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CINEMA. Il quinto Beatle. La storia di Brian Epstein

– Le prime visioni di questa settimana. Effetto Sanremo anche nelle sale cinematografiche: poche grandi uscite. Da segnalare “Midas Man” su Brian Epstein, il manager che scoprì i Fab Four. Tra le altre proposte. “Il suono di una caduta”, “Per un po’” e “Tienimi presente”

MIDAS MAN drammatico, diretto da Joe Stephenson, con Jacob Fortune-Lloyd, Emily Watson e Alex MacQueen, della durata di 112 minuti.

Racconta la storia di Brian Epstein (Jacob Fortune-Lloyd). Il 9 novembre 1961, scese le scale di una cantina a Liverpool e, senza saperlo, cambiò il mondo per sempre. Brian era il manager del News, il negozio di dischi di famiglia, un giovane borghese colto e ambizioso, apparentemente lontano dall’energia grezza della scena musicale. Eppure, incuriosito dalle insistenti richieste di alcune adolescenti per un singolo tedesco intitolato My Bonnie, inciso da un gruppo locale chiamato Beatles, decise di andare al Cavern Club per vederli suonare dal vivo. Quella sera rimase colpito non solo dalla musica, ma soprattutto dall’effetto magnetico che il gruppo esercitava sul pubblico. Brian intuì immediatamente il potenziale del gruppo e si offrì di rappresentarli. Fu lui a spingerli verso un’immagine più curata e un nuovo stile. All’inizio del 1962 organizzò per loro un’audizione alla Decca Records, che si concluse con un rifiuto clamoroso. Il dirigente Dick Rowe (Alex Macqueen) faticava a comprendere perché un uomo come Epstein fosse disposto ad abbandonare una vita agiata per scommettere su un gruppo simile.

Brian, però, non si arrese: portò la cassetta dell’audizione da una casa discografica all’altra, fino all’incontro decisivo con George Martin (Charley Palmer Rothwell) della Parlophone. L’audizione andò bene, con l’eccezione del batterista Pete Best (Adam Lawrence), che su consiglio di Martin venne sostituito da Ringo Starr (Campbell Wallace). Con la nuova formazione, i Beatles pubblicarono Love Me Do e From Me To You, ottenendo un successo immediato. Per Brian Epstein, gestire i Beatles fu solo il ruolo più visibile di una figura che visse, in pochissimi anni, mille vite diverse, lasciando un’impronta indelebile nella storia della musica.

Voto: 3.5 su 5

IL SUONO DI UNA CADUTA drammatico, diretto da Mascha Schilinski, con Lena Urzendowsky, Luise Heyer e Filip Schnack, della durata di 149 minuti.

È ambientato in una remota fattoria dell’Altmark, nel nord della Germania. Qui, in epoche diverse ma legate da un filo invisibile, crescono quattro giovani donne, Alma (Hanna Heckt), Erika (Lea Drinda), Angelika (Lena Urzendowsky) e Lenka (Laeni Geiseler). Le loro vite, pur lontane nel tempo, sembrano rispecchiarsi l’una nell’altra.

Nel corso della grande guerra, la piccola e introversa Alma assiste senza comprenderne del tutto il peso a un segreto familiare legato all’amputazione di un parente. Decenni dopo, nel secondo dopoguerra, la discendente Erika si sente inspiegabilmente attratta da quella stessa figura. Negli anni Ottanta, la nipote Angelika affronta la scoperta della propria sessualità, ma l’ombra minacciosa di uno zio predatore incombe sulla sua adolescenza, lasciando ferite profonde. Nell’epoca contemporanea, la fattoria — trasformata ormai in una casa vacanze — diventa il luogo in cui la malinconica Lenka intreccia una fragile amicizia con una ragazza segnata dalla perdita della madre. Tra loro riaffiorano, inconsciamente, le stesse insicurezze, paure e speranze delle giovani che l’hanno preceduta. Mentre la casa cambia volto attraverso le generazioni, il passato continua a filtrare nel presente.

Le storie delle quattro protagoniste si sfiorano e si intrecciano, fino a mettere in crisi la linearità stessa del tempo. In questo ciclo ininterrotto di memoria si compone un ritratto intimo e potente dell’esperienza femminile, sospeso tra sogno, trauma e rinascita.

Voto: 3 su 5

PER UN PO’ drammatico, diretto da Simone Valentini, con Alessandro Tedeschi, Ilde Mauri e Isnaba Na Montche, della durata di 100 minuti.

