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CINEMA. Tornano le streghe canterine

– Le prime visioni di questa settimana. Seconda parte di “Wicked”, candidato in 4 categorie ai Grammy Awards. Sfideranno il caschetto biondo più famoso d’Italia dopo la Carrà, ovvero Nino D’Angelo
–  E poi irrompe la cronoca: l’omicidio di Willy in “40 Secondi”, la “Camera di consiglio” al Maxiprocesso contro Cosa Nostra, l’altra faccia del successo di un leggendario campione di wrestling

WICKED – PARTE 2 fantasy, diretto da Jon M. Chu, con Cynthia Erivo, Ariana Grande e Jeff Goldblum, della durata di 138 minuti.

«Questo progetto mi ha aiutata molto perché ha guarito il mio rapporto con la creatività. Penso di essere innamorata di nuovo del mio lavoro come non mi succedeva da molto tempo, si è riaccesa la scintilla. Credo che questo momento di blocco si sia verificato perché la mia fama fosse più forte della mia arte. È stato terapeutico sentirmi apprezzata interpretando Glinda». A confessarlo è la pop star e attrice Ariana Grande, presentando Wicked – Parte 2. Mentre per la collega Cynthia Erivo, che nel film interpreta Elphaba «è stata un’esperienza che mi ha fatto innamorare delle mie diversità perché ho incontrato tante altre persone che si sono innamorate delle loro e sono state in grado di esprimerle. Mi sento diversa  e ora non ho altra scelta che mostrarmi per quello che sono e dedicarmi completamente al mio lavoro. Credo che questi personaggi abbiano un impatto sulla vita delle persone».

In Wicked – Parte 2 (candidato in 4 categorie ai Grammy Award) Glinda la Buona è stata scelta per rassicurare il popolo dell’incantato regno di Oz, mentre Elphaba (Cynthia Erivo), soprannominata la Strega Malvagia dell’Ovest, è costretta a vivere in esilio mentre cerca di smascherare il Mago di Oz (Jeff Goldblum). «Lei capisce che la sua persona non viene usata per fare davvero del bene e nel corso del film riesce a sfuggire dalla facciata che le hanno costruito attorno per riabbracciare la vera Glinda. E, nel frattempo, scopre che ha traumi simili a quelli di Elphaba: le hanno fatto credere di non essere abbastanza e, per questo, hanno bisogno l’una dell’altra. Questi due personaggi vivono una solitudine, Elphaba non ha nessuno su cui contare, mentre Glinda ha tanta gente attorno, eppure si sente sola e abbandonata», spiega Grande. E nell’adattamento cinematografico dell’Atto II del musical di Stephen Schwartz e Winnie Holzman, racconta come Glinda riesca «a bilanciare luce e oscurità in modo silenzioso per tutto il tempo. E penso che questo aspetto venga messo molto più in primo piano rispetto al primo film (uscito nel 2024)», dice l’attrice, ricordando come abbia passato «molto tempo a riflettere sull’infanzia del suo personaggio e sulle convinzioni che le sono state trasmesse e a cui si è aggrappata per tutta la vita spingendola a creare questa facciata, questa bolla di privilegi attorno a sé che lentamente vediamo scoppiare».

Al centro del film l’amicizia, il coraggio, i pregiudizi e il coraggio di guardare sé stessi e gli altri con onestà. Oltre al fatto che le apparenze possono ingannare. Temi che risuonano nel nostro presente: «Dobbiamo stare attenti alla percezione che abbiamo delle persone, che a volte può essere distorta e influenzata dalle opinioni degli altri. E, per questo, dobbiamo cercare di scoprire la verità», riflette Cynthia Erivo. «Anche quando non siamo necessariamente benvenuti in un posto, ciò non significa che quel posto non sia fatto per noi, ma solo che le cose in quel luogo devono cambiare. Penso che questo film tocchi davvero la parte più umana di tutti noi: in realtà tutto ciò che chiunque desidera è essere visto, amato e ascoltato». 

Voto: 3.5 su 5

NINO. 18 GIORNI musicale, diretto da Toni D’Angelo, della durata di 90 minuti.

Il film documentario, diretto dal figlio Toni D’Angelo, è dedicato al caschetto biondo più famoso d’Italia, secondo solo a Raffaella Carrà: Nino D’Angelo. Oggi, senza più quella chioma che lo ha reso celebre e con una musica molto diversa rispetto a brani come ’Nu jeans e ‘na maglietta, Nino mostra i primi capelli grigi, pur continuando a farsi tagliare i capelli dallo stesso barbiere che inventò il suo celebre stile. Il suo recente concerto allo Stadio Maradona di Napoli ha rappresentato un saluto simbolico agli anni Ottanta e a quel particolare sound che lo ha consacrato. A documentare questo momento intimo c’è suo figlio Toni, regista, che lo segue con il telefonino, porgendogli domande e catturando ogni attimo, soprattutto quelli più personali.

