Interviste

Fischia il vento di DARIO CANAL

– Il cantautore toscano pubblica “Nudi sotto le bombe” un disco sul coraggio e la libertà, “politically incorrect”. «Invece è più corretto di tanti altri perché non scelgono da quale parte stare veramente»
– “Io del fascismo voglio la morte / Come panni a primavera vorrei vederli appesi” canta. «Il fascismo rende cattivi anche le persone che non lo sarebbero: è una ideologia che dovrebbe essere debellata»
– Il brano “Rivelinho” ispirato dalla “punizione al contrario” durante la storica sfida dei Mondiali del 1974 tra Zaire e Brasile, con un riferimento provocatorio all’omosessualità negli spogliatoi

In un panorama musicale spesso incline alla cautela, Dario Canal sceglie la strada opposta: esporsi, rischiare, restare scomodo. Il suo nuovo lavoro, Nudi sotto le bombe, è un disco che non cerca compromessi, ma affonda nelle contraddizioni del presente con una scrittura diretta, viscerale, a tratti spiazzante.

“Sul giornale è scritto che / non si arriva alla pensione / ma si arriverà a cent’anni”, canta in Fregati. Mentre in Come panni a primavera si scaglia contro il fascismo: “Fischia il vento, fischi più forte / Io del fascismo voglio la morte / Come panni a primavera vorrei vederli appesi”.

«L’idea è di cercare di ricordare quello che siamo stati, perché il fascismo ha portato i nostri nonni a dover tirare il lato peggiore di loro, a catapultarsi nella violenza e nel male per liberarsi da un male maggiore», spiega Dario Canal. «Quindi, accettare quello che siamo stati e, allo stesso tempo, affermare che il fascismo rende violenti e cattivi anche le persone che non lo sarebbero, e per questo è una ideologia che dovrebbe essere debellata completamente».

  • Un disco “politically incorrect”…

«Invece è più corretto di tanti altri. Perché io non ho bisogno di giocare con doppi sensi o far finta di essere da una parte o da quell’altra, come fanno la maggior parte degli artisti che sono sulla scena. Non mi vergogno e dichiaro apertamente da che parte sto. Quindi, io sono politicamente corretto, gli altri sono scorretti, perché non scelgono da quale parte stare veramente».

Cantautore toscano, sin dagli inizi della carriera musicale Dario Canal ha scelto da quale parte schierarsi: con gli ultimi, con i perdenti. Con i suoi avi etruschi ed i pellerossa. Etruschi from Lakota è il nome della band con la quale ha debuttato, vincendo il Premio Fawi 2013 – Arezzo Wave e il Premio Buscaglione 2014, e pubblicando tre album e un EP.

«Etruschi from Lakota perché ci siamo fatti ispirare da un poster di una associazione che si occupava di raccogliere fondi per le tribù sioux del Nord America», racconta. «Ci piaceva questo connubio fra culture e civiltà, in quanto sia etruschi che i lakota sono state due civiltà sterminate, e ci piaceva collegarle per la ruralità. Quindi interpretazioni toscane, il nostro modo di parlare e cantare con un sound proveniente da un altro continente, in questo caso l’America. L’idea era creare dei ponti fra queste due civiltà attraverso la musica». 

L’esperienza con la band è in “stand by” e il cantautore di Massa Marittima ha approfittato per avventurarsi nell’impresa da solista con l’album Nudi sotto le bombe, un titolo che suona come una dichiarazione di intenti. Il disco si muove costantemente tra due poli: il coraggio e la paura. Non c’è retorica, però, né compiacimento. Piuttosto, un continuo intreccio tra memoria collettiva e dimensione personale, tra impegno civile e vissuto intimo.

Dario Canal scrive come se parlasse direttamente all’ascoltatore, senza mediazioni. Le sue canzoni sono racconti, confessioni, talvolta provocazioni aperte. È una forma di “scorrettezza politica” che non cerca lo scandalo fine a se stesso, ma rivendica il diritto alla complessità.

Nudi sotto le bombe nasce «dall’idea di trasmettere un messaggio che vuole andare ad affrontare qualcosa che è inesorabile», spiega l’autore. «Quando sai che ormai sei spacciato, sei finito, qual è la scelta che fai? Scappi o ti fai prendere dalla paura? Oppure hai un’altra scelta: quella di andare ad affrontare il pericolo con tutte le forze che puoi, e ci vuole molto coraggio. Questo disco è dedicato a chi lotta, sempre e solo con il sorriso».

Canal s’inserisce idealmente in una tradizione ruvida e anticonvenzionale che rimanda a Piero Ciampi: non tanto per stile musicale e la voce aspra, quanto per l’urgenza espressiva, per quella capacità di mettere a nudo fragilità e contraddizioni senza filtri.

