– Le prime visioni di questa settimana. “Attitudini: nessuna” è un documentario sul popolare trio di comici. “Ammazzare stanca” sul ravvedimento di un killer, figlio di un capoclan mafioso. Tutte le altre uscite
ATTITUDINI: NESSUNA documentario, diretto da Sophie Chiarello, con Aldo, Giovanni e Giacomo.
È un documentario sul trio comico, formato Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti, in arte Aldo, Giovanni e Giacomo, icone della commedia italiana contemporanea, che con i loro film e i loro spettacoli teatrali hanno divertito gli italiani negli ultimi tre decenni.
La regista segue il trio in un ritorno alle origini, permettendo ad Aldo, Giovanni e Giacomo di raccontare come e quando è nata la loro amicizia e il loro sodalizio artistico, come hanno accresciuto il loro talento e soprattutto come il destino li ha portati al successo, rendendoli una leggenda della comicità italiana.
Voto: 4 su 5
AMMAZZARE STANCA drammatico, diretto da Daniele Vicari, con Vinicio Marchioni, Gabriel Montesi e Thomas Trabacchi, della durata di 129 minuti.
Siamo negli anni Settanta, periodo in cui la ndrangheta calabrese si sta espandendo rapidamente anche nel Nord Italia. Antonio Zagari (Gabriel Montesi), poco più che ventenne, figlio del temuto boss Giacomo Zagari (Vinicio Marchioni), trapiantato in Lombardia dai primi anni Cinquanta, si ritrova immerso in un mondo di violenza e crimine.
Cresciuto tra la ferocia del padre e la fragilità muta della madre, Antonio impara presto che uccidere, rapinare o rapire è parte di una regola non scritta. Nonostante fosse destinato a seguire le orme del genitore, si trova a fare i conti con la propria coscienza, soprattutto dopo l’ennesimo delitto che gli pesa come una condanna.
Finisce in carcere a metà degli anni Settanta, e proprio lì, tra le mura spoglie della cella, scopre un desiderio mai provato prima: scrivere. Nei suoi quaderni annota frammenti di vita, il ricordo del fratello Enzo, l’amore per Angela (Selene Caramazza), e la nostalgia per quell’infanzia trascorsa nel Varesotto, un’isola felice solo in apparenza. Scrive di sé, della sua famiglia e del sangue versato con una lucidità che ferisce.
Tanta violenza lo porta alla dolorosa consapevolezza che quella vita di potere non è quella che desidera. Uccidere diventa per lui un peso insostenibile, una ribellione del corpo prima ancora che della mente. Mentre i suoi coetanei lottano per il cambiamento nelle fabbriche, nelle università e nelle piazze, Antonio porta avanti una lotta personale e trova la forza di opporsi al destino che gli era stato imposto. Con coraggio, decide di sfidare la sua famiglia, rifiutando il cammino tracciato dal padre e scegliendo una strada lontana dalla malavita organizzata, anche se sa che quella scelta lo metterà in pericolo per sempre.
Voto: 3 su 5
REGRETTING YOU – TUTTO QUELLO CHE NON TI HO DETTO sentimentale, diretto da Josh Boone, con Mckenna Grace, Mason Thames e Allison Williams, della durata di 116 minuti.
Racconta la storia di Morgan Grant (Allison Williams) e di sua figlia Clara (Mckenna Grace), donne dal carattere profondamente contrastante che si trovano a dover affrontare la perdita del marito e padre, Chris, morto in un tragico incidente d’auto. L’uomo manteneva l’equilibrio tra loro e con la sua morte, l’armonia tra una madre iperprotettiva e una figlia ribelle sembra destinata a spezzarsi definitivamente. Non sembra esserci nessuna possibilità di riavvicinamento, tra segreti, bugie e rimpianti, ma anche una verità sconvolgente che emerge lentamente, scuotendo ogni certezza. Ciò che rimane dopo una tragedia sono il disordine, il dolore, ma anche la bellezza della vita e dell’amore, tra ciò che si perde e ciò che, forse, può ancora essere salvato.
La storia, tesa e commovente, mette in luce la lotta di Morgan e Clara per trovare la pace, mentre affrontano insieme le sfide del passato e della perdita, riscoprendo un legame profondo che credevano compromesso per sempre.
Voto: 3 su 5
BUS 47 drammatico, diretto da Marcel Barrena, con Eduard Fernández, Clara Segura e Zoe Bonafonte, della durata di 110 minuti.
Si svolge a Barcellona nel 1978. Durante la Transizione Democratica, le periferie della città vivono ancora ai margini del cambiamento. Il Consiglio Comunale, ignorando le comunità di immigrati che abitano le colline, sostiene che gli autobus non possono raggiungere il quartiere di Torre Baró, perché le strade sono troppo strette e pericolose. Ma Manolo Vital (Eduard Fernández), residente del quartiere e autista della compagnia di trasporti pubblici TMB, decide di smentire quella menzogna con un gesto audace. Al volante dell’autobus della linea 47, dimostra che è possibile arrivare fino in cima a Torre Baró. Il suo atto di disobbedienza pacifica diventa simbolo di una battaglia collettiva per la dignità e l’inclusione.
