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GORAN BREGOVIĆ apre il Premio Tenco

 – Riconoscimento alla carriera per l’artista serbocroato che venerdì 24 ottobre sarà in concerto a Mezzojuso (Pa). «Sapere che un Paese come l’Italia – il Paese di Monteverdi, di Verdi, di Sanremo – abbia curiosità per un compositore come me, che viene da una cultura musicale piccolissima se paragonata alla vostra, mi emoziona profondamente»
– «Quel che è speciale dei Balcani è che oltre alla musica producono un po’ di follia, quella di cui tutti abbiamo bisogno». Di scena anche altre due “targhe”: Lucio Corsi e Ginevra Di Marco. Venerdì sera, salgono sul palco dell’Ariston  tutti gli altri premiati: Baustelle, Anna Castiglia, Ricky Gianco, La Niña, Caroline Pagani 

Si alza il sipario sull’edizione 2025 del Premio Tenco, che, nell’anno del cinquantenario del Club Tenco, è dedicato al tema della “Memoria e celebra le radici della canzone d’autore italiana, che guarda al futuro. Tra i protagonisti della serata, Goran Bregović, insignito del Premio Tenco 2025 alla carriera, Lucio Corsi e Ginevra Di Marco, vincitori delle Targhe Tenco, e, ancora, gli emergenti Lamante, Alessio Lega, Emma Nolde e Stefano Tessadri.

Il nome di Goran Bregović si va ad aggiungere a una lista di artisti stranieri che ca da Tom Waits (1986) a Cesária Évora (1995), da Joan Manuel Serrat (1986) a Nick Cave (2000), da Jackson Browne (1997) a David Crosby (2014), per citarne soltanto alcuni. 

La motivazione del premio

La motivazione del premio spiega che «se davvero, come suggerisce la sua banda, matrimoni e funerali sono gli avvenimenti sociali capaci di marchiare una comunità, Goran Bregović, serbocroato figlio di un croato e di una serba, si è collocato come privilegiata memoria musicale di intere popolazioni, quelle tzigane. Che, essendo nomadi, non possono avere un’esclusiva collocazione geografica. Egli è diventato perciò colonna sonora di una vasta regione che va ben al di là di quella che siamo soliti definire Balcani. Anche perché, ad allargare ulteriormente la sua musica, intervengono contaminazioni occidentali che, un po’ sbrigativamente, amiamo chiamare rock. Sono solo interventi di estensione che rendono irripetibile il suo modo di fare musica».

Alla lettura era presente l’artista premiato. «Sapere che un Paese come l’Italia – il Paese di Monteverdi, di Verdi, di Sanremo – abbia curiosità per un compositore come me, che viene da una cultura musicale piccolissima se paragonata alla vostra, mi emoziona profondamente», ha commentato Bregović. «Questo premio non parla solo di me, ma parla dell’Italia come l’ho sempre immaginata: un Paese curioso, tollerante, capace di accettare la diversità. Per noi, dall’altro lato dell’Adriatico, l’Italia è sempre stata questo simbolo, un luogo dove la musica e la cultura uniscono. Se mi date questo premio, per me è come ricevere un riconoscimento insieme a buoni compagni di viaggio. E già questa, nei tempi che viviamo, è una fortuna».

«Le radici della mia arte»

Raccontando le radici della sua arte, l’artista ha poi ripercorso le tappe della sua musica, ha aggiunto: «Noi non abbiamo mai avuto l’opera. Ai tempi di Monteverdi, mentre voi avevate già la prima opera, da noi si faceva musica con recitativi accompagnati da un solo strumento. C’era sempre un secolo di distanza tra il mondo “civilizzato” e noi. Forse per questo mi piacciono tanto le musiche antiche, non perché voglia rifare il passato, ma perché il mio modo di essere contemporaneo è un po’ diverso dal vostro contemporaneo».

Per Bregović «fare il musicista è un bel modo per navigare la vita», portato avanti con l’intento di «divertirsi e divertire», stando insieme anche circondati da uno scenario di divisioni e guerre: «La musica aiuta sempre. Ovviamente si può vivere senza musica, così come si può mangiare senza sale, ma non c’è gusto».

Crea i suoi primi gruppi rock a 16 anni. «Il rock aveva all’epoca un ruolo fondamentale nella nostra vita. Era l’unica possibilità per poter esprimere pubblicamente il nostro malcontento senza rischiare di finire in galera, o quasi». Per far piacere ai suoi genitori, Goran si impegna a proseguire i suoi studi di filosofia e sociologia che lo avrebbero portato ad insegnare, se l’enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti. Seguono quindici anni con il suo gruppo White Button e tredici album venduti in 6 milioni di copie. Tour interminabili in cui Goran diventerà l’idolo della gioventù jugoslava. Alla fine degli anni Ottanta, Bregović si libera del suo ruolo sfibrante di “star” e si isola in un “ritiro dorato” in una piccola casa sulla costa adriatica. Qui compone le musiche del terzo film di Emir Kusturica Il Tempo dei Gitani, esperienza che darà il via a una lunga e prolifica collaborazione. Poi arriva la formazione della The Wedding and Funeral Band, le collaborazioni con artisti di tutto il mondo (da Iggy Pop ai CSI) e il resto è storia.

Il concerto, l’inedito

A 75 anni Bregović continua a girare il mondo con la sua Wedding and Funeral Band (venerdì 24 ottobre, sarà a Mezzojuso, in Piazza Umberto I, ospite della Sagra della castagna), presentando un concerto nel quale si fondono armoniosamente diverse tradizioni musicali: le vocalità bulgare, il folklore slavo, la polifonia sacra ortodossa e le pulsazioni del rock moderno. Questi strumentisti, cresciuti nella tradizione gitana, porteranno sul palco un melting pot di stili e generi che rende lo spettacolo completo, energico e divertente. In scaletta anche un inedito, «tratto dal mio disco che arriverà a gennaio», annuncia. «Si chiama Uso el banana: è una canzone ironica, una storia d’amore tra due che non stanno bene insieme, come l’ouzo (un liquore all’anice) e una banana, ma che si amano lo stesso». 

Sotto il palco racconta di vedere, negli anni, un continuo ricambio generazionale, «ma vengono i giovani curiosi, che non si limitano ad ascoltare ciò che ascoltano tutti». Lontana dai trend del momento, la musica balcanica «è un po’ troppo selvaggia per andare di moda». Il segreto? «Quel che è speciale dei Balcani è che oltre alla musica producono un po’ di follia, quella di cui tutti abbiamo bisogno», chiude Goran Bregović. «A che serve la normalità se non c’è un po’ di follia? Così durante i concerti mi piace sempre dire che chi non diventa pazzo non è normale». 

Gli altri vincitori

Protagonisti della seconda serata di venerdì 24 saranno i Baustelle (Premio Tenco 2025), Anna Castiglia (Targa Tenco 2025 Migliore album opera prima Mi Piace), Simone Cristicchi + Gnu Quartet, Ricky Gianco (Premio Tenco 2025), La Niña (Targa Tenco 2025 Migliore album in dialetto – Furèsta), Moni Ovadia in trio con Giovanna Famulari & Michele Gazich, Caroline Pagani (Targa Tenco 2025 Migliore album a progetto Pagani per Pagani), Omar Pedrini & Massimo Priviero.

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