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 ENZO AVITABILE: la guerra ci fa animali

– Il musicista partenopeo domenica 29 giugno a Napoli festeggia 70 anni e 50 di carriera con un concerto «politico» contro i «padroni della guerra» e per sostenere la pace
–  Sul palco anche «amici preziosi» come Francesco De Gregori, Lorenzo Jovanotti e Daby Touré, cantante e musicista originario della Mauritania, già al fianco di Peter Gabriel
– «La musica può aiutare a costruire un linguaggio di amore, per ampliare quel “suono di comunità”, dal condominio al mondo, al quale lavoro da sempre e che è la mia aspirazione»

Tutto è cominciato nel 1963. «A 8 anni, nel mio quartiere, Marianella: un concorso, il Festival di Pulcinella», ricorda Enzo Avitabile. «Ma già a 12-13 anni con un sax in mano ero impegnato con gli Achei, uno dei complessi del pre-neapolitan power. Ero un adolescente, al basso c’era mio fratello Rino. Poi non mi sono fermato più, partendo dai locali per arrivare dovunque».

E per suonare con chiunque: James Brown, Fela Kuti, Junior Walker, Maceo Parker, Afrika Bambataa, David Crosby, Goran Bregovic, Hugh Masekela, Rita Marley, Cheb Khaled, Bob Geldof, Venditti, Battiato, Guccini, De Gregori, Ligabue… per non dire dei napoletani. «Dovevo suonare anche con Stevie Wonder, dovevamo fare una cosa insieme al Lucca Summer Festival ma poi, per problemi di soundcheck non se ne fece niente. Però passai un pomeriggio con lui».

«Credo di essere un recordman mondiale degli incontri, delle collaborazioni, del fare musica insieme», commenta Avitabile. Avevo iniziato andando alla ricerca di quelli che avevo sentito da ragazzo nel jukebox, star della black music come James Brown, Randy Crawford, Tina Turner, coi quali mi sono trovato subito in sintonia. I primi passi col sax con Michelangelo Piazza, fratello del mio amico Ciro, entrambi finirono a suonare nel gruppo di Rocky Roberts e col maestro Natale Ciccarelli, fondatore dell’antica banda musicale di Marianella. Subito dopo essermi diplomato in flauto al Conservatorio, ho continuato a studiar. E poi la trafila coi gruppi rock e jazz, con Edoardo Bennato e Pino Daniele, cercando una mia strada.

«Dopo il contratto discografico con la Emi, ho fatto un passo ulteriore, “deamericanizzando” la mia musica e avvicinandomi alle proposte dei tanti amici africani, come Daby Touré, quello di Mane e Mane, nato in Mauritania e trasferito in Mali, l’incontro della neve del deserto con la sabbia del Vesuvio, o per esempio cantando in lingua kabila con Idir, assimilando detti e proverbi, quasi dei mantra sonori. Un modo di accogliere i tanti popoli del mondo, recuperando l’esperanto, la lingua più nuova e più dimenticata del pianeta o il griko delle zone interne della Calabria e naturalmente il latino, l’Ave Verum (che compare in Don Salvatò), l’inno liturgico suonato anche da Mozart».

Una storia che Enzo Avitabile, in occasione del suo settantesimo compleanno e dei cinquant’anni di carriera, ha voluto raccontare nella mostra Enz7o e che domenica 29 giugno ripercorrerà in musica nel concerto gratuito che terrà nel cuore antico di Napoli, in piazza Mercato. Uno spettacolo nel quale ci saranno tutte le varie sfaccettature di un artista poliedrico: quella soul-funky-r’n’b con i testi in italiano e quella più world music e terzomondista con versi in dialetto verace. Poi c’è l’Avitabile compositore: musica classica, musica per il cinema, musica per il teatro… 

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«Forse sono troppo antico, o forse troppo moderno, non lo so, ma per me la musica è musica. Mi serve la forma canzone, perché mi piace rivolgermi alla gente, per questo ho scelto di passare di piazza in piazza, di festa popolare in festival, di concerto gratuito in concerto gratuito. Ma mi serve anche andare oltre la forma canzone, liberarmi degli strumenti elettrici e dell’elettronica, rinunciare quando serve anche alla parola, tornare sugli spartiti studiati a San Pietro a Majella».

Ma il concerto del 29 giugno vuole essere anche un momento per lanciare un messaggio di pace di fronte all’escalation di guerre nel mondo: «Dobbiamo scendere in piazza per affermare la pace non solo in senso fisico ma anche in tutte le altre dimensioni, a partire dal nostro animo, perché la guerra ci fa animali», arringa il cantautore napoletano. «La musica può aiutare a costruire un linguaggio di amore, per ampliare quel “suono di comunità”, dal condominio al mondo, al quale lavoro da sempre e che è la mia aspirazione».

Canterà riproponendo i suoi brani, da Soul Express a Salvamm ‘o munno, da Canta Palestina a Tutt’egual song’ ‘e criature, da Mane e Mane fino al recente singolo A Uerr’ e a Perdonaci la pace, brano/poesia scritto con lìarcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia. E si esibirà, oltre che in italiano e napoletano, in esperanto, in swahili, in griko. Le lingue e i dialetti come collante di un pensiero inclusivo, di amore e pace. Con lui sul palco Daby Touré, cantante e musicista originario della Mauritania (già al fianco di Peter Gabriel) e due altri «amici preziosi»: Lorenzo Jovanotti e Francesco De Gregori. «Due confidenti oltre che straordinari artisti che mi hanno voluto omaggiare della loro presenza in questa grande festa della città di Napoli per i miei 70 anni».

«Ho sempre raccontato le sofferenze degli ultimi e le disuguaglianze del mondo. Non c’è stato un solo momento in cui mi sono fermato su questa linea», continua, spiegando che il suo sarà un concerto «politico», di chi ha sempre preso posizione senza mai voltarsi dall’altra parte. «E chiedo a tutti di prendere posizione», insiste Avitabile. «Bisogna esporsi contro i “padroni” della guerra. Serve anche l’impegno sociale. La mia musica diventerà quella degli altri artisti e la loro la mia per tentare di creare quel ‘suono di comunità’ che mi ispira. Non so se la musica può salvare il mondo, ma so che può tentare di farlo. E la cultura di Napoli, che ha mille sfaccettature, deve dare il suo contributo per la pace e sostenerla».

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