Chi era davvero Nino D’Angelo durante quegli anni e come è riuscito a emergere dal nulla fino a raggiungere fama e benessere? E perché, nel pieno del suo successo e mentre Toni era ancora un bambino, la famiglia ha dovuto lasciare Napoli, la città che aveva reso Nino celebre? Per rispondere a queste domande, Toni D’Angelo ha realizzato un viaggio che lo porta a seguire il padre durante il tour I miei meravigliosi anni ’80 e la preparazione di nuovi eventi, ma anche a ritornare insieme nei luoghi della sua giovinezza, come il quartiere napoletano di San Pietro a Patierno, dove Nino è cresciuto, e Casoria, il paese alle porte di Napoli dove ha vissuto prima di trasferirsi a Roma.

Voto: 3 su 5

40 SECONDI drammatico, diretto da Vincenzo Alfieri, con Justin De Vivo, Francesco Gheghi e Enrico Borello, della durata di 121 minuti.

Si ispira a una vicenda reale di ingiustizia e disumanità che ha sconvolto l’Italia. L’omicidio di Willy Monteiro Duarte (Justin De Vivo), un ragazzo capoverdiano di soli ventuno anni, brutalmente aggredito e ucciso a mani nude nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro, in provincia di Roma. Willy viene colpito a morte dopo essere intervenuto per difendere un amico coinvolto in una lite, un gesto di coraggio e altruismo che gli è costato la vita. In appena 40 secondi, il tempo di una violenza fulminea e spietata, la sua giovane esistenza viene spezzata. 

Il film non si concentra solo sull’episodio in sé, ma ricostruisce in modo serrato e intenso le ventiquattro ore che precedono il tragico evento, intrecciando storie e destini apparentemente comuni. Incontri casuali, tensioni represse, rivalità, orgoglio e dinamiche tossiche si rincorrono e si alimentano in un crescendo che esplode in modo imprevedibile e irreversibile. Molto più di una cronaca di un fatto di sangue, è una riflessione amara e potente sulla banalità del male, sul vuoto esistenziale dietro comportamenti quotidiani, e sulla violenza come linguaggio distorto di un disagio profondo. Il film offre uno spaccato realistico e doloroso di una società in cui la fragilità delle relazioni, l’ossessione per il dominio e la mancanza di empatia possono trasformare una semplice discussione in una tragedia irreparabile.

Voto: 4 su 5

THE SMASHING MACHINE biografico, diretto da Benny Safdie, con Dwayne Johnson, Emily Blunt e Oleksandr Usyk, della durata di 123 minuti.

La vita e la carriera di Mark Kerr (Dwayne Johnson), leggendario campione di wrestling, MMA e Vale Tudo. Alla fine degli anni Novanta, quando l’UFC (Ultimate Fighting Championship), organizzazione di arti marziali miste statunitense, era ancora un’arena selvaggia e spietata, Kerr domina il ring con una potenza fuori dal comune. Ma dietro la corazza dell’atleta invincibile si nasconde un uomo fragile, tormentato da paure profonde, dipendenze e dal bisogno disperato di dimostrare il proprio valore. Accanto a lui c’è Dawn Staples (Emily Blunt), la donna che ama ma che fatica a comprendere, trascinata in un vortice di tensioni, sacrifici e autodistruzione.

Mentre la fama cresce, Mark vede sgretolarsi tutto ciò che ha costruito. Il suo corpo cede, la mente vacilla e l’amore si consuma sotto il peso del dolore e delle aspettative. Guidato dal mentore Mark Coleman (Ryan Bader), e poi dal carismatico Bas (Bas Rutten), Kerr tenta più volte di risollevarsi, cercando nella disciplina una via di fuga dai propri demoni. Ma ogni vittoria sul ring è seguita da nuove cadute, fino alla sconfitta che segnerà la fine della sua leggenda e l’inizio di una lenta riscoperta di se stesso. Un racconto potente e viscerale che esplora l’altra faccia del successo, quella dove la forza fisica cede il passo alla fragilità umana, e la battaglia più dura non si combatte sul ring ma dentro di sé.

Voto: 3.5 su 5

LA CAMERA DI CONSIGLIO drammatico, diretto da Fiorella Infascelli, con Sergio Rubini, Massimo Popolizio e Roberta Rigano, della durata di 107 minuti.

