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BEST ALBUM 2025: LA TOP 20

La musica in siciliano ha vissuto un anno eccezionale. I nuovi lavori di Alfio Antico, Luisa Briguglio, Francesca Incudine, Cesare Basile e Luca Di Martino non soltanto hanno raccolto premi e apprezzamenti, ma sono anche entrati nella classifica dei migliori album del 2025 stilata dalla redazione di Segnalisonori. Il folk, in generale, ha avuto un ruolo da protagonista come con le opere della napoletana La Niña e del calabrese Davide Ambrogio, ma si può rintracciare anche nei dischi di Florence + The Machine e Annahastasia. Alla fine, il numero uno è andato a “Lux”. Forse perché raccoglie tutti i segnali sonori del nostro tempo, dal folk alla lirica, e tante lingue, compreso il siciliano. Soprattutto, per l’interpretazione magistrale, la indipendenza creativa e la capacità di esprimersi senza artificio di Rosalia. 

2 – “TETHER”- ANNAHSTASIA

L’album di debutto della ragazza di Los Angeles con origini nigeriane sbalordisce: rivendica il suo legittimo posto come pioniera del folk moderno, spingendo il genere verso vette più elevate. Una voce unica, cruda e romantica, rabbiosa e sensuale. La sua musica bilancia dolci e toccanti liriche in stile Joni Mitchell con la profonda sensualità di Sade e l’immensa potenza vocale di Nina Simone e Joan Armatrading, gli struggenti lamenti di Anohni and the Johnsons (fra i produttori del disco). Ora «entrerò nella vostra storia», afferma in Overflow. C’è da scommetterci.

3“V” – NIIA

Il nuovo disco della provocatrice di Los Angeles è un lavoro affascinante, sensuale, visionario e poetico al confine fra jazz, indie e pop elettronico, all’incrocio fra tradizione e reinvenzione. La sua voce è tecnicamente magistrale, emotivamente cruda. L’intento era di esplorare l’intero spettro dell’io.  «Il bene e il male vivono fianco a fianco: un minuto prima interpreto il dolore come se fosse qualcosa che ho subito, quello dopo ammetto di essere stata la causa di tutto. Questa contraddizione è la verità», spiega la visionaria autrice.

4 – “FURÈSTA” – LA NIÑA

Carola Moccia, classe ‘91, in arte La Niña, è “the next big thing” della scena italiana, un «incrocio tra FKA Twigs e Teresa De Sio», ha azzardato qualcuno, cercando di definire l’indefinibile. Un adrenalinico ed emozionante punto di incontro tra elettronica e tammurriate, Pino Daniele e Maria Nazionale, i mandolini di Murolo e il blues di James Senese, melodia e ritmo, serenate e post-trip hop, Nuova Compagnia di Canto Popolare e rap, la tarantella del popolo e la procacità di Sophia Loren. La Niña ha aggiunto fashion e bellezza alla musica folk. Porta uno spirito giovane e moderno in un’anima antica.

5 – “LA MACCHIA” – ALFIO ANTICO E GO DUGONG

Alfio Antico con il suo tamburo a cornice dialoga con Giulio Fonseca, alias Go Dugong, produttore pugliese noto per il suo approccio innovativo alla musica popolare, che fonde elementi elettronici, psichedelici e jazz in una rilettura attuale delle sonorità italiane. L’interazione fra i due musicisti è stata resa ancora più potente grazie alla guida tecnica di Tommaso Colliva (Calibro 35), che ha curato con maestria la registrazione del tamburo, così come il mix e il mastering finale. I due, insieme con Jovanotti, saranno i portabandiera dell’Italia all’evento WOMADelaide che si svolge in marzo in Australia.

6 – “LUCE, CERA E VINO” – BRIGAN

Nuova eccellente produzione del collettivo mediterraneo che si muove borderline formato dai campani Francesco Di Cristofaro e Andrea Laudante e dallo spagnolo Ramon Rodriguez Gomez. La musica popolare guarda al futuro: strumenti tradizionali di diversi Paesi duettano con l’elettronica, Depeche Mode e neomelodico, Pasolini e don Peppe Diana, sacro e profano. Il brano Agata per denunciare le «“inquisizioni” che abbiamo oggi a livello politico e sociale» e sottolineare il forte legame che esiste fra la Campania e la Sicilia. La Terra dei fuochi emerge con i suoi orrori. 

7 – “MATER NULLIUS” – DAVIDE AMBROGIO

Pensate a una storia antica che parla con una voce contemporanea. A un suono che non si esaurisce in un brano, ma si apre come un rito. A un viaggio sonoro e spirituale che esplora la disconnessione dell’uomo dalla natura e il suo bisogno profondo di rinascere. Mater Nullius è questo: un disco antico e, allo stesso tempo, sorprendentemente attuale. Un’opera che affonda le radici nel sacro e nell’arcaico, ma guarda al futuro con la forza e la sensibilità del presente. Potrebbe essere la versione maschile di La Niña. Per il momento, a scoprire questo talento calabrese sono stati i francesi di Viavox.

