chitarrista John Petrucci. Anni di riunioni di famiglia, collaborazioni – e persino appartamenti condivisi tra i loro figli – hanno gettato le basi per una riunione musicale. L’ultima mossa? Una riconciliazione in lacrime con il cantante James LaBrie, che ha spazzato via un decennio di separazione.
«Sono passati quindici anni e penso che il tempo guarisca tutte le ferite, come si dice», aveva commentato Portnoy. «Ho ripreso le mie relazioni con i ragazzi, a partire da John Petrucci… Tutti quegli anni di Dream Theater… eravamo nei nostri 20, 30 e 40 anni. Ed eccoci di nuovo assieme: la maggior parte di noi sui 50 anni e alcuni sui 60 anni. La vita è troppo breve per non stare con le persone che ami e suonare la musica che fa parte della tua vita e del tuo cuore e della tua anima».
Il rientro di Portnoy ha portato una boccata d’aria fresca necessaria e sembra incanalare nuovamente la band americana sulla via che aveva condotto alla realizzazione di album come Images and Words (1992), Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory (1999) e A Dramatic Turn of Events (2011), diventati veri e propri capolavori che hanno elevato il genere del progressive metal a nuovi livelli di complessità.

«È stato grandioso, fantastico, proprio come riavere tuo fratello nella band», racconta Petrucci. «Ci siamo incontrati quando avevamo 18 anni, siamo anime gemelle, molto legate, quindi essere di nuovo nella stessa stanza, sullo stesso palco, scrivere e suonare musica è stata una sensazione fantastica».
i Dream Theater hanno ridefinito i confini del prog-metal, combinando abilmente il metal più potente con le intricate strutture del progressive e influenze che spaziano dalla musica classica al jazz. Ogni esibizione dal vivo è una performance speciale, in cui virtuosismi strumentali e assoli mozzafiato si fondono con testi evocativi e tematiche profonde, offrendo un’esperienza immersiva e coinvolgente. «Nella nostra musica ci sono così tanti diversi livelli di abilità come nella classica: passaggi tecnici, ma anche emozionali. Penso che avere un livello più alto di abilità tecnica mi abbia permesso di avere una migliore espressione».
Oggi la musica rock è tenuta in vita da band e artisti che ne hanno fatto la storia, all’orizzonte non si vede nulla di nuovo, se non lo spettro dell’intelligenza artificiale. «Penso che il rock sia sicuramente ancora vivo», sostiene Petrucci. «Non possiamo lasciare che l’intelligenza artificiale inizi a creare arte, a creare musica. La musica deve essere creata da persone vere, esprimendo emozioni vere e creando connessioni vere con altre persone. Non è cosa per intelligenza artificiale o computer».
Il concerto

L’apertura con una overture orchestrale contenente frammenti di ogni album della band ha dato subito il tono celebrativo alla serata, confermando l’approccio tecnico ed emozionale che da sempre caratterizza la loro musica. Il gruppo propone uno show diviso in due atti più un encore, con una scaletta che ripercorre le tappe fondamentali della loro discografia, accanto a brani più recenti come Night Terror e Midnight Messiah, tratti dal nuovo album Parasomnia, accolto positivamente da critica e pubblico.
Tra i momenti più apprezzati, l’esecuzione estesa di Hollow Years, impreziosita da un’introduzione solista alla chitarra e una jam finale guidata dal pianoforte, e la citazione di Pink Floyd e Metallica in una versione rivisitata di Peruvian Skies. Si chiude con The Spirit Carries On e Pull Me Under.
