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CESARE CREMONINI: la musica è una slot machine

– Il cantautore bolognese presenta il triplo album dal vivo “CremoniniLive25” che cattura e traduce in musica la forza di un tour che ha attraversato tredici grandi stadi in tutto il Paese
– «La musica non è libera: è sempre più business. Mi piacerebbe che tutti si rendessero conto che, insieme a questo, esiste anche il percorso artistico di un essere umano»
– «Potrei affondare nella celebrazione di me stesso, ma io non sono così. Ci sta andare da Luca Carboni e suonare con lui, come fare il brano“La Pennicanza” di Fiorello: la non comfort zone mi dà vita»

C’è una linea sottile, quasi invisibile, che separa il pop dall’arte. Cesare Cremonini ci cammina sopra da più di vent’anni con la leggerezza di chi non ha mai smesso di stupirsi. E proprio in quella meraviglia – che torna ciclicamente nei suoi versi, nei suoi arrangiamenti sempre più ricchi, nelle sue orchestrazioni che sembrano aprire il cielo – sta il segreto di un cantautore che ha imparato a crescere senza perdere l’incanto.

Da ragazzo prodigio dei Lùnapop, Cremonini avrebbe potuto rimanere prigioniero per sempre del successo precoce. Invece ha scelto l’unica strada davvero difficile: ricominciare. Album dopo album, la sua scrittura si è fatta più ampia, più letteraria, più cinematografica. Non ha mai inseguito la moda: ha preferito costruire un mondo. E quel mondo oggi è riconoscibilissimo, al primo giro di pianoforte.

Cesare Cremonini (foto Greg Williams)

Negli ultimi anni, la sua maturazione ha assunto la forma di un racconto sempre più personale. Nei brani si sente l’urgenza della vita che passa, con le sue fragilità, le sue ferite dolci, le sue rivelazioni improvvise. È un pop colto, ma non elitario; è musica che si apre, che accoglie. Cremonini ha quel raro dono: scrivere canzoni che sembrano parlare a ciascuno, senza rinunciare a una precisa ambizione estetica.

Forse è per questo che i suoi concerti sono diventati luoghi di rito collettivo. Non solo spettacoli: narrazioni in musica, costruite con la cura di chi sa che l’emozione è una cosa seria. E mentre le sue canzoni si fanno sempre più dense – tra introspezione, aperture orchestrali e ritornelli che sembrano voler abbracciare il pubblico – anche la sua figura di artista si è fatta più complessa. Più adulta.

A documentarlo è il triplo album dal vivo CremoniniLive25 che cattura e traduce in musica la forza di un tour che ha attraversato tredici grandi stadi in tutto il Paese, attirando centinaia di migliaia di spettatori rimasti rapiti da uno show che ha combinato narrazione visiva, scrittura musicale e una presenza scenica eccezionale, confermando Cesare Cremonini come uno dei performer più potenti e completi della musica italiana contemporanea. 

«Il guaio di questo tempo è l’imprecisione, non raccontare una realtà esistente», puntualizza lui. «Avere la libertà e il diritto della cura del dettaglio è ciò che manca per la precisione del racconto, cantare le cose che realmente aiutano». 

C’è qualcosa di profondamente riconoscibile nel modo in cui Cesare Cremonini ha costruito negli anni la propria storia musicale: un cammino che non ha mai cercato scorciatoie, ma ha scelto la coerenza della sua crescita personale come nucleo espressivo della sua produzione e la cura artigianale della canzone come metodo. La sua traiettoria sembra muoversi secondo un principio non scontato nella musica pop: una storia musicale non come rincorsa, ma come espansione naturale del proprio mondo interiore.

«Amo che ci sia critica in quello che faccio ma nessuno ti dice che sei orrendo», ammette. «Sono voglioso di critica, perché è necessaria, che sia più viva e più arcigna affinché la musica viva nella discussione reale sulla musica: la purezza la stiamo smarrendo». 

Dall’esordio generazionale di 50 special alle composizioni più recenti, il pubblico non ha assistito soltanto all’evoluzione di un repertorio, ma alla costruzione di un immaginario emotivo condiviso. Cremonini intreccia vita e scrittura musicale, mantenendo una tensione creativa costante negli anni che lo distingue e lo rende unico nel panorama italiano. «Non mi sento arrivato, sono tempi difficili: quanta gente silenziosa abbiamo necessità di ascoltare», precisa. «Ci sono canzoni che hanno urgenza di essere di questa epoca: so cos’è il dolore e non si può vivere senza un bisogno e seguo un sogno per sopravvivere, sempre».

