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CARMEN CONSOLI viaggia nel tempo

– Fra passato e futuro, dialetto e lingue antiche, sonorità etniche e moderne il nuovo album “Amuri Luci”. Nina da Messina, Teocrito, Buttitta, Graziosa Casella, Ibn Hamdis, come guide; Jovanotti, Mahmood e Leonardo Sgroi compagni d’avventura. «Non si trattava di archiviare, ma di far parlare le radici con il nostro tempo»
– È il primo capitolo di una trilogia, frutto di una ricerca storica, sonora e linguistica che fa dialogare il dialetto con il greco, il latino e il volgare della scuola poetica siciliana. Il secondo, più viscerale e rock, parlerà anche straniero, mentre quello cantautorale sarà in italiano, «perché mi permette di fare un discorso introspettivo»
– «Anche mio figlio è andato a manifestare, nella mia città, con la kefiah che indossavo io negli anni Novanta in sostegno alla causa palestinese. È una bellissima notizia che non ci sia più indifferenza». «Con gli spettacoli nei teatri ci sarà un’altra anima. La prima parte sarà sulla scaletta di questo disco e la seconda sarà un’altra anima»

Sfarda sta carninisazza arripizzata, tìncila e fanni un pezzu di bannera, trasi dintra li casi puvireddi, scinni nni li carusi carzarati, sduna pi li stratuna e li trazzeri, chiama picciotti e vecchi jurnateri, cerca dintra li fùnnachi e li grutti, l’ominí persi, abbannunati e rutti, grìdacci cu la vuci d’un liuni: «genti, vinni lu jornu a li diuni!» (1)

Ignazio Buttitta

Al Palazzo della Triennale di Milano, location scelta per la presentazione del suo nuovo album Amuri Luci, Carmen Consoli si alza in piedi e recita ad alta voce la poesia Parru cu tia di Ignazio Buttitta («il nostro Nobel!», esclama). È inserita nel disco, è una esortazione a un gesto di coraggio, al cambiamento, la cui attualità è rinforzata dall’inserto hip hop in italiano, scritto appositamente da Jovanotti: «Emozionante il modo con cui Lorenzo si è prestato, perché ha dimostrato umiltà, signorilità, talento ed educazione», commenta la cantantessa.

Amore, luce e politica

Il momento in cui Carmen Consoli chiama in causa tutti con i versi di Ignazio Buttitta recitando la poesia “Parru cu tia” (Parlo con te)

Quel gesto di riscatto invocato da Buttitta, Carmen lo vorrebbe vedere nei confronti del martoriato popolo palestinese, abbandonato da tutti sotto le bombe dell’esercito israeliano. Quell’umanità che ha, invece, mostrato l’armata Brancaleone della Flotilla. «Oggi prenderei la mia barca che sta ad Aci Trezza e andrei a Gaza anche se non ho i mezzi che ha il governo. Hanno detto che a loro sarebbero bastati due giorni per mandare gli aiuti e in due anni non lo hanno fatto: intanto la gente muore. Ho guardato la tv tutta la notte e mi sono emozionata per questa presa di coscienza: è una bellissima notizia che non ci sia più indifferenza», racconta. «Anche mio figlio è andato a manifestare, nella mia città, con la kefiah che indossavo io negli anni Novanta in sostegno alla causa palestinese. Ho visto impegnarsi molti studenti, anche universitari, e credo che questo sia un ottimo segno. Bacone diceva “quanto più sai, tanto più puoi”, e la conoscenza è importante, perché ci aiuta a capire, a capire che dobbiamo garantire istruzione per tutti, altrimenti diventiamo come aveva previsto Orwell: gente che non pensa, che si fa incantare dal gioco delle tre carte di certi politici asserviti al dio denaro e al suo esercito di diavoli armati. E comunque, come dice la mia grandissima amica Elisa (che ha pianto per le sorti della Flotilla, invocando un intervento del governo Meloni ndr), sbrigatevi, perché la gente muore!».

