Interviste

DOV’È LIANA, l’arte della gioia

– Il trio francese rimasto folgorato dalla Vucciria di Palermo è ospite del Mish Mash Festival di Milazzo. I tre ragazzi cantano in italiano, riecheggiano l’italodisco e aprono e chiudono i loro concerti citando il libro di Goliarda Sapienza: «È forse più famoso in Francia che in Italia»
– Il nome del gruppo ammantato di mistero e leggenda. «Vuole essere anche una metafora di ricerca». «Vogliamo essere la colonna sonora della giovinezza della nostra generazione». «Amiamo la vostra energia selvaggia e sensuale che noi francesi abbiamo perduto»

Il loro nome è ammantato di mistero e leggenda: Dov’è Liana. Senza punto interrogativo. Una affermazione, quasi a voler indicare il luogo dove si nasconde una femme fatale, un trésor, una bellezza.

Il luogo è Palermo. Qui, fra munnizza, risse e turisti aggrediti, tre amici trentenni di Tolosa, uniti sin dalla scuola elementare, hanno trovato Liana. Era il periodo del lockdown ed i tre ragazzi francesi lo stavano trascorrendo a casa di un amico nel capoluogo siciliano. Una sera d’estate, con le restrizioni finalmente allentate, si sono trovati catapultati nella movida della Vucciria, alla Taverna Azzurra, luogo mitico e mistico, dove ogni sera la gioventù palermitana s’incontra per bere una birra e ascoltare musica. Ed è lì che i tre transalpini vedono Liana. «È stato un fulmine. Non l’abbiamo mai più vista», raccontano. «Dov’è Liana è dunque un omaggio a quei momenti magici che la vita ti regala e che sono un po’ una continua ricerca per tutti noi. Liana è anche metafora di ricerca. Noi siamo alla ricerca della bellezza, della verità e dell’amore. Palermo è tutto questo».

Da questo episodio è anche nata una canzone, la più popolare del trio formato da Antoine, Jule e Philip, ovvero Perché piangi Palermo (2020), che ha consacrato immediatamente il loro progetto musicale, ora diventato un lavoro full-time. 

«Forse la canzone è diventata una hit underground perché è stata la prima in assoluto a dire questa verità: Palermo è rock! Questa città ti lascia questa incredibile sensazione», commentano. «Quel pezzo è nato in due ore, iniziando a registrare dal telefono. Al primo ascolto ci è piaciuto e l’abbiamo caricato su Spotify. Non ci aspettavamo di avere successo nel vostro Paese, perché non parliamo un buon italiano e facciamo degli errori. Spesso, però, le persone ci dicono che le nostre canzoni comunicano qualcosa di fresco. Quindi abbiamo deciso di continuare con l’italiano perché ci consentiva di creare un certo immaginario».

Anche il linguaggio musicale è italiano, o, meglio, italodisco, con chiari riferimenti al compianto Pino D’Angiò. «Italodisco, la musica elettronica, l’house music sono fra le nostre influenze principali, e su tutto questo un po’ di rock’n’roll. Ma sì l’italodisco ci ha incuriositi molto, anche perché non era molto conosciuto dalle nostre parti. Abbiamo preso il lato diretto di questo genere».

  • Molte altre canzoni sono nate a Palermo. Di recente anche Dua Lipa sembra essere rimasta folgorata dalla città siciliana. Cosa vi ha fatto innamorare?

«L’energia generale della gente, soprattutto della Vucciria di notte. Quell’energia selvaggia e sensuale che noi francesi abbiamo perduto. Questo caos è una cosa superbella per noi e ci ha ispirato molte canzoni. È il modo di vivere della gente di Palermo che ci piace».

I Dov’è Liana si presentano così “live”, celandosi dietro foulard e occhiali da sole

Palermo sarà bella e carica di energia, ma per chi forse non ci vive una vita. I nostri tre eroi, in effetti, da dieci anni hanno scelto di abirare a Parigi, «anche se torniamo spesso in Sicilia». Per cercare ispirazione e per suonare, come accadrà martedì 12 agosto, quando saranno ospiti della serata di chiusura del Mish Mash Festival al Castello di Milazzo. «Un concerto e non un djset», tengono a sottolineare. Nel quale, come è loro abitudine, si presenteranno celando le loro facce dietro foulard e occhiali da sole.

«Non vogliamo mostrare i nostri volti, l’idea è di mettere la musica davanti a tutto, anche a noi, anche alle nostre facce», spiegano. «E poi crea un senso di comunità con il pubblico, perché la gente può ballare e godersi il concerto come vuole, senza vergognarsi».

  • – Notte e amore sono i temi ricorrenti delle vostre canzoni. 

«La motivazione più importante quando facciamo le canzoni è di pensare a come raggiungere le persone e farle stare insieme. Questi temi per noi sono un modo semplice e superdiretto per far ballare e cantare la gente. Vogliamo cercare di dare messaggi positivi alla nostra generazione, di essere la colonna sonora della giovinezza, Ci sono molti punti in comuni fra i giovani italiani e quelli francesi».

  • Nel vostro album Live 679 aprite e chiudete con la lettura della prima e dell’ultima pagina dell’Arte della Gioia di Goliarda Sapienza. Come mai e quando lo avete conosciuto?

«Lo abbiamo letto due/tre anni fa. Per noi è il libro della libertà, della rivoluzione pacifica, dell’amore e della vita. Ci ha toccato un sacco. È il libro che rappresenta di più il nostro progetto e questo momento della nostra vita, e anche perché lei Goliarda è siciliana, di Catania, e quindi era quasi naturale per noi fare questa scelta. Il libro in Francia è superfamoso, forse più che in Italia, perché molte femministe hanno parlato di questo libro».

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