L’esperienza “live” è diventata il punto in cui questa ricerca raggiunge la sua forma più nitida: il concerto come racconto, rito e architettura emotiva, non soltanto intrattenimento. CremoniniLive25 arriva in un momento in cui la storia del cantautore sembra guardarsi indietro senza nessuna nostalgia e in avanti senza più bisogno di conferme: una tappa in cui le canzoni non documentano soltanto una carriera, ma un modo di stare dentro la musica, con naturalezza, libertà e una particolare forma di gentilezza artistica.

«Il palco mi deve far abbandonare in un luogo di travestimento e di teatro», confida. «Riesco a riconoscermi perché è una paura e il pubblico ti mette alla prova con l’amore per la vita e la realtà scompare: credo sia necessario trasformare la vita delle persone attraverso l’evento della musica. Passare dal palco alla gente senza filtri è un cordone culturale puro». 

L’album CremoniniLive25 accompagnerà il pubblico ai quattro grandi eventi della prossima estate con il CremoniniLive26 che toccherà alcuni luoghi iconici della musica in Italia, dal il Circo Massimo di Roma (6 giugno) all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano (10 giugno), l’Autodromo di Imola Enzo e Dino Ferrari Music Park Arena (13 giugno) e alla Visarno Arena di Firenze (17 giugno).

«Avevo 13 anni e ascoltavo Battisti e i Queen: far parte di quella bibliografia della musica è veramente difficile, ma avevo la cultura necessaria per capirle», osserva. «Ho una passione così grande e un attaccamento a questa gente da quando avevo 6 anni che suonavo al pianoforte e da 12 quando ho cominciato a scrivere canzoni: sono cresciuto in questa storia e non permetto a nessuno di mancare di rispetto alla mia storia perché mi sento figlio di questo mondo». 

«La musica non è libera: è sempre più business, come una slot machine. Mi piacerebbe che tutti si rendessero conto che, insieme a questo, esiste anche il percorso artistico di un essere umano», confessa Cesare, che si è dato un anno per diventare abbastanza bravo con il sassofono da portarlo prossimamente ancora di più sul palco. «Lo inserirei nei momenti dello spettacolo in cui posso esprimermi come solista in maniera intima, ma anche per le code di canzoni come Poetica e Ragazze facili».

«Potrei affondare nella celebrazione di me stesso, ma io non sono così. Andare da Luca Carboni e suonare con lui senza essere certo di essere all’altezza ci sta, così come ci sta fare il brano de La Pennicanza di Fiorello: la non comfort zone mi dà vita», insiste Cesare Cremonini che, in questa fase della sua vita, «sente di dover fare meglio di quello che ho fatto. Sono ancora inquieto, non sono sereno: ho ancora tante cose dentro che né gli stadi né l’album sono riuscite a guarire. Spero che la musica possa ancora darmi la possibilità di ricucire quello che non funziona».

Il tour CremoniniLive25 ha confermato le straordinarie capacità da performer dell’artista e questo triplo album ne custodisce lo slancio: dall’apertura con Alaska baby al potente dittico Dicono di me / Padremadre, passando per Ora che non ho più te, già percepito come un nuovo classico della musica italiana contemporanea. C’è poi La nuova stella di Broadway, il piano e voce di Vieni a vedere perché e Le sei e ventisei, fino a una sorprendente versione di Figlio di un re con l’arista alla fisarmonica. Il finale è un crescendo che riunisce brani ormai centrali nel suo repertorio: PoeticaNessuno vuole essere RobinMarmellata #25Un giorno migliore.

Tra i momenti più intensi del disco i tre incontri indimenticabili: Elisa in una versione profonda e magnetica di Aurore boreali, Luca Carboni, maestro e amico insieme, con i brani iconici San Luca e Mare Mare, Jovanotti, per la prima volta in duetto con l’autore di Mondo e in una reinvenzione travolgente de L’ombelico del mondo: non semplici collaborazioni, ma dialoghi musicali autentici che hanno già scritto nuove pagine di storia della musica italiana.

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