Storia

ENZO STRANO: torno in Sicilia per riportare il blues

– Il bassista di Ragalna partito diciassette anni fa alla volta di Londra ha scelto di rientrare per mettere al servizio della sua terra le importanti esperienze accumulate oltre Manica
– Il ragazzino che sognava i Blues Brothers ha «suonato con molti fra i più grandi del blues e del soul e anche con Rod Stewart». E ora vuole «riportare la cultura della musica»
– «Ho conosciuto diverse celebrità interessate a sostenere il mio progetto per aprire qui un locale dove suonare tutte le sere. L’Isola attrae le rockstar, vedi il caso di Mick Jagger»

È appena tornato da Londra, dove ha vissuto per diciassette anni, e subito deve combattere con i problemi di connessione a Ragalna, il paese etneo dov’è cresciuto. È il benvenuto della Sicilia a un figliol prodigo che, sebbene dopo tanto tempo, ha comprato il biglietto di ritorno per mettere al servizio della sua terra le esperienze accumulate oltre Manica. 

Enzo Strano aveva 16 anni quando partì alla volta della capitale inglese. «Sono andato con il bus, valigia e basso nella custodia», racconta. «Avevo soltanto un contatto con un compaesano di Paternò, Turi Palumbo, figlio di Nuccio, il batterista dei Brigantini. Non parlavo l’inglese, arrivo a Victoria Station e mi chiedo: “Ora che devo fare?”. Prima di partire, avevo venduto il mio amplificatore, avrò avuto in tasca un 600 euro circa, che a quei tempi a Londra andavano anche bene, adesso con quella cifra non si fa niente. E, niente, mi sono dato un po’ da fare».

Enzo Strano, 34 anni il prossimo maggio, bassista

Due anni come lavapiatti in un supermercato, destino di studenti e di quanti vanno a cercar fortuna nella capitale londinese. «Da lì ho cominciato a guadagnare i primi soldi», continua Strano. «Intanto già da subito ho cominciato a frequentare ed a suonare all’Ain’t Nothin but, che è un blues bar a Soho, dove si facevano jam session ogni domenica e ogni lunedì, ed era pieno di italiani e di tanta altra gente. Veniva pure il chitarrista Davide Pannozzo a quelle jam. Era un modo per ritrovarsi assieme. A poco a poco sono diventato un componente dell’house band, e poi, facendo conoscenze, il nome ha cominciato a girare e così ho avviato la mia carriera di musicista professionista. Dal 2013 ho cominciato a fare solo musica». 

Un bel traguardo per un ragazzo partito con tante belle speranze, ma senza quegli studi che avrebbero potuto aiutarlo a muoversi negli ambienti musicali britannici. «È vero non ho mai studiato il basso, ma da quando avevo 14 anni sono cresciuto con gente molto più grande di me che faceva il musicista di professione, quando ai tempi si poteva fare», tiene a sottolineare. «C’erano sempre Turi Palumbo, un amico caro che si chiama Pietro Calvagna, Claudio Quartarone un pezzo di storia della musica italiana, che è stato il primo insegnante di Matteo Mancuso il chitarrista siciliano che adesso sta spaccando in tutto il mondo. Suonavamo blues e soul».

E blues e soul sono i generi che Enzo Strano suona anche a Londra. «Agli inizi con varie band, dove mi chiamavano, finché, verso il 2015, Giles Robson, una leggenda dell’armonica blues in Inghilterra, mi chiese di andare a suonare in tour in tutta l’Europa», riprende il racconto. «Lui portava i nomi più importanti del blues in giro per l’Europa: Billy Branch, James Harman, tanti ma tanti nomi, almeno una ventina. E quando si fanno concerti con artisti di questo calibro “partono le telefonate”, come si suol dire. Ho una lista enorme di musicisti con cui ho collaborato o con i quali ho condiviso il palco: John Medeski, Dana Gillespie, Ian Siegal, The Cinelli Brothers, Joe Corbin, Joanne Shaw Taylor, Nico Wayne Toussaint… una lista lunghissima».

Due anni fa l’incontro che aspetti da una vita. «Per circa cinque anni sono stato parte integrante del NED, un club privato annesso a un hotel 5 stelle superlusso di Soho a Londra. Ogni settimana suonavo con musicisti che sceglievo io. Quando Rod Stewart ha lanciato il suo marchio di whisky Wolfie’s, il NED mi chiese di organizzare il party per la promozione. C’erano celebrità a non finire. Siamo finiti sui Tg, sulle prime pagine dei giornali. E io sono diventato amico di Rod e abbiamo suonato insieme». 

A convincere Enzo Strano ad acquistare il biglietto di ritorno per la Sicilia è la pesante crisi che la Gran Bretagna sta attraversando in questo periodo. «Londra e l’Inghilterra sono finite», sentenzia. «La Gran Bretagna è un Paese vicino al collasso, sia economicamente che politicamente. Se ci lamentiamo in Italia, Londra è per dieci volte peggio. L’altro motivo per il quale sono tornato è che in Sicilia c’è stata sempre una cultura musicale abbastanza elevata, almeno nel passato: da quando avevamo grosse band, veniva anche BB King, a oggi che si è perso tutto. Io vorrei riportare quella cultura che c’era prima, che non è morta, sta semplicemente dormendo. Con tutte le celebrità con cui sono in contatto e che ho conosciuto a Londra ho un piano per aprire un blues bar e riportare la cultura della musica in Sicilia. Alcune di queste celebrità sono interessate a investire nel progetto. La Sicilia è l’hot spot di tutta l’Europa. Gli occhi delle star della musica sono rivolti verso l’isola, vedi il caso di Mick Jagger che lascia la Giamaica per trovare casa qui».

Da Londra Enzo Strano, oltra al bagaglio culturale immagazzinato, porta quello spirito imprenditoriale, quella determinazione e quel coraggio di rischiare che mancano in Sicilia. Anche se il coraggio non gli è mai mancato. Sin dall’adolescenza. «A 13 anni ero un ragazzino di Ragalna che suonava i Blues Brothers e aveva tanti sogni nel cassetto. Li ho realizzati tutti. Non mi spaventa più niente, tutto è possibile. Se ce l’ho fatta, non credo che sia così difficile come sembra aprire un blues club in Sicilia».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *