– Domenica 28 a Palermo e lunedì 29 dicembre a Catania l’ensemble turco renderà un omaggio al Maestro di Milo che rimase affascinato da questa danza tanto da immortalarla nella canzone “Voglio vederti danzare”
– «Con Franco ci siamo conosciuti verso il 1990», ricorda Süleyman Erguner, alla guida del Mevlana Ensemble Whirling Dervishes. «Era più interessato alla meditazione: la musica rappresentava il tramite»
Voglio vederti danzare / Come i dervishes turners che girano
Franco Battiato
Ruotano in modo ipnotico al suono di flauti melodiosi e tamburi ritmanti, facendo perno sulla punta del piede sinistro. Le braccia sono aperte come ali con una mano rivolta al cielo e l’altra alla terra. È la danza dei Dervisci rotanti, monaci islamici sufi che ballando partecipano a una cerimonia sacra, antichissima, fatta di rapidissime giravolte e slanci mistici. Girano su loro stessi in senso antiorario, prima piano e poi sempre più veloce fino a compiere trenta giri al minuto con minuscoli passi. La danza, dichiarata bene immateriale dell’Umanità dall’Unesco, simboleggia il movimento rotatorio degli astri e inizia quando il maestro intona un verso del Corano e guida i dervisci nella danza. Dopo tre giri i danzatori si liberano del manto nero e restano con le vesti di lana bianca, le ampie gonne e un cono di feltro rosso in testa.

Anche quelle di domenica 28 dicembre al Teatro Golden di Palermo e di lunedì 29 al Teatro Metropolitan di Catania saranno due feste «per ricordare l’amico Franco Battiato che quest’anno avrebbe compiuto 80 anni», annuncia Süleyman Erguner, alla guida del Mevlana Ensemble Whirling Dervishes. Con dodici performer sul palcoscenico tra musicisti e danzatori, l’appuntamento con l’ensemble turco è un omaggio al Maestro di Milo, per celebrane la capacità di mettere in dialogo, attraverso la sua musica, culture e mondi sonori apparentemente distanti.
«Con Franco ci siamo conosciuti verso il 1990», ricorda Süleyman Erguner. «È stata la musica a farci incontrare. Lui amava la mia musica e venne a Parigi per conoscermi. È stato un incontro speciale, per me è come se avessi perso un fratello».
Battiato era tanto affascinato da questa pratica che realizzò alcuni quadri dedicati a loro, oggi conservati nella sua casa di Milo. Per l’artista siciliano, i Dervisci rotanti, come Gilgamesh e i gesuiti, sono stati una tappa fondamentale nella sua ricerca della verità, del famoso “centro di gravità permanente”. «È vero, piuttosto che dalla musica, dall’aspetto artistico, Franco era attratto dall’aspetto mistico, dalla meditazione, dal sufismo». La musica era il tramite, come spiega Süleyman Erguner, allacciandosi alla storia leggendaria di Mevlâna, ovvero Jalāl al-Dīn Moḥammad Rūmī, teologo musulmano sunnita, e poeta mistico, conosciuto come uno dei massimi autori della letteratura mistica persiana. A lui sono intitolati il mausoleo di Konya, tempio del sufismo, e anche l’ensemble guidato da Erguner. «Mevlâna meditava con la musica, in particolare con il suono del Ney», un antico flauto di bambù del quale Süleyman è un virtuoso. «Non bisogna essere monaci o religiosi essere dervisci. Il sufismo è amore, educazione, ti insegna a vivere in fratellanza, senza distinzioni di pelle, religione o lingua. È una filosofia di vita che prevede un momento della giornata dedicato alla meditazione. Mevlâna quando meditava girava su sé stesso, per essere più vicino a Dio».

Süleyman Erguner non è un monaco. È un sessantottenne professore di musica che insegna ai suoi allievi nel mondo la pratica del Ney. Parla solo turco e abbozza due o tre termini in inglese. Eppure, ha portato la musica sufi in tutto il mondo ed è la quarta volta che viene in Sicilia: «La prima volta fu negli anni Ottanta a Palermo». Mentre nel 1995 fu tra i protagonisti del concerto dei Dervisci Rotanti per l’Estate catanese della quale era direttore artistico proprio Battiato.
- Come saranno questi concerti siciliani?
«È il solito rito, ma stavolta la nostra preghiera sarà riservata solo per Franco. Il repertorio è fisso, ma ci piacerebbe suonare un suo brano. Non escludo una sorpresa».
- Un’ultima domanda mister Süleyman Erguner. Qual è la situazione politica in Turchia?
«Situazione politica?» e sbotta a ridere. «Meglio staccare qui la registrazione».