8 – “EVERYBODY SCREAM” – FLORENCE + THE MACHINE

Il nuovo straordinario lavoro della rossa artista londinese pubblicato dopo aver rischiato di morire per le conseguenze di una gravidanza ectopica. I riferimenti vanno da Buffy l’ammazzavampiri a Rosemary’s Baby, dai mistici medievali come Giuliano di Norwich e Margery Kempe. Un album strano, brutale, pieno di stregoneria e furia. Un mix di doom folk e hyperpop, danza e teatro. «Volevo creare canzoni di horror folk. L’ho sempre fatto con le mie lotte personali». La voce è uno strumento grezzo, percussivo e mitico. Misticismo e guarigione sono i temi forti del disco.

9 – “TRUVATURA” – LUISA BRIGUGLIO

Una vena cantautorale attraversa l’album con U ‘nnamurata e a morti, chitarra e voce, o la sognante Stidda; minimalismo e tradizioni popolari si mescolano in Figghia mia figghia, mentre echi di atmosfere balcaniche e la zamba argentina di Petra e caminu, rilettura in dialetto del brano di Atahualpa Yupanqui, mentre è tetra, spettrale notturna, quasi avanguardia la stupenda Notti. E s’intrecciano anche lingue e dialetti: il siciliano, che è prevalente, si alterna con l’italiano in Il cacciatore, mentre il francese fa capolino in Quand Je Serai Prête.

10 – “RADICA” – FRANCESCA INCUDINE

Un album legato alla propria terra, d’impegno sociale e civile. «Con questo disco prendo posizione, perché quando si esprime una opinione ci si schiera». Dall’attivista pakistana alla maestra sarda che sfidò il fascismo, dalla canzone libertaria di Luigi Tenco all’appello di Ignazio Buttitta a non isolarsi, sino alle suggestioni di Alessandro Baricco, fra tarantelle e valzer, chitarre elettriche rock e un leggero tocco di elettronica. Un album in siciliano perché «è una lingua a tutti gli effetti, viva, e continua a riprodursi».

11 – “NIVURA SPOKEN” – CESARE BASILE

È un disco nato durante la pandemia, ispirato dagli astratti furori che quel periodo di forzata clausura ha scatenato in Cesare Basile. E a quel periodo buio che ha attraversato l’umanità con l’incubo del Covid sembra riportare una parte del titolo “Nivura”, nera. «Specchio della trama noir di questo lavoro», spiega l’autore. A creare queste ambientazioni cupe, nebbiose, sono sintetizzatori, suoni industriali, strumenti autocostruiti. Dal siciliano di “nivura” all’inglese di “spoken”, a dare una ampiezza internazionale a un progetto che scandaglia nelle origini dei suoi protagonisti. Ma, soprattutto, a indicare un genere: lo “spoken words”, termine che include qualsiasi tipo di lettura recitata ad alta voce, nella quale la parola è modellata dall’estetica del suono. Letture scelte da Rita Oberti, Sara Ardizzoni, Nada, Vera Di Lecce, Sarah ElkahlOut, Valentina Lupica.

12 – “DESIRE ON ICE” – TAV FALCO

Il provocatore del rock è protagonista di una ricostruzione cinematografica della sua carriera con la regia di Mario Monterosso. «Interpreto canzoni originali con trattamenti innovativi. Sebbene sui generis nella loro forma originale, questi brani ora si manifestano in modi inaspettati». Il rocker etneo: «Questo lavoro rappresenta la mia visione dell’artista e dell’evoluzione musicale che abbiamo realizzato insieme. Negli ultimi anni, ho maturato l’idea di produrre un album con canzoni del suo passato, ma con un taglio diverso, coinvolgendo altri musicisti che si unissero al processo collaborativo». Un cast stellare.

13. “GETTING KILLED” – GEESE

«C’è una bomba nella mia auto!» urla Cameron Winter. Benvenuti nell’attacco di panico del sogno febbrile di Getting Killed, la colonna sonora perfetta di questa generazione. Una esplosione poetica di jazz, rock e rumore, dove Radiohead, Black Midi, The Strokes, Van Morrison e campioni di coro ucraini si scontrano senza essere schiacciarsi fra di loro. È un disco raro e imprevedibile: la follia è infarcita di melodia, il caos è sotto controllo. Getting Killed dovrebbe essere sufficiente per svegliare le persone dalla loro esausta nostalgia e rendersi conto che New York – e la musica per chitarra in generale – è viva.

