– Due figure cardine del rap italiano entrano nella Casa Circondariale di Monza per ascoltare, dialogare e confrontarsi con i detenuti coinvolti nel progetto promosso da Orangle Records
– Laboratori che permettono ai partecipanti di confrontarsi con temi che attraversano la loro quotidianità — la libertà, la distanza dalla famiglia, le paure, il desiderio di reinserimento — traducendoli in brani originali
Chissà se è proprio vero che la musica ti cambia la vita. Lo credeva il grande direttore d’orchestra Claudio Abbado. Anche Manuel credeva che la vita potesse offrirti una seconda chance per sentirsi uguali ai coetanei e costruire un nuovo percorso. Con la musica e le canzoni. Partendo dal carcere minorile. Questa speranza l’ha affidata a un “pizzino” consegnato a Ghali, che nel novembre del 2018 aveva fatto visita ai ragazzi dell’Istituto penale per minorenni di Acireale.
Da un laboratorio di scrittura tenuto nel carcere minorile acese, dal quale germogliò l’esordio discografico dell’Orchestra Jacarànda diretta da Puccio Castrogiovanni, le storie di Manuel, il rapper che aveva regalato un suo testo a Ghali, e di Francesco, il poeta «che l’ha combinata grossa», hanno preso il volo sulle ali della piccola orchestra giovanile dell’Etna. La musica e le canzoni per sentirsi uguali ai coetanei e costruire un nuovo percorso.
Venerdì scorso una simile esperienza si è vissuta nella Casa Circondariale Sanquirico di Monza, dove Lazza e Emis Killa hanno incontrato i detenuti coinvolti nel progetto “Free for Music”, iniziativa promossa e finanziata da Orangle Records con la supervisione socioeducativa di Paolo Piffer. Non un concerto né una visita di cortesia, ma una mattinata di lavoro pensata per lasciare ai detenuti uno spazio concreto di espressione e una prospettiva professionale. “Free for Music”, nato come laboratorio settimanale sulla scrittura e sulla produzione, nel tempo si è trasformato in un percorso continuativo che permette ai partecipanti di confrontarsi con temi che attraversano la loro quotidianità — la libertà, la distanza dalla famiglia, le paure, il desiderio di reinserimento — traducendoli in brani originali. Un’attività che, per prendere forma, ha richiesto mesi di autorizzazioni, verifiche e un coordinamento costante tra Orangle Records, l’istituto penitenziario e l’area educativa.

Lazza ed Emis Killa —Jacopo ed Emiliano per la naturalezza con cui si sono seduti al tavolo — hanno ascoltato i brani realizzati nel laboratorio, parlato di metodo, risposto alle domande dei partecipanti e condiviso passaggi del proprio percorso professionale: le attese, le pressioni, gli errori, le possibilità colte o mancate. Un confronto diretto e privo di formalità, che ha reso la mattinata un momento di lavoro prezioso, costruito attorno alla musica e alla possibilità di trasformarla in una competenza spendibile fuori dal carcere.
Un dato aiuta a comprendere la portata di un progetto di questo tipo: secondo il XXI rapporto dell’Associazione Antigone – organizzazione indipendente che monitora le condizioni detentive e pubblica ogni anno analisi sul sistema penitenziario italiano –, al 30 aprile 2025 nelle carceri italiane erano presenti 62.445 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 51 mila posti. Una condizione che riduce gli spazi per la formazione e rende ancora più rilevante l’avvio di percorsi continuativi come Free for Music.
Uno degli obiettivi dell’iniziativa è portare i brani all’esterno: non lasciarli chiusi nelle celle o nelle sale del laboratorio, ma trasformarli in tracce pubblicate sulle piattaforme digitali, in modo da poter creare un dialogo con la società e poter mostrare il lavoro che i partecipanti stanno portando avanti. In questo modo, la musica diventa una competenza, un possibile strumento di reinserimento e, allo stesso tempo, un modo per dare alle canzoni una destinazione concreta, senza limitarle al perimetro del laboratorio.
In questo quadro si inserisce anche la testimonianza diretta di chi il progetto lo coordina ogni settimana: «Abbiamo lavorato mesi per rendere possibile questa mattinata, superando passaggi burocratici, autorizzazioni e i limiti inevitabili del contesto», racconta Paolo Piffer. «Ma vedere gli occhi dei ragazzi mentre parlavano con i loro idoli è stato un momento che ripaga ogni sforzo. Sono certo che lo ricorderanno a lungo».
«Free for Music nasce da un’idea semplice: portare competenze reali dove spesso mancano spazi e occasioni», aggiunge Christian Cambareri, CEO di Orangle Records. «Questo progetto non è pensato come un intervento episodico, ma come un percorso che dà continuità al lavoro dei detenuti e che mette la musica nelle condizioni di diventare una possibilità concreta. La mattinata con Lazza ed Emis Killa conferma che, quando si lavora in modo strutturato, il carcere può aprirsi a processi formativi utili anche fuori da queste mura. Per noi è un impegno che continua e che vogliamo rafforzare nei prossimi mesi».
Il percorso non sarebbe stato possibile senza il supporto della Direzione e dell’area educativa della Casa Circondariale: la Direttrice Buccoliero, la dottoressa Saccone, gli educatori e la polizia penitenziaria hanno seguito ogni fase dell’iniziativa, garantendo una disponibilità che, nel panorama nazionale, non è scontata. L’apertura alla collaborazione con operatori culturali esterni conferma la direzione intrapresa dal carcere di Monza, sempre più attento alla dimensione formativa e ai percorsi che permettono ai detenuti di lavorare su competenze utili una volta concluso il periodo detentivo.
Orangle Records ha già annunciato che “Free for Music” proseguirà nei prossimi mesi con nuove attività dedicate ai partecipanti, alcune delle quali ancora riservate. La mattinata del 14 novembre rappresenta una tappa significativa di questo percorso: un momento in cui la musica ha permesso di aprire una discussione concreta sul reinserimento, sulla formazione e sul modo in cui le istituzioni penitenziarie possono dialogare con la società e con la cultura contemporanea.