Nicc (Alessandro Tedeschi) è un uomo che ha poco più di quarant’anni, una carriera brillante e una vita segnata da privilegi che lo hanno sempre protetto dal mondo reale. Spinto dal desiderio di dare un senso più profondo alla propria esistenza, decide di diventare padre affidatario. È così che nella sua vita entra Fede (Isnaba Na Montche), un diciottenne cresciuto in comunità con un passato difficile e ferite che non ha mai davvero imparato a mostrare. Fin dall’inizio, tra i due nasce un legame profondo, ma molto instabile. La loro convivenza si trasforma in un’altalena emotiva fatta di avvicinamenti e ritrosie, scontri e silenzi, ma anche di piccoli gesti di fiducia che pian piano costruiscono una forma di intimità inaspettata. I fantasmi del passato di Fede e i limiti emotivi di Nicc minacciano costantemente l’equilibrio fragile del loro rapporto, ma sarà proprio questo confronto quotidiano, spesso estremamente faticoso, a fornire a entrambi gli strumenti per crescere.

Un racconto di un incontro tra due solitudini, un uomo che ha sempre avuto tutto tranne l’essenziale, e un ragazzo che non ha mai avuto nulla se non se stesso. Insieme, scopriranno che la famiglia può nascere anche fuori dagli schemi, e che il vero coraggio, a volte, è lasciarsi cambiare dall’altro.

Voto: 3.5 su 5

TIENIMI PRESENTE drammatico, diretto da Alberto Palmiero, con Alberto Palmiero, Francesco Di Grazia e Gaia Nugnes, della durata di 80 minuti.

Alberto, un giovane regista disilluso, è convinto che il cinema non abbia più nulla da offrirgli. Dopo anni vissuti a Roma tra sogni infranti, progetti mai realizzati e produttori sfuggenti, alla soglia dei trent’anni decide di mettere fine a un percorso che sembra non portare da nessuna parte. Quella che doveva essere la città delle opportunità si è trasformata, giorno dopo giorno, in un luogo ostile, fatto di attese infinite, compromessi e silenzi. Così Alberto sceglie di tornare nella sua città natale, in provincia, dove non metteva piede da tempo. Un ritorno forzato, ma anche necessario.

Qui, tra i ritmi lenti della quotidianità e i volti familiari che aveva lasciato alle spalle, riscopre la calma. La distanza dal caos romano, le passeggiate senza meta, le conversazioni con vecchi amici e le nuove conoscenze lo aiutano a riconnettersi con una parte di sé che aveva dimenticato. Ma la quiete non basta a cancellare i dubbi. Le ambizioni accantonate e i desideri messi da parte tornano a farsi sentire. Più cerca di lasciarsi alle spalle il cinema, più si rende conto che quel sogno, per quanto doloroso, fa ancora parte di lui. Cosa fare davvero della propria vita? È una domanda che continua a tormentarlo, ma forse è proprio nel momento in cui smette di inseguire qualcosa a tutti i costi che inizia a comprenderne il senso più profondo.

Voto: 3.5 su 5

MIROIRS NO. 3 – IL MISTERO DI LAURA drammatico, diretto da Christian Petzold, con Paula Beer, Barbara Auer e Matthias Brandt, della durata di 86 minuti.

Si svolge durante un tranquillo weekend in campagna. La vita di Laura (Paula Beer), giovane studentessa di pianoforte a Berlino, cambia radicalmente dopo essere sopravvissuta a un violento incidente d’auto in cui il suo ragazzo perde la vita. Illesa ma profondamente scossa, Laura vaga sotto shock lungo una strada deserta finché non viene accolta da Betty (Barbara Auer), una donna del posto che ha assistito all’accaduto e decide di offrirle rifugio e cura con una dolcezza quasi materna, velata da una lieve inquietudine.

Nella casa isolata, anche il marito di Betty (Matthias Brandt) e il loro figlio adulto (Enno Trebs), inizialmente diffidenti, finiscono per accettare la presenza silenziosa di Laura. In quei giorni sospesi, fatti di gesti misurati e silenzi densi, nasce un fragile equilibrio, un’illusione di famiglia che sembra quasi restituire a Laura un senso di appartenenza e di pace.