Il film racconta la storia vera di un uomo, di un autobus e di un quartiere dimenticato. Ma anche quella di molte comunità nate negli anni Cinquanta ai margini delle grandi città spagnole, formate da immigrati che dopo aver lasciato le proprie terre, costruirono con le proprie mani le case in cui vivere. Negli anni Settanta, molte di quelle zone non erano ancora riconosciute come parte della città, mancavano acqua, luce e servizi di base. L’impresa di Manolo Vital e dei suoi vicini non è solo la storia di un quartiere che conquista il diritto di essere raggiunto da un autobus, è anche il racconto di un movimento popolare che dal basso, trasformò Barcellona e cambiò per sempre le sue periferie.
Voto: 3.5 su 5
C’ERA UNA VOLTA MIA MADRE drammatico, diretto da Ken Scott, con Leïla Bekhti, Jonathan Cohen e Josephine Japy, della durata di 102 minuti.
È ambientato a Parigi nel 1963 e racconta la straordinaria determinazione di una madre, Esther, che si batte contro ogni difficoltà per realizzare il destino che ha immaginato per suo figlio Roland. Ebrea sefardita dal carattere forte e coraggioso, dà alla luce il suo sesto figlio, Roland, che nasce con una deformazione al piede che gli impedisce di alzarsi in piedi. I medici sono pessimisti e la diagnosi è chiara: Roland non camminerà mai come gli altri. Ma Esther, contro il parere di tutti, promette al figlio che supererà la sua condizione e avrà una vita meravigliosa, proprio come gli altri bambini.
Con una fede incrollabile e una forza fuori dal comune, Esther dedica la sua vita a mantenere questa promessa. Anno dopo anno, affronta sacrifici e battaglie, convinta che l’amore materno e la perseveranza possano cambiare il corso del destino. La sua determinazione non solo aiuta Roland a superare le difficoltà fisiche, ma lo guida anche nella realizzazione dei suoi sogni, tra cui una passione per la musica e una devozione per la cantante Sylvie Vartan, che diventa un simbolo di speranza per lui.
Voto: 3 su 5
ETERNITY fantasy, diretto da David Freyne, con Elizabeth Olsen, Miles Teller e Callum Turner, della durata di 112 minuti.
È una storia d’amore fuori dal tempo, ambientata in un Aldilà dalle regole sorprendentemente semplici. Ogni anima ha una sola settimana per decidere dove e con chi trascorrere l’eternità. Ma per alcuni, anche dopo una vita intera, il cuore può essere ancora indeciso.
Joan (Elizabeth Olsen) e Larry (Miles Teller), sposati da decenni, muoiono a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra, dopo un’esistenza condivisa tra affetto, abitudini e piccole incomprensioni quotidiane. Il loro incontro nell’Aldilà dovrebbe essere sereno e scontato, dopotutto, hanno costruito insieme un’intera esistenza fatta di compromessi e fedeltà silenziosa. Ma quando Joan arriva in questa sorta di stazione di transito ultraterrena, dove tutti ritornano nell’aspetto e nell’età della loro fase più felice, trova ad attenderla Luke (Callum Turner), il suo primo marito, morto giovanissimo nella guerra di Corea.
Luke l’ha aspettata per 67 anni, convinto che il loro legame, interrotto troppo presto, meritasse una seconda possibilità. Ora, Joan si trova sospesa tra due amori profondamente diversi: la passione idealizzata e interrotta della giovinezza e l’intimità costruita nel tempo di un matrimonio duraturo. Tra passeggiate lungo i viali dei ricordi, appuntamenti rievocati e nuovi gesti di tenerezza, l’aldilà diventa per lei un teatro di scelte impossibili.
Mentre il tempo scorre e il suo destino si avvicina, Joan dovrà confrontarsi con se stessa e capire chi è stata, chi è diventata e chi vuole essere per sempre. In questa settimana sospesa tra nostalgia e speranza, ogni decisione sembra un addio e una rinascita insieme…
Voto: 3 su 5
FIVE NIGHTS AT FREDDY’S 2 horror, diretto da Emma Tammi, con Elizabeth Lail, Josh Hutcherson e Mckenna Grace, della durata di 105 minuti.
È il secondo capitolo della saga horror con protagonista nuovamente Mike Schmidt, interpretato da Josh Hutcherson, che si ritroverà a fronteggiare ancora una volta i terribili robot animatronici. È passato un anno dall’incubo soprannaturale alla Freddy Fazbear’s Pizza. Le storie su ciò che è accaduto lì sono state trasformate in una leggenda locale che ha ispirato il primo Fazfest della città. L’ex guardia di sicurezza Mike e l’agente di polizia Vanessa hanno nascosto alla sorella undicenne di Mike, Abby, la verità sul destino dei suoi amici animatronici.
Ma quando Abby sgattaiola fuori per ricongiungersi con Freddy, Bonnie, Chica e Foxy, si scatenerà una serie di eventi terrificanti, che riveleranno oscuri segreti sulla vera origine di Freddy’s e sveleranno un orrore a lungo dimenticato e nascosto per decenni.