14 – “EUSEXUA” – FKA TWIGS 

«“Eusexua” è uno stato d’essere», ha dichiarato FKA Twigs dopo aver pubblicato la title track del suo trascendente terzo album, una valigia carica di parole come “euforia” e “sesso” nata da un’esperienza di club techno a Praga. Attraverso una serie di rivelazioni che precipitano le endorfine – momenti di arresto della vulnerabilità insieme alle collisioni chimiche del nirvana puro – Twigs riscopre se stessa. Dalla conquista dell’anonimato di Perfect Stranger alla determinazione combattiva di WanderlustEusexua si dispiega come una pergamena di sacra dottrina che proclama il potere della pista da ballo. Tutto ciò che chiede è che tu ti concedi a lei.

15 – “WHO LET THE DOGS OUT” – LAMBRINI GIRLS 

Il mondo è in fiamme. Donald Trump è presidente degli Stati Uniti, i diritti delle donne sono minacciati, la transfobia è dilagante in tutto il mondo e la violenza continua a piovere sotto forma di bombe su Gaza e Kiev. Per suonare in questi tempi, il duo punk di Brighton Lambrini Girls è apparso con un album carico di rabbia ed energia grezza, una sorta di gigantesco “vaffanculo” per lo stato del mondo in questo momento. Feroce e divertente, le due ragazze ribelli infilzano la brutalità della polizia, la misoginia e i bambini nepo su esilaranti riff di filo spinato, mentre l’elettroshock tumultuoso di Cuntology 101 fornisce un manifesto.

16 – “GLORY” – PERFUME GENIUS

In ciascuno dei suoi album Perfume Genius, pseudonimo di Mike Alden Hadreas, quarantatreenne dello Iowa, scuote i suoi desideri repressi: amare, esprimere la queerness o semplicemente ballare. Nel suo settimo album in studio, Glory, ritraccia il pop fulminante di No Shape del 2017 e quello tentacolare Set My Heart on Fire del 2020 a favore di composizioni più sottili che vacillano e traballano su strati di alt-rock e strumentazione orchestrale. Da questo ambiente ornato, offre poesia tattile e autoesami dolorosi, estraendo la catarsi dall’isolamento e dall’ansia.

17 – “L’ANTIDOTE” – L’ANTIDOTE

Lo straordinario viaggio dal sapore mediorientale, nato dall’incontro di tre “alchimisti” dei suoni: Redi Hasa al violoncello, Bijan Chemirani alle percussioni e Rami Khalifé al pianoforte. Una sinergia musicale unica, nella quale confluiscono riferimenti alla musica balcanica, araba, salentina, alla classica, che è alla base della formazione dei tre musicisti: a fare da collante il jazz e l’elettronica. «È stato come in una jam, liberi da condizionamenti, senza preoccupazioni di vendita del prodotto, eravamo lì solo per la musica. E così abbiamo cominciato a costruire una architettura ben definita».

18 – “U PISU DI NENTI” – LUCA DI MARTINO

Una boccata di aria fresca e pura è questa la sensazione che si prova ascoltando le dieci canzoni di U pisu di nenti. Se nel precedente disco, il cantautore madonita viaggiava a ritroso nel tempo, questa volta tende a essere più profondo, intimo e collettivo allo stesso tempo. Un lavoro che musicalmente mantiene viva la tradizione della canzone d’autore, fondendo sonorità pop con influenze world mescolandoli sapientemente ad ambientazioni classiche, elettroniche e contemporanee. È un album che riflette sul dare la giusta importanza, il giusto peso al susseguirsi degli eventi.

19 – “TWILIGHT OVERRIDE” – JEFF TWEEDY

Trenta tracce, come The White Album dei Beatles, e una canzone chiamata Cry Baby Cry. «C’è qualcosa che ho sempre amato della natura eclettica di quel disco, ma a ispirarmi sono stati anche altri due dischi tripli il Concerto per il Bangladesh di George Harrison e Sandinista dei Clash». Jeff Tweedy, leader della storica band Wilco, spiega la scelta di dividere in tre sezioni il suo quinto album solista Twilight Override. «Offrendo un sacco di musica da ascoltare, si crea una piccola barriera. Ma è anche un modo per premiare un certo tipo di ascoltatore. E ho pensato che fosse in contrasto con una cultura che è diventata più veloce e superficiale». 

20 – “SILVER SHADE” – PETER MURPHY

Dopo un lungo silenzio, seguito a un infarto, il leggendario leader dei Bauhaus, alfiere del rock gotico, emerge ancora una volta dalle tenebre con un album sorprendente che, per certi versi, ricorda Blackstar di David Bowie suo maestro. L’album è una sfida alla morte e apre un nuovo e rinvigorito capitolo in una carriera intrisa di malinconia teatrale e indagine esistenziale, una rinascita crepuscolare da un artista che ha sempre preferito il chiaro di luna ai riflettori. Silver Shade è ciò che tutti possiamo sperare di essere a 68 anni: imperfetti, forse scontati, ma anche rumorosi, vivaci e sfacciatamente noi stessi.

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