– “Through The Open Window” è il XVIII capitolo delle “Bootleg Series” e ripercorre gli anni formativi dell’artista, come cantautore e performer, dalla sua casa d’infanzia in Minnesota alla scena del Greenwich Village dei primi anni Sessanta, da curiosità locale a voce generazionale
– C’è poca ripetizione, la maggior parte dei brani sono inediti e le versioni alternative sono utilizzate con parsimonia. Il risultato è una narrazione fluida e cronologica della trasformazione di un adolescente che si dilettava con standard folk al cantautore che ha ridefinito la musica americana
Sono tanti gli artisti che, pur con una lunga carriera, non sono mai riusciti a pubblicare diciotto album, per non parlare di diciotto compilation di rarità, lati B e outtake. Con Through The Open Window, Bob Dylan raggiunge questo straordinario traguardo, consolidando la sua reputazione non solo come cantautore, ma come uno degli artisti più accuratamente documentati della storia.
Disponibile come edizione standard 2-CD/4-LP e un cofanetto deluxe da 8 CD con oltre 100 tracce, quest’ultima puntata di The Bootleg Series ripercorre gli anni formativi di Dylan come cantautore e performer, dalla sua casa d’infanzia in Minnesota alla scena del Greenwich Village dei primi anni ‘60. La collezione include rari outtake della Columbia Records, registrazioni fatte alle date dei club, in piccoli incontri informali, negli appartamenti degli amici e alle jam session nei ritrovi dei musicisti lontani.

Il viaggio inizia con un paio di rare registrazioni casalinghe della metà degli anni ‘50, che rivelano un giovane Dylan ancora con una voce acerba, ma già pieno di curiosità e arguzia. La storia si sposta poi nel 1960, catturando sessioni informali a Madison, Wisconsin, dove Dylan una volta frequentò il campo estivo e si immerse per la prima volta nella scena popolare locale.
Nel 1961 – l’anno cruciale in cui è arrivato a New York – la produzione di Dylan diventa più sicura e abbondante. Lo sentiamo esibirsi dal vivo in luoghi leggendari come The Gaslight Café e Gerdes Folk City, mescolandosi con figure che avrebbero plasmato il revival folk, tra cui Dave Van Ronk e Jim Kweskin.
Il terzo disco porta nel 1962, un anno di espansione artistica e collaborazione creativa. Tra i momenti salienti figurano le sessioni con l’icona del calypso Harry Belafonte, il grande blues Big Joe Williams (la cui chitarra a nove corde diede alla sua musica un tocco distintivo) e la riscoperta della cantante degli anni ‘20 Victoria Spivey. È presente anche l’intero set di Dylan del luglio 1962 al Finjan Club di Montreal: un’esibizione intima e ardente che mette in risalto i primi brani autoprodotti come The Death of Emmett Till e Talkin’ John Birch Paranoid Blues.
La compilation prosegue fino al 1963, ripercorrendo la rapida trasformazione di Dylan da curiosità locale a voce generazionale. Le collaborazioni con Joan Baez e le esibizioni al Newport Folk Festival con Pete Seeger e Peter, Paul and Mary catturano l’energia del momento in cui il mondo iniziò a prenderne atto. Gemme meno note come All Over You, registrata con Happy Traum dei New World Singers e Gil Turner, rivelano il crescente senso di impegno sociale e la padronanza narrativa di Dylan.

Particolarmente degna di nota è l’inclusione dell’intero concerto di Dylan alla Carnegie Hall del 26 ottobre 1963. Precedentemente disponibile solo in frammenti, lo spettacolo completo ora appare nel contesto, completo delle sue introduzioni parlate a canzoni come Masters of War e The Lonesome Death of Hattie Carroll, brani che avrebbero presto definito il suo terzo album, The Times They Are a-Changin’.
Through The Open Window è più di una semplice raccolta di curiosità: è un vivido documento di un artista che si sta delineando. «Di quel tempo e di quei luoghi, questa raccolta è solo un frammento», scrive lo storico Sean Wilentz nel saggio di 125 pagine che accompagna il cofanetto. «Eppure, come documento sonoro di un artista che diventa sé stesso — o nel caso di Dylan, il primo dei suoi molti sé artistici — la raccolta mira a far collassare tempo e spazio, non come una rêverie nostalgica ma come un collegamento vivente tra passato e presente, tra vecchio e nuovo, che non sono mai così distinti come potremmo pensare».
Le registrazioni – spesso crude e intime, dominate da chitarra e armonica – catturano l’anima, la brama e la scintilla di un musicista che assorbe ciò che lo circonda e rimodella la tradizione in qualcosa di rivoluzionario. Fondamentalmente, qui c’è poca ripetizione: la maggior parte dei brani sono inediti e le versioni alternative sono utilizzate con parsimonia. Il risultato è una narrazione fluida e cronologica che rivela il ritmo sorprendente della crescita di Dylan, da adolescente che si dilettava con standard folk a cantautore sul punto di ridefinire la musica americana.
Quando il disco finale si conclude, abbiamo assistito a una trasformazione completa. Ciò che inizia con un ragazzino curioso in Minnesota si chiude con un artista che si erge a New York, armato delle canzoni che avrebbero cambiato il mondo. Through The Open Windownon si limita a riempire gli spazi vuoti: ci permette di ascoltare, quasi in tempo reale, la nascita di una leggenda.