«Quando mi ritrovo ad ascoltare artisti e poeti come Piero Ciampi è come se nascesse dentro di me una forte forma di ispirazione», commenta. «E quando penso che artisti come Ciampi abbiano dato esempi di come l’urgenza artistica e allo stesso tempo la verità intrinseca dell’artista, cioè quello che effettivamente l’artista sente dentro di sé, siano fondamentali per poterti ispirare non soltanto a scrivere ma soprattutto ad avere il coraggio di tirare fuori quello che c’è dentro di te. Piero Ciampi più che ispirarmi a livello di liriche o di melodie, l’ho sempre visto come un punto di riferimento di capacità di espressione».

I Beatles fanno capolino spesso in Nudi sotto le bombe, quelli del White album nelle linee di basso di Fregati, dove c’è anche un accenno a Zingara, nell’atmosfera eterea e un po’ stralunata di Soluna, quando il mellotron evoca Strawberry forever.

Tra i brani più emblematici spicca Rivelinho, ispirato alla storica sfida dei Mondiali del 1974 tra Zaire e Brasile. Al centro del racconto c’è un episodio rimasto nella memoria del calcio: la cosiddetta “punizione al contrario”, un gesto apparentemente incomprensibile – un difensore africano che si stacca dalla bandiera e calcia la punizione assegnata alla squadra verdeoro che stava per battere lo specialista Rivelinho – che nel tempo ha assunto un significato diverso, quasi eroico, legato alla paura e alla necessità di protezione.

Dario Canal trasforma quell’episodio in una narrazione potente, intrecciando memoria sportiva e identità, fino a sfiorare il tema dell’omosessualità con uno sguardo libero da stereotipi. “Come non puoi innamorarti di un calciatore così?”, si chiede, con un’ironia che alleggerisce senza banalizzare, restituendo al brano una dimensione profondamente umana.

«A quei tempi ancora non era nato, ma quando avevo 15/16 anni mi dilettavo a giocare a calcio e collezionavo delle carte da gioco che si chiamavano Football Champions», ricorda Canal. «In allegato c’era il Guerin Sportivo, una rivista piena di storie, e lì lessi un articolo su quel Mondiale. Poi su internet andai a scoprire questa storia e il parallelismo fra il Mondiale e una storia così tremenda e crudele come quella dello Zaire di Mobutu. L’idea era di provocare. All’interno degli spogliatoi di calcio, e ne ho frequentati parecchi, molti ragazzi fanno fatica ad aprirsi, ad esprimersi riguardo alle loro tendenze sessuali. Però, se ci pensiamo, i primi idoli che abbiamo sono uomini: Cristiano Ronaldo, Messi. E io ho voluto scherzarci sopra: “Allora ti garba più lui che una ragazza?”. E alcuni ragazzetti che ancora la sessualità non l’hanno affrontata fino in fondo mi hanno risposto: “Sì preferisco vedere Cristiano Ronaldo che una ragazza”». 

  • È uno spunto che viene anche dal tuo lavoro di educatore?

«Esattamente. Sto cercando di intrecciare queste tematiche come educatore. Vorrei cercare di fare uscire fuori quello che stiamo riscontrando dall’incontro con questa miriade di ragazzi».

Altri brani ampliano ulteriormente lo spettro narrativo del disco. Brucia rievoca l’incendio che nel 2018 colpì la passeggiata di Castiglione della Pescaia, adottando uno sguardo quasi animale, feroce, istintivo. Solo con lo sguardo racconta invece una relazione costruita nel silenzio, mentre È naturale smonta l’illusione di un equilibrio perfetto, dimostrando come la matematica dei sentimenti non funzioni mai davvero.

«È naturale prende ispirazione da una storia di vita. È un amore tossico, in quanto non si vuole accettare una realtà dei fatti. Penso che la maggior parte delle coppie abbia difficoltà a dichiarare la tossicità che c’è nelle loro relazioni. L’idea è quella di convincere le persone ad analizzarsi e cercare di capire le responsabilità reciproche all’interno di una relazione». 

  • Tu definisci È naturale come l’«unica canzone del disco». Perché?

«È l’unico brano registrato con una semplicità incredibile, tutti gli altri brani hanno avuto una elaborazione, una produzione, con È naturale tutti quei tentativi sono falliti ed è rimasta nella stessa forma con cui l’ho pensata, chitarra e voce. Ha una concezione cantautorale o beatlesiana».

L’album si chiude con Soluna, che si muove su un registro più poetico: un omaggio a chi sceglie l’arte come unica via possibile, ispirato all’incontro con Wanja Waibel.

«È un artista di strada metà tedesco e metà svizzero, ed è uno dei miei migliori amici. Lui da circa vent’anni ha scelto di vivere in una botte e gira con due cavalli tutta l’Italia. Mi piaceva raccontare la sua storia, ho sempre pensato che fosse la massima espressione di coraggio e libertà».

Nudi sotto le bombe è un lavoro destinato a dividere. E forse è proprio questa la sua forza. In un tempo in cui la musica tende spesso a uniformarsi, Dario Canal rivendica il diritto di essere fuori posto, di dire ciò che non è comodo dire. E tanto basta, oggi, per rendere un disco qualcosa di più di un semplice ascolto. 

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