Amuri  luci, senza congiunzione, è il titolo del disco che arriva a quattro anni da Volevo fare la rockstar: «Senza congiunzione perché l’amore autentico, profondo, vero è un valore extra-sociale, non genera profitto», spiega. «La luce è coscienza, verità e bellezza, e anche queste non sono priorità per chi governa». Il siciliano sembra tirare fuori l’anima ribelle della cantantessa: «Mi fa diventare polemica, tira fuori la mia parte socialmente e politicamente impegnata. L’italiano invece è più introspettivo, è un sussurro. Il siciliano è quasi un urlo». Che diventa suono ruvido e blues, portando fuori la parte più militante e sociale della sua scrittura.

Le guide del viaggio nel tempo

La copertina del disco

Ignazio Buttitta è una delle guide di Carmen Consoli in un viaggio nel tempo in cui «ho cercato di attivare una connessione emotiva, un codice genetico della memoria. È un progetto che guarda indietro per capire il presente e provare a immaginare modi diversi di stare nella comunità»; spiega. «Ho chiuso gli occhi per sentire il passaggio di greci, romani, arabi, normanni utilizzando la lingua, la poesia, la storia per arrivare a sentire il cuore di Nina da Messina, Teocrito, Buttitta, Graziosa Casella, Ibn Hamdis, battere all’unisono con il mio».

Figure maschili importanti, come Giovanni Impastato o il poeta siculo arabo Ibn Hamdis, e figure femminili indimenticabili, donne forti che si ribellano ai soprusi e riescono a fare poesia in un mondo patriarcale, come Nina da Messina, la prima donna a poetare in volgare, o Graziosa Casella (1906 – 1959), la sola poetessa che prese parte attivamente ai movimenti poetici del secondo Dopoguerra a Catania, ma anche la mitologica Galatea, fulcro della trilogia, «unione delle mie tre anime», legato alle origini siciliane per il suo amore col pastore Aci, per il suo rifiuto nei confronti di Polifemo («l’uomo di potere, che pensa che basti il potere per possedere una donna»), e per la sua metamorfosi che la lega per sempre ad Aci. 

Gli ospiti: Mahmood, Jovanotti, Sgroi

“Amuri Luci sarà disponibile in digitale dal 3 ottobre, in edizione limitata CD-book dal 17 ottobre (con testi e racconti dell’autrice) e in vinile per Natale

Jovanotti non è l’unico ospite presente nell’album. Nella traccia La terra di Hamdis, che prende ispirazione dal poeta siculo-arabo Ibn Hamdis, incontriamo Mahmood. «Era perfetto per interpretare il dolore dell’esilio di Ibn Hamdis, costretto a lasciare la sua terra adorata», sottolinea Carmen Consoli. «Gli arabi in Sicilia portarono cultura, ricchezza, tolleranza, alleggerirono le tasse del governo precedente: furono amabili e stimati. Il destino però li mise davanti a persecuzioni e violenze. La storia di Ibn Hamdis corre parallela a vicende attuali, e avere Mahmood a cantare con me ha rafforzato questa visione. Lui si è appassionato moltissimo. Devo dire, da siciliana sentire un ragazzo di Milano che canta nella mia lingua è stata una piccola soddisfazione, quasi un segno di internazionalità. È stato molto accurato e rispettoso, e per me questo è stato prezioso. Volevo tirare fuori anche i suoni arabi che ci appartengono. La poesia araba è bellissima, struggente, e la canzone dice: “Vento, perché non spremi la pioggia, in modo che questo terreno possa nutrirsi?”. È un lamento e un canto d’amore insieme».

Il tenore Leonardo Sgroi. Interviene nel dialogo tra Nina da Messina e Dante da Majano nel brano Qual sete voi. «Ho scoperto Leonardo, mi è piaciuta subito la sua voce, e abbiamo collaborato. È un artista dolcissimo e disponibile. Ha origini toscane ma porta un cognome siciliano: una contraddizione apparente che dimostra quanto i confini siano labili e inutili. Con lui ho voluto sottolineare che la lingua è responsabilità, eredità, codice genetico».

I prossimi capitoli della trilogia

Amuri Luci è il primo atto, cantato quasi esclusivamente in siciliano, «che tira fuori da me la parte polemica e socialmente impegnata», di una trilogia sulle tre anime dell’artista catanese: quella siciliana, poi quella di matrice rock, per concludersi con l’ultimo tassello narrativo/cantautorale. Tre dischi differenti anche sotto l’aspetto linguistico: se in Amuri Luci il dialetto dialoga con lingue antiche, come il greco antico di Teocrito in Galáteia, il latino, e il volgare della scuola poetica siciliana della corte di Federico II alla fine del Duecento, i due lavori che vedranno la luce nei prossimi anni conterranno uno canzoni in altre lingue moderne, inglese, francese, spagnolo, con un’ispirazione musicale più rock, con Raffaele Gulisano e Davide Olivieri degli Uzeda, l’altro brani in italiano, «perché mi permette di fare un discorso introspettivo».

