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BLACK LIVES, musica contro il razzismo

– Mercoledì 12 a Catania e giovedì 13 a Palermo l’ensemble formato da dieci musicisti che disegnano «i contorni di una mappatura musicale della coscienza nera» e lottano per una fratellanza tra i popoli. Sul palco artisti di nazioni, età ed estrazione musicale diverse
– Stefany Calebbert: «Come persona bianca, volevo fare questo progetto per aprire un dialogo su questo casino mondiale. Troppo spesso la comunità nera è lasciata a combattere da sola, ma tutti noi dobbiamo diventare consapevoli della realtà quotidiana dell’ingiustizia»

«Ho assistito al razzismo per tutta la vita e sono stato spesso profondamente infastidito dall’aria di ipocrisia dei bianchi. Anche coloro che non sono razzisti di solito si sentono a disagio a discutere la questione del razzismo, che rimane un argomento molto tabù e un male sociale che in gran parte neghiamo. Come persona bianca, volevo fare questo progetto per aprire un dialogo su questo casino mondiale. Troppo spesso la comunità nera è lasciata a combattere da sola, ma tutti noi dobbiamo diventare consapevoli della realtà quotidiana del razzismo e dell’ingiustizia e del dolore che infligge».

Parole di Stefany Calebbert (partner del bassista jazz Reggie Washington), dalla cui visione creativa sono nati i Black Lives: From Generation to Generation, dieci musicisti sul palco che disegnano «i contorni di una mappatura musicale della coscienza nera» e portano la stessa parola di lotta per una fratellanza tra i popoli. Saranno in concerto mercoledì 12 novembre al Teatro Metropolitan di Catania e l’indomani, giovedì 13, al Golden di Palermo ospite delle rassegne di Catania Jazz.

Il progetto è nato due anni dopo l’omicidio di George Floyd, avvenuto nel 2020, e sull’ondata di protesta della popolazione afroamericana accompagnata sui social media dall’hashtag #BlackLivesMatter (“Le vite dei neri contano”). Reggie Washington (basso acoustico & electrico) è alla guida dell’ensemble. Attorno a lui ruotano Christie Dashiell (voce), Tutu Puoane (voce), Sharrif Simmons (spoken word), Pierrick Pédron (sax), Adam Falcon (chitarra), Grégory Privat (piano & tastiere), Marque Gilmore (batteria e elettronica), Sonny Troupé (batteria & ka), DJ Grazzhoppa (console).

I Black Lives non sono soltanto una band, rappresentano un movimento. La loro missione trascende la mera performance musicale. Mirano a un’utopia, specialmente in questi tempi turbolenti in cui le parole di odio e razzismo proliferano più velocemente dei video di gatti su Internet. Ora più che mai, la loro causa è vitale.

musicisti provenienti da Stati Uniti, Africa, Caraibi ed Europa sono uniti da una lingua comune nella loro lotta per l’uguaglianza e la giustizia. Si tratta del futuro delle nostre società, che si perdono negli eccessi del materialismo che consuma tutto e della sfiducia negli altri. Una naturale convergenza di estetica musicale e culturale – jazz, soul, funk, hip hop, blues, etno – plasma una dichiarazione d’amore e un atto di resistenza. I cuori battono velocemente e i pugni sono alzati in alto. Le parole d’ordine invocano un mondo di unità, pace e libertà. È una forte convinzione nel domani. «Se ti unisci e combatti, è possibile cambiare».

La forza dei Black Lives sta nella loro capacità di unire e trascendere le energie di artisti esperti, consentendo a ciascuno di usare il proprio talento e la propria personalità per servire il gruppo. Ognuno assume il ruolo di un leader, offrendo al collettivo una storia personale alimentata da incontri con altri artisti (Miles Davis, Meshell Ndegéocello, Salif Keita, Roy Hargrove, Cassandra Wilson, Steve Coleman, Wayne Shorter, Esperanza Spalding…). Il collettivo di musicisti, che va dai 30 ai 70 anni, offre una rara e stupenda sinergia intergenerazionale. Tutti loro sono dedicati a una causa che è più fondamentale che mai in questi tempi difficili. Il loro messaggio è chiaro: «Un amore, un mondo, un sogno, tutti insieme».

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