– Primo album del progetto composto da due musicisti italiani – Nino Martella (percussioni, ngoni) e Marco Schiavone (violoncello) – e dal percussionista Souleyman “Petit Soló” Diabaté, fiamma vivente della tradizione mandengue del Burkina Faso
– I tre artisti tracciano una geografia emotiva che non cerca di unificare le differenze, ma di attraversarle, in un percorso sonoro che unisce radici e orizzonti, gesto e silenzio, presenza e metamorfosi, «con lo stesso rigore con cui si studia Bach, Stravinskij o Coltrane»
Nel panorama musicale contemporaneo europeo, la musica africana continua troppo spesso a essere trattata come un elemento decorativo, un colore esotico, una suggestione ritmica da affiancare ad altri linguaggi ritenuti più “strutturati”. The Path Before Us ribalta radicalmente questa prospettiva.
Il primo album del progetto Crossing, realizzato dal trio composto da Petit Solo Diabaté (kora, ngoni, balafon), Nino Martella (percussioni, ngoni) e Marco Schiavone (violoncello), nasce da una posizione chiara e non negoziabile: «La musica africana è un sistema musicale completo, antico, stratificato e complesso, al pari della musica classica occidentale e del jazz. Non è una derivazione, non è una curiosità etnografica, non è un serbatoio da cui attingere superficialmente», è la tesi. «È un corpus di conoscenze che può e deve essere studiato, appreso, praticato, anche da musicisti europei, anche da musicisti bianchi, con lo stesso rigore con cui si studia Bach, Stravinskij o Coltrane».
The Path Before Us non è quindi solo un disco. È il risultato visibile di un processo di ricerca culturale e musicale di lungo periodo, portato avanti dall’associazione Circular Music, che da anni lavora per creare spazi reali di approfondimento, formazione e scambio attorno alle tradizioni musicali dell’Africa occidentale, in particolare alla tradizione mandinka.
Al centro di questo percorso c’è l’incontro tra tre figure che incarnano tre mondi apparentemente distanti ma, in realtà, profondamente comunicanti. Da un lato, un maestro della musica tradizionale africana: Souleyman “Petit Soló” Diabaté, esponente di una genealogia musicale che non si trasmette attraverso spartiti ma attraverso la pratica, la memoria, l’ascolto e la responsabilità culturale. Un sapere incarnato, stratificato, che attraversa generazioni. Nato a Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso, in una famiglia di griot (poeti-cantori dell’Africa occidentale) del gruppo etnico Siamou, che gli trasmise la cultura, l’arte e la saggezza tipiche della tradizione, è un musicista polistrumentista molto rispettato, specializzato nel balafon e nelle percussioni.

Dall’altro lato, due musicisti italiani. Se Souleyman Diabaté incarna la fiamma vivente della tradizione mandengue, il violoncellista Marco Schiavone ne è il naturale contraltare: un profondo conoscitore e interprete della musica classica europea, per la quale il violoncello è da tempo una voce espressiva centrale. È anche un esploratore delle melodie e delle tradizioni del Mediterraneo e del Sud Italia. E poi Nino Martella, polistrumentista originario del Salento, naturalizzato burkinabé. Dopo anni di ricerca musicale ed etnomusicologica nella regione di Houet in Burkina Faso, ha fondato Circular Music, un hub musicale e etichetta discografica dedicata a promuovere il dialogo tra l’arte e la cultura dell’Africa occidentale e le tradizioni dell’Italia meridionale. La sua profonda comprensione dei ritmi e dell’energia della musica mandengue gli consente di essere un ponte naturale tra la tradizione incarnata da Souleyman Diabaté e la sensibilità musicale eurasiatica-mediterranea.
Così. in questo album, le corde della kora e del ngoni intessono melodie luminose e ipnotiche che trovano nel violoncello di Schiavone una voce profonda, lirica e talvolta inquieta. Il kamale ngoni e le percussioni di Martella connettono e propulsano, oscillando tra ritmi rituali e tessiture più intime, costruendo ponti che uniscono i tre mondi sonori del trio. Una tessitura musicale che disegna un paesaggio sonoro in cui le tradizioni africane incontrano la sensibilità contemporanea europea, in un equilibrio in continuo mutamento.
Il suono non è caratterizzato dalla fusione: ogni strumento mantiene la propria identità, pur lasciandosi trasformare dal contatto con gli altri. Così, i tre musicisti tracciano una geografia emotiva che non cerca di unificare le differenze, ma di attraversarle, in un percorso sonoro che unisce radici e orizzonti, gesto e silenzio, presenza e metamorfosi.
The Path Before Us, realizzato con il sostegno di SIAE e Ministero della Cultura nell’ambito del progetto “Per Chi Crea”, non è un titolo retorico, è una dichiarazione di metodo. Il “cammino davanti a noi” «è quello che porta il Mediterraneo a riconoscere finalmente la centralità delle influenze africane nella propria storia culturale e musicale. Non come fenomeno recente o emergente, ma come ritorno alla luce di una relazione antica, rimossa, marginalizzata, spesso negata», spiegano. «Il bacino del Mediterraneo è da sempre un luogo di attraversamenti, scambi, contaminazioni. La musica africana non sta “arrivando” ora: sta riemergendo, chiedendo di essere riconosciuta non come alterità, ma come parte strutturale di questo spazio culturale. Crossing si inserisce consapevolmente in questo movimento lento ma irreversibile».
The Path Before Us, in uscita oggi, venerdì 16 gennaio, sarà presentato live sabato 18 gennaio a Tricase (Lecce), nella Sala del Trono di Palazzo Gallone.
