– Le prime visioni di questa settimana. Altri eroici film si affacciano nel momento dominato da “re degli incassi” come “Buen Camino” e “Avatar”. Fra le polemiche arriva in Italia “Song sung blue” su quando il successo arriva tardi. In “Sirāt” il regista Oliver Laxe racconta una storia di sopravvivenza ambientata nel Sahara al seguito di una carovana di ravers. Il Venezuela di Maduro in “Hambre”. “La villa portoghese” e “Ultimo schiaffo” le altre nuove uscite
SONG SUNG BLUE – UNA MELODIA D’AMORE musicale, biografico, diretto da Craig Brewer, con Hugh Jackman, Kate Hudson e Michael Imperioli, della durata di 133 minuti.
Hugh Jackman torna nei cinema italiani con l’uscita di Song Sung Blue – Una melodia d’amore, il nuovo biopic musicale diretto da Craig Brewer che lo vedrà affiancato per l’occasione da Kate Hudson. Il film racconta infatti la storia di Mike e Claire Sardina, saliti alla ribalta per aver fondato una tribute band dedicata a Neil Diamond chiamata Lightning & Thunder. Nonostante oltreoceano abbia già conquistato buona parte della critica e Kate Hudson sia in odore di Oscar, Song Sung Blue si è tuttavia attirato le ire di Michael Sardina Jr., figlio di Mike, cha ha apertamente accusato la produzione di aver «tradito e distrutto» l’eredità artistica del padre.
In una intervista rilasciata al Daily Mail, il quarantunenne figlio d’arte ha dichiarato senza mezzi termini che suo padre «si rivolterebbe nella tomba» se potesse vedere il modo in cui è stato rappresentato sul grande schermo: «Tutti pensano che sia un film meraviglioso, davvero toccante, ma sono tutte bugie. Hanno rubato tutto il duro lavoro che mio padre ha dedicato in tutta la sua vita…».
Michael Jr. e la sorella Angelina Sardina sono diventati fratellastri dei figli di Claire, Rachel e Dayna, dopo il matrimonio tra Claire e Mike avvenuto nel 1994. Mike Sardina è poi venuto a mancare nel 2006, due anni prima che la sua storia venisse raccontata nel documentario di Greg Kohs del 2008 su cui si basa il film. A differenza del figlio, Claire Sardina ha sostenuto apertamente il progetto, presenziando alla première insieme alla figlia Rachel, a Hugh Jackman e al regista Brewer.
Il film racconta la storia di due persone comuni. Una è Mike “Lightning” Sardina è un ex alcolista e musicista di provincia che alterna lavori precari a serate in locali di fortuna, portandosi dietro una passione che non ha mai trovato una forma stabile. La musica resta un gesto intimo, quasi difensivo, qualcosa che lo accompagna senza offrirgli una direzione. L’altro personaggio è Claire, cantante dilettante dalla voce limpida e da un entusiasmo che sembra resistere meglio del suo all’usura del tempo, la cui strada una sera s’incrocia con quella di Mike Sardina. Tra i due nasce un’intesa immediata, fatta di affinità silenziose e di un comune bisogno di dare un senso a ciò che sanno fare meglio. La relazione cresce insieme alla musica condivisa, finché Claire propone a Mike propone di concentrarsi su un repertorio preciso: le canzoni di Neil Diamond, amate, riconoscibili, capaci di trasformare l’imitazione in un’occasione concreta. La scelta non è un calcolo, ma una resa: assumere una voce già esistente per poter continuare a cantare. Nasce così la tribute band Lightning & Thunder, e con essa una nuova possibilità di vita. Le prime esibizioni, i piccoli spostamenti, l’attenzione inattesa del pubblico consolidano il progetto, mentre il rapporto tra Mike e Claire si trasforma in qualcosa di più stabile e definitivo. La musica diventa lavoro, il lavoro diventa quotidianità condivisa, e le canzoni di altri iniziano a raccontare la loro stessa storia. In questo equilibrio fragile tra amore, imitazione e sopravvivenza artistica, Mike e Claire trovano una forma di esistenza che non somiglia al successo, ma a una continuità possibile, seppur destinata a rivelare le sue fragilità a causa di un terribile incidente.
«Ho fatto un album a 40 anni. L’ho pubblicato a 42, ed è stata la decisione migliore che abbia mai preso, anche se allora non ne avevo idea», ricorda Hudson, che ha ricevuto la nomination ai Golden Globes come Migliore attrice protagonista in un film commedia o musicale. «Non stavo pensando all’età, pensavo solo che dovevo farlo. Ma la risposta che ho ricevuto da donne della mia età riguardo alle cose che avrebbero voluto fare e che hanno avuto paura di fare perché temevano il giudizio degli altri, o perché erano troppo spaventate all’idea di cambiare direzione, è stata travolgente e meravigliosa». Perché la verità, come sottolinea l’attrice, «è che ciò che ci tiene vivi è continuare a muoverci, a cambiare, a fare le cose che desideriamo davvero. Questa idea che l’arte abbia una data di scadenza solo perché hai una certa età è sbagliata: è l’opposto. Più invecchi, più hai cose con cui entrare in connessione, più hai da dire. Ed è qualcosa che non finisce mai. E lo stesso vale per l’amore. L’amore arriva esattamente quando deve arrivare, che tu abbia 20, 40 o 70 anni».
Voto: 3 su 5
SIRĀT drammatico, diretto da Óliver Laxe, con Sergi López, Bruno Núñez e Jade Oukid, della durata di 115 minuti.