Si svolge nel 1987, all’interno del carcere dell’Ucciardone di Palermo. Otto cittadini, quattro donne e quattro uomini, vengono scelti per un compito senza precedenti: decidere il destino di 470 imputati nel più grande processo penale della storia italiana, il Maxiprocesso contro Cosa Nostra. Per garantire la massima sicurezza e impedire ogni tipo di pressione esterna, i giurati vengono isolati in un appartamento blindato ricavato dentro il carcere. Niente televisione, niente telefono e niente radio. Non hanno diritto a nessun contatto con il mondo esterno. Soli con le carte processuali, le loro paure, i loro conflitti e i loro principi.

In un’atmosfera carica di tensione e responsabilità, i giurati affrontano trentasei giorni di reclusione forzata che metteranno alla prova non solo la loro lucidità e imparzialità, ma anche le loro fragilità umane. Tra dubbi morali, scontri personali, alleanze inattese e crisi emotive, il film racconta la clausura giudiziaria più lunga mai avvenuta in Italia.

Non è solo il ritratto di una stanza chiusa, ma è il racconto di un momento decisivo per l’intera Repubblica italiana. È la prima volta in cui lo Stato riconosce l’esistenza organica di Cosa Nostra, infliggendo una condanna collettiva che segnerà una svolta epocale nella storia della lotta alla mafia.

Voto: 3.5 su 5

GIOVANI MADRI drammatico, diretto da Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, con Babette Verbeek, Elsa Houben e Janaina Halloy Fokan, della durata di 105 minuti.

Si svolge in una casa-famiglia dedicata alle giovani madri. Jessica, Perla, Julie, Naïma e Ariane condividono molto più di un tetto, sono adolescenti, ciascuna con un passato segnato da difficoltà e solitudini profonde, ma con una forza che le spinge in avanti. Vivono insieme in uno spazio a metà strada tra un rifugio e un campo di battaglia, dove ogni giorno è una nuova sfida da affrontare con coraggio e determinazione. Tra pannolini, sogni infranti e speranze tenaci, lottano per costruire un futuro diverso, non solo per se stesse, ma anche per i loro figli piccoli e vulnerabili.

Unite dall’esperienza di essere diventate madri troppo presto e dal desiderio di riscatto, cercano di riscrivere il proprio destino, sostenendosi a vicenda nel tentativo di diventare le donne che avrebbero voluto accanto a loro e che non hanno mai avuto.

Voto: 4 su 5

SHELBY OAKS – IL COVO DEL MALE horror, diretto da Chris Stuckmann, con Keith David, Michael Beach e Brendan Sexton III, della durata di 99 minuti.

Racconta la disperata ricerca di Mia (Camille Sullivan) per ritrovare sua sorella Riley (Sarah Durn), scomparsa misteriosamente senza lasciare traccia, ormai dodici anni fa. La sua ossessione la porta a indagare sul passato della sorella, scoprendo grazie al ritrovamento di un vecchio video registrato su nastro, che faceva parte di un gruppo di cacciatori del paranormale. Le tracce la conducono fino alla misteriosa e inquietante città di Shelby Oaks, dove il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è comincia a svanire. Man mano che Mia scava più a fondo nei segreti di quel luogo oscuro scopre una serie di morti misteriose e un agghiacciante dubbio si insinua nella sua mente. Il demone immaginario a cui lei e Riley credevano da bambine, un mostro che pensavano essere solo frutto della loro fantasia, potrebbe essere diventato tragicamente reale. La donna si ricorda infatti che Riley, la notte prima della sua sparizione, le aveva confessato di aver visto un uomo alla sua finestra.

La ricerca di Mia non è solo una lotta contro il tempo per ritrovare sua sorella, ma anche una battaglia interiore contro la paranoia e la possibilità che le sue paure più profonde, risalenti all’infanzia, siano reali e terrificanti. In questo viaggio, Mia si ritrova ad affrontare una verità sconvolgente, mettendo in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto.

Voto: 3 su 5

BUON VIAGGIO, MARIE drammatico, diretto da Enya Baroux, con Hélène Vincent, Pierre Lottin e Juliette Gasquet, della durata di 97 minuti.

Protagonista è l’ottantenne Marie (Hélène Vincent), affetta di un cancro incurabile. Sopporta ogni giorno il peso della malattia con dignità, ma dentro di sé ha scelto di mettere fine alle sue sofferenze con il suicidio assistito. Visto che in Francia la pratica è illegale, ha deciso di partire per la Svizzera, dove potrà farlo legalmente.

Ma quando arriva il momento di rivelare la verità al figlio Bruno (David Ayala), un uomo immaturo e disilluso, e alla nipote Anna (Juliette Gasquet), un’adolescente in piena crisi esistenziale, Marie si blocca. Così, nel panico, inventa una bugia colossale sostenendo di dover riscuotere una misteriosa eredità da una banca svizzera. Con questo pretesto, propone di partire tutti insieme per un ultimo viaggio di famiglia.

