Disco

CAPAREZZA ritorna in orbita

– Dopo cinque anni di assenza per i problemi all’udito, l’artista di Molfetta presenta il suo progetto “Orbit Orbit” che comprende un disco e un fumetto
– «Per me immaginare è orbitare intorno a un’idea, girarci intorno. E l’immaginazione è l’unica, autentica libertà, quella che nessuno ti può togliere»
«Non ripudio la mie origini, il rap c’è, ma l’ho virato altrove, e così si ascolta di tutto, compresi il prog, un’orchestra, Gianni Morandi e i Rockets»

Michele Salvemini, in arte Caparezza, ha fatto della sua carriera un vulcanico quadro in movimento, che cambia, si rinnova, evolve nelle direzioni più inattese. Dopo cinque anni di assenza dalle scene, non senza problemi all’udito – «Vivo con un fischio continuo nella testa e con gli apparecchi acustici», confessa. «Tendo a fare outing su queste cose, ma sono felice di aver portato a termine un disco e un fumetto nonostante le patologie» – si ripresenta a 52 anni nella doppia veste di cantautore-rapper e fumettista. Orbit Orbit è il titolo del disco-fumetto uscito oggi, 31 ottobre, per BMG, accompagnato dall’omonimo comic book in collaborazione con Sergio Bonelli Editore. Un lavoro interamente scritto, musicato e prodotto dall’artista molfettese.

«Per me immaginare è orbitare intorno a un’idea, girarci intorno. E l’immaginazione è l’unica, autentica libertà, quella che nessuno ti può togliere», commenta Caparezza presentando il porgetto a Lucca Comics&Games. «In Orbit orbit è nata prima l’idea del fumetto: ho attraversato un periodo molto negativo, l’ipoacusia mi ha costretto agli apparecchi per poter sentire bene, ma ci ho messo un po’ ad accettarmi. Così mi sono avvicinato alla mia prima vocazione, l’universo del disegno: quando da bambino, a 6 anni, mi chiedevano cosa avrei fatto da grande, io rispondevo che il desiderio maggiore era appunto realizzare fumetti. Una sensazione che non mi ha mai abbandonato e che ho sviluppato attraverso una storia di fantascienza: questa è stata la mia ciambella di salvataggio».

Caparezza, all’anagrafe di Molfetta Michele Salvemini, 52 anni

Il lavoro viaggia su due binari, grafico-narrativo e sonoro. «Ero in un periodo di buio cosmico», racconta Caparezza. «Ascoltare e fare musica era diventato doloroso, non era più un piacere, soprattutto in una fase di vita in cui ero convinto che la mia missione fosse fare il musicista per sempre. Orfano della strada maestra, ho deciso di incanalare le energie nella mia altra grande passione: il fumetto. Dalle fiere uscivo rigenerato, come se andassi in riabilitazione. E ho scritto raccontando esattamente questo spaesamento: nulla, intorno a me, aveva più l’importanza di un tempo. Ampliando poi le tematiche di ciascuno dei 14 capitoli, ecco le prime frasi di ogni canzone. Ed è venuto fuori il disco nuovo».

E un doppio binario segue anche la storia: reale e spaziale. «La scelta dei fumettisti è legata ai vari ambienti», spiega Caparezza. «Troviamo una storia sul piano reale in cui sono Caparezza che sta per esibirsi in un festival nel bosco, sono in un backstage all’interno di una roulotte, ho un malore e svengo. Qua inizia l’avventura astrale, la roulotte sale verso l’alto, nello spazio divento un cosmonauta. Alla fine, le due figure si fondono e io torno sulla Terra con una nuova consapevolezza: fare musica non è la missione della mia vita, ma una delle cose che mi accadono. È stato come spogliarmi di questo grande fardello».

Nell’album c’è un grande lavoro anche linguistico e sonoro. «Non volevo che fosse troppo connotato nel presente, ma libero di viaggiare nello spazio e nel tempo. Sui testi non ho spinto sull’acceleratore del flow, volevo più emergesse il mio lato umano, imparare a comunicare, quasi a confidare. Ho voluto cercare di associare al meglio i due fratelli, il disco e il fumetto, che possono procedere per proprio conto, ma amano soprattutto stare insieme. Musicalmente non attinge da ciò che si sente oggi in giro, ma si ispira alla creatività di quelle band che, alla fine degli anni ’70, si travestivano da alieni sul palco, come i Rockets. Non ripudio la mie origini, il rap c’è, ma l’ho virato altrove, e così si ascolta di tutto, compresi il prog, un’orchestra di 74 elementi, un sample di Gianni Morandi (Delirio, 1970) o musicisti che nelle code di strumentali di alcuni pezzi improvvisano e suonano in libertà».

Caparezza durante la conferenza stampa a Lucca Comics

Per la prima volta c’è una cover, Il banditore, omaggio al pugliese Enzo Del Re. «L’ho sempre adorato, lo ricordo ancora al Concerto del Primo Maggio con Capossela che teneva a bada tutta la piazza con una sedia, ricavava suoni piacevolissimi solo percuotendo un oggetto. Ho scoperto questo brano tutto fatto da onomatopee del fumetto, ed è stata un’epifania. Non facile riproporlo, la voce originale è così autentica che qualsiasi idea vicina non reggeva il confronto. Ma sono contento di come è venuto, soprattutto di aver omaggiato un personaggio straordinario».

  • Cosa la attrae così tanto del mondo del fumetto?

«È ancora lontano dal business, è uno dei pochi ambiti dove i disegnatori lavorano per amore verso la materia, e non per tornaconto economico. Anche nei rari casi di successo, c’è stata grande gavetta e cuore. È un mondo idealista e romantico, sono in una fase della vita in cui voglio svegliarmi e fare quello che mi piace, non quello che mi fa guadagnare».

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