Voto: 3 su 5
IL RAPIMENTO DI ARABELLA drammatico, diretto da Carolina Cavalli, con Benedetta Porcaroli, Lucrezia Guglielmino e Chris Pine, della durata di 107 minuti.
Holly, una donna di 28 anni che vive ai margini, è intrappolata in un costante senso di inadeguatezza. Da sempre si sente la versione sbagliata di se stessa, come se la sua vita avesse preso una direzione irrimediabilmente sbagliata. È convinta di aver mancato il suo vero destino, di non essere mai diventata la persona che avrebbe dovuto essere. Un giorno però, tutto cambia quando incontra Arabella, una bambina di 7 anni dall’aria misteriosa e dallo sguardo profondo. Holly è colpita da una strana sensazione: è come se quella bambina fosse la sua versione più giovane, quella che avrebbe voluto salvare e proteggere.
Arabella, decisa a scappare da casa e a nascondere la propria identità, accetta il gioco di Holly e si lascia convincere a diventare la bambina che lei era. Insieme, intraprendono un percorso sospeso tra realtà e immaginazione, dove Holly ritrova frammenti di sé perduti e inizia a credere che forse, attraverso quella strana amicizia, può ancora diventare qualcuno di speciale.
Voto: 3 su 5
L’ANNO NUOVO CHE NON ARRIVA drammatico, commedia, diretto da Bogdan Muresanu, con Adrian Vancica, Nicoleta Hâncu e Emilia Dobrin, della durata di 138 minuti.
È il 20 dicembre e in Romania il regime di Ceaușescu è ormai agli sgoccioli, mentre le notizie sulla rivolta di Timișoara arrivano frammentarie e confuse a Bucarest. Seguiamo sei personaggi le cui vite si incrociano durante un’unica giornata, in un Paese sospeso tra paura e speranza. Un regista televisivo tenta di salvare il suo show di Capodanno dopo la fuga dell’attrice principale, trovando una sostituta in una donna di teatro in crisi che non riesce a contattare l’ex fidanzato bloccato a Timișoara.
Nel frattempo, il figlio del regista, uno studente inquieto, pianifica di fuggire in Jugoslavia attraversando a nuoto il Danubio, ignaro di essere sorvegliato da un ufficiale della Securitate che cerca disperatamente di sistemare la madre in un nuovo appartamento che lei rifiuta.
Il trasloco è affidato a un operaio semplice, sconvolto dopo che il figlio scrive a Babbo Natale rivelando il desiderio del padre di vedere cadere Ceaușescu. Tutti loro si muovono in un clima di sospetto costante, sotto l’occhio invisibile della polizia segreta.
Mentre il regime di Ceausescu sta crollando, i protagonisti cercano di vivere la loro giornata nel modo più normale possibile. Per l’anno nuovo che è alle porte, desiderano libertà, amore, sicurezza e tutto ciò che non hanno avuto in passato. Ma il caos e la paura che li circondano, insieme a un petardo che scoppia nel momento sbagliato, sembrano costituire un ostacolo invalicabile. Tutte queste vite, fragili e intrecciate, finiscono per esplodere in una tragicommedia di errori e rivelazioni, proprio mentre la rivoluzione inizia davvero.
Voto: 3 su 5
L’UOVO DELL’ANGELO animazione, diretto da Mamoru Oshii, della durata di 71 minuti.
Ambientato in un futuro indefinito, tra le rovine di una città gotica ormai silenziosa e dimenticata, segue una giovane ragazza, che è sopravvissuta sola custodendo un misterioso uovo, fragile e prezioso, che porta sempre con sé. Nessuno conosce l’origine di quell’oggetto né cosa contenga, ma per lei rappresenta un legame vitale, un segreto da difendere a ogni costo.
La sua quotidianità solitaria viene interrotta dall’arrivo di un enigmatico viandante, un uomo che sembra avere più domande che risposte. Tra i due nasce un legame fatto di sguardi e frammenti di dialoghi, sospesi tra diffidenza e complicità. Insieme attraversano un mondo desolato e visionario, popolato da architetture spettrali, simboli ambigui e ricordi svaniti…
Voto: 3 su 5
NGUYEN KITCHEN musicale, diretto da Stéphane Ly-Cuong, con Clotilde Chevalier, Anh Tran‑Nghia e Leanna Chea, della durata di 99 minuti.
Yvonne (Clotilde Chevalier), un’aspirante attrice di commedie musicali di origini vietnamite e con un sogno grande quanto il palco dell’Opéra, ottiene finalmente il ruolo della sua vita. Esuberante, idealista e irresistibilmente testarda, Yvonne si scontra quotidianamente con il volere della madre, che non desidera per lei una carriera artistica.
Costretta a tornare, le due donne si accorgono di essere diventate ormai due sconosciute. Ma nell’intimità della cucina del ristorante vietnamita di famiglia, iniziano a ritrovare un legame. Nel frattempo, Yvonne continua a inseguire i suoi sogni e finalmente ottiene l’occasione di fare un’audizione per un grande spettacolo.
Voto: 3 su 5