Sirāt è la parola araba che indica il ponte sottile tra Paradiso e Inferno, titolo che riassume l’ambizione del nuovo film di Oliver Laxe, regista franco-spagnolo autore di un cinema fisico, radicale e spirituale. Una storia di sopravvivenza ambientata nel Sahara: un padre (Sergi López) alla ricerca della primogenita scomparsa, si unisce con l’altro figlio a un gruppo di ravers europei mentre il mondo, fuori campo, sembra avviarsi al collasso. Vincitore del Premio della Giuria a Cannes, nella shorlist Oscar per la Spagna, Sirāt è un’esperienza sensoriale estrema, fatta di paesaggi ostili, trance elettronica e comunità provvisorie.
«L’interesse per il mondo dei rave è iniziato da adolescente», racconta il regista. «Cresciuto in una città industriale spagnola molto grigia, studiavo arte. Poi a 24 anni, quando vivevo in Marocco, in un palmeto vicino a Ouarzazate, fu organizzato un rave e ho iniziato un percorso. Ballare per me è sano e necessario, una cerimonia, uno strumento di scoperta di sé».
Voto: 3 su 5
HAMBRE drammatico, diretto da Joanna Nelson, con Gabriel Agüero, Claudia Rojas e Federica Fracassi, della durata di 110 minuti.
Racconta una storia ambientata in un Venezuela colpito dalla crisi e abbandonato da milioni di persone che cercano fortuna altrove. Due ex compagni di scuola poco più che ventenni si ritrovano a un bivio esistenziale e morale. Roberto (Gabriel Agüero), idealista e inflessibile, lavora al Ministero dei Trasporti e giura di non lasciare mai la propria terra, guardando con disprezzo chi decide di partire. Selina (Claudia Rojas), invece, vive illegalmente in Italia e considera un matrimonio di convenienza come unica via per ottenere la cittadinanza, nascondendo alla sua famiglia in Venezuela, preoccupata per lei, le difficoltà che sta affrontando.
Quando Roberto riceve un’importante offerta di lavoro all’estero e Selina rimane bloccata nel suo paese d’origine durante le vacanze di Natale, entrambi si trovano davanti a una scelta difficile: restare e contribuire al proprio Paese o affrontare le incertezze e le speranze di una nuova vita da emigrati. Tra dubbi, paure e legami con il passato, Hambre esplora il peso delle decisioni, la forza dell’amore e il coraggio necessario per affrontare un futuro incerto in una terra travolta da una profonda crisi.
Voto: 3 su 5
LA VILLA PORTOGHESE drammatico, diretto da Avelina Prat, con Manolo Solo, Maria de Medeiros e Branka Katic, della durata di 114 minuti.
Fernando (Manolo Solo), un uomo mite e solitario, docente universitario di geografia che vive a Barcellona è il protagonista. Cultore delle mappe cartacee e abitudinario, Fernando vede le proprie certezze crollare quando la moglie, di origine bulgara, lo abbandona senza spiegazioni facendo ritorno nel suo Paese. Smarrito e profondamente segnato dall’abbandono, Fernando decide di rompere con il passato e votare pagina. Spinto dal dolore, attraversa la penisola iberica e approda sulla costa atlantica del Portogallo, dove incontra per caso Manuel (Xavi Mira), un giardiniere spagnolo senza fissa dimora dallo spirito libero e nomade.
Tra i due nasce un’amicizia inattesa, e quando Manuel gli mostra un angolo nascosto e suggestivo, Fernando compie un gesto impulsivo: si finge giardiniere come il suo nuovo amico e inizia a lavorare in una casa di campagna portoghese. In quella nuova vita, che lo affascina ma non gli appartiene, Fernando scopre un’imprevista serenità e inizia a stringere legami sinceri con le persone che lo circondano, in particolare con Amalia (Maria de Medeiros), la riservata e ammaliante proprietaria della tenuta. Ma la sua fuga dalla realtà si trasforma ben presto in un percorso incerto e profondamente riflessivo, dove la menzogna si intreccia con la possibilità di una rinascita.
Voto: 3.5 su 4
ULTIMO SCHIAFFO drammatico, diretto da Matteo Oleotto, con Adalgisa Manfrida, Massimiliano Motta e Giuseppe Battiston, della durata di 100 minuti.
Commedia e la tragedia si intrecciano sullo sfondo innevato di un paesino del Friuli Venezia Giulia. Quello di Jure e Petra (Massimiliano Motta e Adalgisa Manfrida) è un Natale lontano da quello rassicurante fatto di lucine, abeti e presepi. Fratello e sorella, giovani tuttofare di montagna, sono alle prese con una vita fatta di incertezze e un futuro che sembra sempre più irraggiungibile. I due vivono tra i ghiacci di un villaggio isolato e ormai senza speranza. Decisi a ristrutturare la vecchia casa di famiglia affacciata sul lago per trasformarla in un locale alla moda, si scontrano con la dura realtà. Servono soldi, e in fretta.
L’occasione sembra arrivare con la misteriosa scomparsa di un cane, Marlowe, e la promessa di una lauta ricompensa. Ma quella che sembra una banale ricerca si trasforma in un viaggio tragicomico tra espedienti leciti e illeciti, incontri assurdi e uno scontro diretto con Nicola (Giovanni Ludeno), uno spietato imprenditore che farà di tutto per ostacolarli. Tra schiaffi veri e metaforici, il film racconta la provincia con ironia amara, dove ogni personaggio innesca un inarrestabile effetto domino. E dove, forse, anche tra i ghiacci, può ancora esistere una via di fuga o di redenzione.
Voto: 3 su 5
