– Esce il nuovo album “Kiss All the Time. Disco, Occasionally.”, ma non ha alcun riferimento alla musica da discoteca. È un disco dai colori tenui, lento, malinconico. Per presentarlo apre un negozio a Roma
– Il cantante britannico ha parlato per la prima volta della perdita dell’ex compagno negli One Direction: «Ho sofferto molto, la morte di Liam Payne mi portato a chiedermi cosa voglio fare della mia vita»
Harry Styles è uno di quegli artisti che sembrano nati in un’epoca ma appartengono chiaramente a un’altra. Non nel senso nostalgico del revival — quello lo fanno in tanti — ma in quel modo raro di chi riesce a muoversi nella cultura pop come se stesse sfogliando un archivio infinito: rock classico, glam anni Settanta, pop radiofonico, moda, cinema. Tutto mescolato con una leggerezza che non appare mai calcolata.
Quindi, non lasciatevi ingannare dal titolo del suo nuovo album – Kiss All the Time. Disco, Occasionally. -, non c’è alcun riferimento ai nightclub berlinesi, né tantomeno alla disco music. C’è una gran varietà (ma anche vaghezza) di stili, ci sono molte canzoni allegre, batteria potente, bassi potenti e rumori elettronici forti che si accompagnano alle melodie alternativamente allegre o malinconiche di Styles, ma i beat di questo album tendono a martellare piuttosto che a creare groove; persino l’allegra e promettente Ready Steady Go è più martellante che swingante. Per gran parte dell’album, si percepisce un senso di moderazione, di contenimento: persino le canzoni con i beat più pesanti sarebbero quasi impossibili da ballare. Ci sono molti elementi elettronici, poche chitarre e una canzone, Coming Up Roses, è una deliziosa ballata con Styles accompagnato solo da pianoforte e orchestra.
Le scintillanti canzoni pop Taste Back e The Waiting Game hanno le melodie più dolci dell’album; Pop è guidata da un ritornello arpeggiato di sintetizzatore in stile Daft Punk; la conclusiva Carla’s Song è il tipo di traccia che potrebbe essere un finale esuberante, da concerto, con tanto di coriandoli, in un arrangiamento più adatto a un concerto. Season 2 Weight Loss è una delle canzoni meno memorabili dell’album. Predominano i colori tenui.
Fa eccezione Dance No More: con un groove funky, colpi di sintetizzatore anni ‘80, rumori da festa e un ritornello “mani in aria-wooo!” che dice “I DJ non ballano più!”, ha un’atmosfera sciolta, divertente e spensierata che non si ritrova in nessun’altra parte dell’album. È una delle prime candidate a “Canzone dell’estate 2026”.
In un’epoca in cui alcune popstar sembrano disperate per aggrapparsi al loro posto in cima alla classifica con qualsiasi mezzo necessario, c’è qualcosa di stranamente lodevole in un album che non sembra ossessionato dall’essere amato, anche se i risultati sono occasionalmente un po’ troppo opachi.
Ma Harry Styles non è solo un cantante. È diventato, quasi senza dichiararlo, un piccolo laboratorio culturale del pop contemporaneo. La moda — piume, completi color pastello, silhouette ambigue — non è provocazione gratuita: è una dichiarazione di libertà. Un modo per ricordare che il pop, quando è vivo, ha sempre giocato con le identità e con le regole del costume. Così, in concomitanza con l’uscita del nuovo lavoro, la popstar da oltre 100 milioni di copie vendute fra la carriera solista e quella con la boy band degli One Direction, ha deciso di aprire sedici negozi in tutto il mondo, da Los Angeles a Tokyo, da New York a Sydney, da Berlino a Londra, passando per Roma. Un negozio temporaneo che resterà aperto per tre giorni dedicato al nuovo disco con attività dedicate ai fan, merchandising.

Intanto, intervistato da Zane Lowe di Apple Music sul nuovo album, Harry Styles ha colto l’occasione per parlare per la prima volta della scomparsa di Liam Payne, ex compagno di band nei One Direction, caduto dalla sua camera di hotel a Buenos Aires nell’ottobre 2024. Una tragedia che lo ha colpito duramente: «Voglio essere completamente trasparente, è qualcosa di cui faccio fatica persino a parlare, anche solo l’idea di parlarne mi mette un po’ in difficoltà», ha confessato. «Penso che ci sia stato un periodo, quando è venuto a mancare, in cui ho fatto davvero fatica ad accettare quanto sia strano che le persone in qualche modo si approprino di una parte del tuo dolore. Io provo sentimenti così forti per la perdita del mio amico. E poi all’improvviso sono diventato consapevole che forse c’è un desiderio da parte degli altri che tu lo esprima in qualche modo, o che altrimenti significhi che non stai provando ciò che stai provando, o qualcosa del genere».
Harry Styles ha spiegato come si sia trovato da un lato a dover gestire il dolore di fronte al mondo e dall’altro a doverlo elaborare privatamente: «È difficile perdere qualsiasi amico, ma è così difficile perdere un amico che è così simile a te in così tanti modi», ha proseguito. «È come se vedessi qualcuno con il cuore più gentile, che voleva solo essere grande. È stato un momento davvero importante per me, in termini di guardare alla mia vita e poter dire a me stesso: “Ok, cosa voglio fare della mia vita? Come voglio vivere la mia vita?” E penso che il modo migliore per onorare gli amici che vengono a mancare sia vivere la propria vita al massimo».
