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Gesù, Giufà e il paladino Orlando

– Ispirato alle “Novelle saracene” di Giuseppe Bonaviri, va in scena venerdì 19 dicembre a Catania da Scenario Pubblico “Cunto saraceno” progetto che coinvolge l’attore, autore e regista Gaspare Balsamo ed i musicisti e compositori Cesare Basile e Giovanni Arena
– «È una picaresca avventura d’amore e guerra cafona», commenta il cantautore catanese. «Lo scenario narrato, che è quello della cacciata e della persecuzione di un popolo dalla propria terra, è oggi argomento più che mai attuale e tragico», spiega il cuntista ericino

Il progetto s’intitola Cunto saraceno – Vita miracoli e morte di Gesù Giufà Orlando di e con Gaspare Balsamo, musiche scritte e eseguite dal vivo da Cesare Basile e Giovanni Arena. Dopo aver girato per quasi tutta Italia, venerdì 19 dicembre sarà messo in scena a Scenario Pubblico, Via Teatro Massimo 16, Catania. È uno spettacolo teatrale in forma di cunto e musica. Il testo si ispira liberamente ad alcune parti delle Novelle saracene dello scrittore siciliano, più volte candidato al Nobel per la letteratura, Giuseppe Bonaviri. Una ispirazione letteraria e orale in cui confluiscono secoli di storia fatta in Sicilia da greci, arabi, normanni, spagnoli. Una storia insolita attraverso una lingua nativa, materna, vibratile e emotiva, e che riscopre un’area, spesso ignota, della favolistica siciliana su cui autori, scrittori, folkloristi non hanno sempre lavorato.

È ambientato in un Medioevo siciliano al contempo reale e assurdo, dove troviamo i protagonisti Gesù e Giufà, saraceni, morischi e musulmani, che assieme al paladino Orlando vengono perseguitati dal re Federico II e dal Papa santità che rappresentano e sono i simboli e i difensori della cristianità. «È l’epopea di una stramba Trinità formata da Gesù, Giufà e Orlando che in una Sicilia sottratta alla Storia scritta, al tempo e allo spazio, fanno miracoli a caso, scoprono di poter volare con ali di gallina, curare la malaria riflettendo il sole con uno scudo di latta e per questo diventare dei fuorilegge», racconta Cesare Basile. «Picaresca avventura d’amore e guerra cafona, quell’amore e quella guerra cafona che nella sconfitta dicono e sempre diranno: “Siamo ancora vivi”. Almeno, questa è la versione di Orlando… che sarei io».

Da sinistra: Cesare Basile, Gaspare Balsamo e Giovanni Arena

Le parole e i fatti delle Novelle saracene di Bonaviri, che hanno ispirato quelle di Cunto saraceno, sono una chiara dimostrazione della sopravvivenza in Sicilia, per lunghi secoli, della tradizione e cultura islamica profondamente radicata nell’isola. Una sopravvivenza che ci trasmette, testimonia, riflette e restituisce una figura di Gesù sicuramente islamizzata, un Gesù musulmano, un Gesù che parla e dialoga anche all’Islam e che ci permette oggi, in questa particolare prospettiva, di dare anche una risposta alternativa all’appello di Papa Francesco quando chiede agli artisti di consegnarci un nuovo volto di Gesù.

«Lo scenario narrato, che è quello della cacciata e della persecuzione di un popolo dalla propria terra con la cancellazione della propria matrice culturale, è oggi argomento più che mai attuale e tragico», sottolinea Gaspare Balsamo. «Tale dimensione irrompe nel racconto violentemente e drammaticamente come un grido e una bandiera di pace e speranza attraverso un cunto poetico civile e sacro».

Una storia insolita attraverso una lingua nativa, materna, vibratile, mobile e emotiva per oracolare essenzialità. È davvero la scoperta di un’area, spesso ignota, della favolistica siciliana su cui autori, scrittori, folkloristi non hanno sempre lavorato. Ambientato in un Medioevo siciliano al contempo reale e assurdo, troviamo i nostri protagonisti, Gesù e Giufà, stranamente saraceni, e il paladino Orlando perseguitati dal Re Federico II Re e dal Papa santità difensori della cristianità. Un viaggio, le cui coordinate spazio-temporali annullano ogni certezza e convenzione storica, e dove la fantasia lirica e la narrazione sapienziale magico-contadina evocano e raccontano il ribaltamento di un mondo antico e fantastico che narra di saraceni siciliani scacciati dalle loro terre e dalle loro case e la cui ribellione al potere costituito si trasforma in un percorso alla riscoperta del sé. Un ribaltamento effettuato dal racconto in scena, dove la religione cristiana e quella musulmana si rovesciano l’una nell’altra per contaminazione favolosa e dove le figure simboliche dei personaggi si dislocano dai loro contesti mitici, tradizionali e letterari: Orlando paladino che corre in soccorso di Gesù saraceno che è simmetrico all’amico Giufà nero e gigante a cui è pure concessa la podestà di fare miracoli. Lo scenario della cacciata e della persecuzione di un popolo dalla propria terra e la cancellazione della propria matrice culturale, argomento oggi più che mai attuale e tragico, irrompe nello spettacolo violentemente e drammaticamente come un grido e una bandiera di pace e speranza attraverso un cunto civile e sacro che tenta in questa particolare prospettiva di dare anche una risposta alternativa all’appello di Papa Francesco quando chiede agli artisti di consegnarci un nuovo volto di Gesù. 

Saraceno, l’aggettivo che compare nel titolo, non è solo decorativo e ornamentale. Un popolo di saraceni: contadini, crapai e pecorai, fabbri, cicorai e ricottari, artigiani si agitano sul palcoscenico di una Sicilia ombelico del mondo dove una nuova trinità saracena, Gesù Giufà Orlando, rappresentano emozionalmente una cultura e una tradizione che hanno dapprima visto il Mediterraneo sedimentarsi in sé e ora sopravvivere quasi clandestino al mondo dominante. Sfidano le menzogne e le omissioni del passato, del presente e del futuro con durlindane, miracoli naif, illusioni, bastoni e distruzioni. Simboleggiano che si può rimanere padroni della propria matrice culturale nelle evoluzioni delle cose, e per questo Cunto Saraceno è il nostro cunto civile contemporaneo.

Il progetto artistico vede l’attore, autore, regista e cuntista ericino Gaspare Balsamo, il cantautore Cesare Basile e il contrabbassista e compositore Giovanni Arena impegnati in una dimensione scenica in cui si evocano e sperimentano alcuni linguaggi teatrali e musicali che appartengono alla matrice culturale siciliana e mediterranea quali il cunto, la musica e la canzone d’autore e varie sonorità ricreate secondo le sensibilità artistiche e le esperienze autoriali degli artisti coinvolti.

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