Storia

CASADILEGO oltre il “Silenzio”

– A sei anni dalla vittoria a “X Factor” esce l’album di debutto della cantautrice dai capelli turchesi: «Avevo bisogno di capire chi fossi senza le telecamere»
– Un nuovo look, canzoni semplici e sincere che raccontano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta tra folk internazionale ed elettronica analogica

C’è una frase che Casadilego ha pronunciato poco dopo la vittoria a “X Factor 2020” che oggi suona quasi come una dichiarazione di poetica: «Non mi interessa arrivare subito, mi interessa arrivare bene».

Nel 2020, mentre la televisione la consegnava al pubblico come una sorta di “favola gentile” — la ragazza timida ma determinata dai capelli turchesi, con le sue guance sanamente paffute e una sua taglia abbondante — Elisa Coclite, ragazza di Teramo classe 2003, sembrava già sapere che la vera sfida sarebbe cominciata dopo l’applauso finale.

La sua vittoria non fu gridata, ma sussurrata. E in un talent show dove spesso vince chi alza di più la voce, Casadilego conquistò tutti abbassando il volume, portando sul palco una fragilità consapevole, commuovendo i giudici. «La musica per me è un posto sicuro», disse allora. Una frase semplice, ma rivelatrice: non un trampolino, bensì un rifugio.

Il nome d’arte, un omaggio alla canzone Lego House di Ed Sheeran, già tradiva il carattere della ragazza: un’esistenza costruita pezzo per pezzo, con la curiosità di chi osserva il mondo con plasticità e meraviglia. All’epoca, nel linguaggio popolare si parlò di “paffutella vincitrice” con una punta di affetto e ironia, l’etichetta facile che la tv assegna alle nuove leve, soprattutto alle più giovani. Ma quella definizione, benché nutrita di stereotipi estetici, non riusciva a contenere ciò che Casadilego stava già suggerendo con la voce: una personalità artistica profonda.

La storia dei talent italiani è piena di vincitori bruciati dalla fretta. Casadilego ha scelto invece la strada più impervia: il silenzio, lo studio, la sottrazione. «Non volevo diventare una copia di me stessa», ha raccontato in un’intervista successiva. «Avevo bisogno di capire chi fossi senza le telecamere».

Il primo EP e le apparizioni pubbliche — a Sanremo al fianco di Francesco Renga, offrendo una versione elegante di Una ragione di più di Ornella Vanoni, alcune collaborazioni misurate — hanno mostrato una crescita graduale, mai forzata. «Non mi sento pop, non mi sento indie. Mi sento in cammino», ha spiegato, rifiutando etichette che spesso rassicurano il mercato ma imprigionano gli artisti.

Non è comune che un artista, dopo il trionfo in un talent show e la successiva esposizione mediatica, scelga di eclissarsi per quasi cinque anni. Ma per Elisa, il silenzio non è stato un vuoto, bensì uno spazio di costruzione. «Un silenzio scelto per sottrarsi alle logiche dell’urgenza e cercare una dimensione autentica», recita la nota di presentazione dell’album d’esordio Silenzio (tutto di me) in uscita venerdì 9 gennaio.

In questi anni, Casadilego non comunque è rimasta ferma, ma ha costruito un bagaglio di esperienze che ne confermano lo spessore artistico. Ha incantato il pubblico duettando con Ed Sheeran e ha portato la sua musica dal vivo in apertura a icone come Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Max Gazzè, Ben Harper e Asaf Avidan.

Oltre alla musica, ha esplorato nuovi linguaggi: è stata protagonista nel film My Soul Summer di Fabio Mollo ed è stata scelta da Valter Malasti come co-protagonista della versione italiana di Lazarus, l’opera rock di David Bowie, dove ha recitato per oltre cinquanta date al fianco di Manuel Agnelli e Michela Lucenti. Esperienze che ha canalizzato in un progetto discografico che mescola folk americano, britannico e irlandese con elettronica analogica, dando forma a un pop alternativo, intimo e personale. Canzoni semplici e sincere che raccontano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la libertà, le solitudini, l’amicizia e un mondo osservato con delicatezza, sullo sfondo del verde dell’Abruzzo, metafora di radici e di viaggi controcorrente.

«I brani raccontano un momento di passaggio, dalla tarda adolescenza a un principio di età adulta che, pur nel suo essere un approdo recente, è stata comunque in grado di travolgermi, rendendomi una giovane donna che fino a pochi anni prima era impossibile anche solo immaginare», racconta. «Dopo la vittoria a “X Factor”, scegliere il silenzio per rispettare i miei ritmi e la mia indole artistica non era scontato, ma quel silenzio è diventato uno spazio accogliente per tutto quello che è successo: il cinema, il teatro, l’incontro con le persone che hanno la mia stessa idea di musica. Pensiamo spesso al silenzio come a uno spazio vuoto, io ho sperimentato il contrario. Queste canzoni, esattamente come me, sono passate (letteralmente e musicalmente) per mille distorsioni ma sono rimaste semplici e sincere».

Casadilego, nome d’arte di Elisa Coclite, ragazza di Teramo classe 2003, ieri e oggi

Nel racconto mediatico, però, qualcosa si è spostato: dall’ascolto alla superficie. Il corpo di Casadilego — oggi più asciutto — è diventato improvvisamente argomento. Un passaggio quasi obbligato per le giovani artiste, come se la crescita dovesse essere prima visiva e solo dopo musicale. Lei ha risposto senza polemica, con una lucidità disarmante: «Il mio corpo è cambiato perché io sono cambiata. Ma non è il centro del discorso».

E infatti il centro resta la voce: più profonda, più scura, meno angelica e più terrena. Una voce che non cerca l’effetto, ma la verità. «Non canto per piacere, canto per capirmi», ha detto. Ed è forse qui che si consuma la sua vera trasformazione. «Bowie mi ha insegnato che si può cambiare senza chiedere scusa», ha confessato a proposito dell’esperienza teatrale. Non è una citazione casuale: Bowie è il simbolo di chi ha fatto della trasformazione una forma d’arte, non una strategia di marketing. 

Nel suo primo album di studio, Casadilego sembra finalmente arrivata a una sintesi. «Questo disco non è una risposta, è una domanda», ha detto. Una frase che racconta molto più di mille slogan.

Non c’è rivincita, non c’è rottura violenta con il passato. C’è continuità, ma anche consapevolezza. La “paffutella di X Factor” — definizione tanto facile quanto riduttiva — non è stata cancellata: è stata assorbita, trasformata, superata. Forse è proprio questo che rende Casadilego interessante oggi, in un panorama musicale spesso ossessionato dall’urgenza: la capacità di prendersi tempo, di non bruciare le tappe, di crescere senza fare rumore. Come ha detto lei stessa, con una semplicità che è quasi un manifesto: «Non voglio essere ricordata per come ero, ma per quello che sto cercando di diventare».

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