Sul cammino di Amuri Luci incontrerà Taylor Swift e Annalisa, anche loro in uscita con nuovi album, ma soprattutto l’ostracismo delle radio, tutte omologate ai suoni da hit parade. «Se una radio vuole trasmettermi, ben venga, ma non mi piego al diktat del marketing», sfida la cantantessa. «Sì, forse non faremo numeri da classifica, probabilmente neanche in Grecia con le invocazioni al greco antico, ma questo non è il punto: io lavoro per la verità del suono e per la felicità di creare qualcosa in cui credo profondamente. Ho cercato un equilibrio di rispetto e sperimentazione. Con l’aiuto di persone di studio — docenti, poeti, filologi — ho preso testi, ricerche e frammenti di lingua e li ho messi a confronto con melodie e armonie contemporanee. Non si trattava di archiviare, ma di far parlare le radici con il nostro tempo. Ho studiato suoni antichi, ho provato timbri vocali diversi, ho immaginato arrangiamenti che potessero sostenere la parola come atto politico e affettivo. Questo lavoro di ricerca mi ha arricchita anche personalmente: capire come la lingua moduli la voce mi ha fatto scoprire nuove sfumature interpretative, mi ha permesso di affinarne il fraseggio e la dinamica».

Amuri Luci è stato inciso per gran parte in presa diretta, in una casa di campagna che guarda l’Etna e il mare, con i suoi musicisti storici e una chitarra di metà Ottocento appartenuta alla trisavola. «Abbiamo mangiato, arrangiato, suonato. Volevo un approccio dal vivo, quasi rituale, Il disco è nato così, condividendo giorni di musica e convivialità», come è abitudine di Carmen Consoli. 

In tour da fine ottobre

Quello che inizia con Amuri Luci è solo il primo passo. «Nel primo disco racconto l’amore, che trasforma il mostro in umano. Nel secondo arriverà la tragedia, nel terzo la metamorfosi. Galatea sarà il filo rosso che lega tutto il progetto».

La seconda anima sarà anticipata nel tour, come rivela Carmen Consoli: «Con gli spettacoli nei teatri ci sarà un’altra anima. La prima parte sarà sulla scaletta di questo disco e la seconda sarà un’altra anima». Si parte il 22 e 23 ottobre da Torino (Teatro Colosseo). Queste le altre date: 24 ottobre a Genova (Verdi Teatro), 25 a Lugano (Lac), 28 a Trento (Auditorium Santa Chiara), 29 e 30 a Bologna (Teatro Duse), 3 e 4 novembre a Firenze (Teatro Verdi), 6 e 7 a Milano (Teatro Arcimboldi), 11 a Parma (Teatro Regio), 12 a Padova (Gran Teatro Geox), 13 a Udine (Teatro Nuovo G. Da Udine), 16 e 17 novembre a Palermo (Teatro Politeama Garibaldi), 19 e 20 a Catania (Teatro Metropolitan), 27 a Forlì (Teatro Diego Fabbri), 28 ad Ascoli Piceno (Teatro Ventidio Basso), 29 a Pescara (Teatro Massimo), 1 dicembre a Napoli (Teatro Augusteo), 5 a Cosenza (Teatro Rendano), 6 a Bari (Teatro Team), 18 e 19 a Cagliari (Teatro Massimo), per chiudere a ridosso della fine dell’anno, il 28 e 29 dicembre, a Roma (Auditorium Parco Della Musica Ennio Morricone).

 
 (1) Straccia questa camicia rattoppata, tingila e fanne un pezzo di bandiera; entra nelle case dei poveretti, vai nei ragazzi detenuti, vai in giro per le strade e per i sentieri, raduna i giovani e i vecchi giornalieri, cerca dentro grotte e caverne, gli uomini persi, abbandonati e vinti; e poi grida con la voce di un leone: «gente, è venuto il giorno del riscatto!»

Ignazio Buttitta

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