Alla guida di un vecchio camper ci sarà Rudy (Pierre Lottin), un assistente appena conosciuto, generoso e un po’ impacciato, accompagnato dal suo topo domestico, Lennon. Quello che inizia come un viaggio improvvisato si trasforma presto in un road movie imprevedibile, tenero e pungente, tra segreti, scontri generazionali e inattesi momenti di tenerezza. Marie crede di avere tutto sotto controllo, ma la strada e i suoi compagni di viaggio le riserveranno molte sorprese.

Voto: 2.5 su 5

DREAMS sentimentale, diretto da Michel Franco, con Jessica Chastain, Isaac Hernández e Rupert Friend, della durata di 95 minuti.

Fernando (Isaac Hernández) è un giovane ballerino messicano che sogna di sfondare nel mondo della danza classica e di vivere negli Stati Uniti. Convinto che l’amore della sua ricca amante Jennifer (Jessica Chastain), lo sosterrà nel suo cammino, decide di attraversare il confine e inseguire il suo sogno a San Francisco. La loro relazione, nata tra passione e illusione, intreccia due mondi lontani: quello dell’élite americana di lei e quello del giovane e ambizioso ballerino messicano. Mentre l’entusiasmo e la speranza di Fernando si scontrano con la dura realtà, il suo arrivo negli Stati Uniti segna l’inizio di una crisi.

L’ambizione di Fernando e l’amore che credeva incondizionato si trovano a fare i conti con le difficoltà pratiche e psicologiche. Jennifer, protettrice e decisa, vede minacciato il mondo perfetto che ha costruito, e farà di tutto per salvaguardare il suo status e il futuro che aveva pianificato, anche a costo di mettere alla prova la loro storia.

Voto: 2.5 su 5

IL MIO NOME È NEVENKA drammatico, diretto da Icíar Bollaín, con Mireia Oriol, Urko Olazabal e Ricardo Gómez, della durata di 112 minuti.

Racconta la vera storia di Nevenka Fernández (Mireia Oriol), la prima donna spagnola ad aver denunciato un uomo politico per molestie sessuali sul lavoro. Nel 2000, a soli ventiquattro anni, Nevenka, assessore alle finanze del comune di Ponferrada in Spagna, trovò il coraggio di accusare pubblicamente il suo capo, Ismael Álvarez (Urko Olazabal), sindaco della cittadina, per le persecuzioni e le molestie subite, sia sul piano professionale sia personale. In un’epoca in cui quasi nessuno osava sfidare il potere, la sua voce ruppe un silenzio radicato e aprì una breccia in un muro che per anni aveva protetto le istituzioni e gli abusi.

La denuncia di Nevenka segnò un punto di svolta nella storia dei diritti delle donne in Spagna, anticipando di decenni il movimento #MeToo e accendendo un dibattito pubblico senza precedenti. Il coraggio di questa giovane consigliera le costò però un prezzo altissimo, l’isolamento, il discredito, e l’ostilità della stessa comunità che avrebbe dovuto sostenerla. Uno sguardo intenso, un’opera che illumina le zone d’ombra del potere e restituisce dignità a una donna che, pagando con la propria libertà e serenità, ha aperto la strada a una nuova consapevolezza sociale.

Voto: 2.5 su 5

CARMEN È PARTITA commedia, diretto da Domenico Fortunato, con Giovanna Sannino, Domenico Fortunato e Maurizio Mattioli.

È ambientato in un piccolo borgo antico dove la misteriosa scomparsa di Carmen (Giovanna Sannino), la ragazza più bella e chiacchierata del paese, sconvolge l’equilibrio della comunità. Solitaria e riservata, Carmen lavora come domestica per Amedeo (Domenico Fortunato), un sarto introverso che trascorre le giornate tra stoffe e ricordi delle dive del passato. La sua bottega si affaccia sulla piazza principale, dove si incontrano ogni giorno i suoi amici di sempre. Cono (Maurizio Mattioli), il macellaio, Michele (Franco Ferrante), il barbiere, e Alfredo (Francesco Giuffrida), il barista. Orfana e accolta nella casa di Amedeo grazie alla zia Rosanna (Antonella Carone), Carmen ha trovato un rifugio silenzioso lontano dai pettegolezzi. All’inizio la convivenza tra i due è difficile, ma con il tempo si crea un legame di grande affetto.

Quando la ragazza scompare all’improvviso, il borgo si riempie di sospetti, segreti e mezze verità. Mentre il maresciallo dei Carabinieri (Alessandro Tersigni) conduce le indagini, Amedeo si ritrova a fare i conti con la propria solitudine e con un dolore che non riesce a sopportare. La ricerca di Carmen diventa così anche un viaggio interiore, quello di un uomo che, nel vuoto lasciato da una giovane donna, riscopre il peso dei ricordi, la fragilità dell’amore e la malinconia del tempo che passa.

Voto: 2.5 su 5

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