Ma sotto la superficie si agitano tensioni sottili, segreti e dolori mai elaborati. Il passato torna a farsi sentire, e costringe Laura a confrontarsi con la perdita, la colpa e la propria identità, in un lento processo di riemersione emotiva.

Voto: 3 su 5

SCREAM 7 horror, diretto da Kevin Williamson, con Neve Campbell, Courteney Cox e Isabel May, della durata di 114 minuti.

Vede il ritorno della storica protagonista Sydney (Neve Campbell). Quando un nuovo assassino mascherato da Ghostface semina il terrore nella tranquilla cittadina dove Sidney Prescott (Neve Campbell) ha ricostruito la sua vita, i suoi incubi più profondi diventano realtà: la prossima vittima designata è sua figlia (Isabel May). Decisa a proteggere ciò che ama, Sidney dovrà riaprire le porte del suo passato e affrontare, una volta per tutte, l’orrore che pensava di aver lasciato alle spalle.

Voto: 3 su 5

CHOPIN, NOTTURNO A PARIGI drammatico, diretto da Michal Kwiecinski, con Eryk Kulm, Lambert Wilson e Joséphine de La Baume, della durata di 133 minuti.

Si svolge a Parigi nel 1835. Frédéric Chopin (Eryk Kulm) ha 25 anni ed è all’apice del successo. Idolo dei salotti aristocratici, ammirato dal Re di Francia (Lambert Wilson) e corteggiato da nobildonne e intellettuali, è diventato una figura imprescindibile della scena culturale parigina. Nessun evento importante sembra potersi svolgere senza la sua presenza. È un giovane brillante, acuto, ironico, protagonista di notti sfrenate e feste, famoso per le sue battute taglienti e le sue improvvisazioni geniali. Eppure, dietro l’eleganza e l’energia apparente, si nasconde una verità più fragile. La salute di Chopin vacilla, segnata da una malattia che egli stesso si ostina a negare. Nonostante il corpo dia segnali di cedimento, lui non rallenta. Continua a comporre capolavori, spesso su commissione, mentre è costretto, per necessità economiche, a impartire lezioni di pianoforte. Il lavoro lo stanca, ma non lo spegne, la musica resta il suo rifugio, la sua ribellione e la sua condanna.

Riviviamo questo momento cruciale nella vita del grande compositore, esplorando le tensioni tra celebrità e solitudine, tra desiderio di vivere e consapevolezza della morte imminente. Un ritratto intimo e struggente di un genio che, anche nel declino fisico, continua a creare bellezza, trasformando il dolore in musica immortale.

Voto: 3 su 5

THE DANGERS IN MY HEART – THE MOVIE anime, diretto da Hiroaki Akagi, della durata di 102 minuti.

Racconta la storia di Kyotaro Ichikawa, uno studente delle scuole medie apparentemente ordinario, ma dentro di sé nasconde pensieri oscuri e un profondo senso di inadeguatezza. La sua attenzione è spesso catturata da Anna Yamada, una delle ragazze più belle, popolari e solari della scuola. Tuttavia, quando Ichikawa inizia a conoscerla davvero, la sua percezione cambia radicalmente. Il comportamento spontaneo e imprevedibile di Yamada, come abbuffarsi di snack in biblioteca, canticchiare distrattamente o avvicinarsi a lui senza preavviso, mette in crisi Ichikawa, che finisce per pensare a lei sempre più spesso. Senza rendersene conto, Yamada diventa il centro dei suoi pensieri quotidiani.

Col passare del tempo e grazie ai momenti trascorsi insieme, anche Anna Yamada comincia a provare un’attrazione sincera per Ichikawa, scoprendo emozioni nuove e inaspettate. Per entrambi è la prima vera esperienza nel comprendere cosa significhi piacere a qualcuno e sentirsi accettati.

Tra incomprensioni, situazioni imbarazzanti ed emozioni autentiche, la distanza emotiva tra i due si riduce, dando vita a una storia di crescita personale e sentimentale.

Nel frattempo, Kana Ichikawa, sorella maggiore di Kyotaro, decide di utilizzare gli appunti del diario del fratello come ispirazione per scrivere una canzone. Per evitare che i suoi pensieri più intimi vengano resi pubblici, Ichikawa si ritrova costretto a collaborare con le Primary COLOR, il gruppo musicale di sua sorella. Il risultato sarà una canzone che si trasforma in una dichiarazione d’amore per Yamada.

Voto: 3.5 su 5

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