Storia

BAMBOLE DI PEZZA: la rivoluzione gentile del punk italiano

– La cinque ragazze ribelli sono fra le sorprese dei 30 “Big” di Sanremo 2026 e portano una ventata di novità: non solo segnano il ritorno delle band e del rock al Festival, ma, soprattutto, annunciano un’esplosione di energia al femminile
– Dagli esordi agli inizi degli anni Duemila sino all’album “Wanted” pubblicato lo scorso gennaio. «È un titolo che richiama sia la voglia di essere cercate, desiderate, ascoltate, sia la condizione di chi viene “ricercata” come fuorilegge»

In un’Italia musicale che spesso procede per correnti dominanti e stagioni effimere, ci sono storie che continuano a battere fuori tempo, perseverando in un ritmo proprio. Una di queste storie è quella delle Bambole di Pezza, band milanese tutta al femminile che da oltre vent’anni sfida l’immaginario tradizionale del punk e della musica alternativa, con una coerenza rara e una vitalità che non si lascia sedurre dai riflettori, ma li usa quando serve, senza mai appartenergli davvero.

Se il punk italiano — quello che parte dai centri sociali, attraversa l’hardcore e arriva fino alle nuove declinazioni indie — ha avuto una sua genealogia maschile quasi obbligata, l’irruzione delle Bambole di Pezza ha rappresentato una piccola rivoluzione silenziosa. Quella che si aspetta anche sul palco dell’Ariston, dove le cinque riot girl sono attese fra i trenta “big” di Sanremo 2026. Non solo segnano il ritorno delle band e del rock al Festival, ma, soprattutto, annunciano un’esplosione di energia al femminile, con testi taglienti e un’attitudine «maliziosa, intrigante, originale, dolce, rumorosa, grintosa, incazzata e fuori di testa», come si descrivono loro stesse. Una band di ragazze che non vuole essere l’eccezione, ma la regola. O, meglio ancora, che non si pone proprio il problema. E forse è proprio in questa normalità ostinata che sta la loro forza.

La scena milanese e l’urgenza degli esordi

Era l’inizio degli anni Duemila, la scena underground milanese pullulava di locali piccoli e sudati, e le Bambole di Pezza cominciavano a farsi notare con una formula semplice ma potentissima: brani veloci, testi diretti, una presenza scenica istintiva che non cercava di compiacere, ma di condividere un’urgenza. In quelle prime apparizioni, la band metteva già in mostra una qualità rara nel punk italiano: la capacità di unire energia e melodia, di far convivere riff taglienti con linee vocali pensate, misurate, quasi pop nella loro immediatezza.

Ma la vera novità stava altrove. Stava nell’idea che non ci fosse alcun motivo per cui la rabbia, la dolcezza, la fragilità e la furia non potessero stare nello stesso corpo musicale femminile, e che questo corpo non dovesse chiedere il permesso a nessuno.

Una maturità conquistata sul campo

Negli anni la band ha attraversato cambi di formazione, pause, ripartenze. Della formazione originale del 2002 sono rimaste Morgana X e Dani Piccirillo alle chitarre, alle quali si sono aggiunte Martina “Cleo” Ungarelli alla voce, Caterina Dolci al basso e Federica “Xina” Rossi alla batteria.

Un percorso naturale, quasi fisiologico in una scena dove la costanza è un atto di fede. Eppure, in ogni fase, le Bambole di Pezza hanno affinato la loro identità senza tradirla. I suoni si sono fatti più robusti e stratificati, le produzioni più consapevoli, i testi più adulti ma mai compiaciuti.

La loro discografia racconta di un gruppo che non ha mai subito il proprio genere, ma lo ha usato come linguaggio per dire qualcosa di personale. I temi affrontati — la lotta per affermarsi, le inquietudini quotidiane, le relazioni, la precarietà emotiva, il bisogno di autodeterminazione — sono diventati negli anni una specie di diario generazionale, scritto però sempre con la sobrietà di chi non pretende di dare lezioni.

Quattro album che hanno lasciato il segno. Dopo i primi lavori che le hanno fatte conoscere e apprezzare da un pubblico sempre più ampio, le Bambole di Pezza sono tornate con nuova musica, nuova linfa e una visione ancora più chiara di ciò che vogliono comunicare. Nel 2022 escono vari singoli come Favole (Mi hai rotto il caxxo), che arriverà a quasi 2 milioni di stream su Spotify, Rumore, tributo alla icona italiana Raffaella Carrà, che verrà usato come colonna sonora per la miniserie dedicata all’artista. E nello stesso anno, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, esce Non Sei Sola, un brano che vede Jo Squillo come ospite. Nel luglio del 2023 esce l’album Dirty. Nel 2024 altri singoli, tra cui Cresciuti male in feat. con J Ax degli Articolo 31, e nel gennaio 2025 l’album Wanted.

Quest’ultimo lavoro rappresenta un’evoluzione significativa nel percorso della band milanese, nota per l’impegno su tematiche femministe, uguaglianza di genere e lotta contro la violenza e il sessismo. Wanted si distingue per la sua capacità di fondere il classico sound punk rock con una varietà di influenze moderne. I riff graffianti si mescolano a melodie più morbide, incorporando elementi pop, rap, e rock, senza mai perdere l’intensità nei testi, che spaziano dall’amore all’identità, dalla ribellione all’introspezione, fino a temi di lotta e speranza.

«Wanted» è un titolo che richiama sia la voglia di essere cercate, desiderate, ascoltate, sia la condizione di chi viene “ricercata” come se fosse una fuorilegge. Ci sentiamo spesso fuori dagli schemi, fuori dalle regole, fuori dalle etichette. In un mondo che ti chiede continuamente di rientrare nei canoni, «Wanted» è la nostra risposta: siamo qui, siamo vive, ci riprendiamo il nostro spazio senza chiedere il permesso

bambole di pezza

«Per noi Wanted racchiude perfettamente l’anima di questo disco e anche un po’ della nostra storia. È un titolo che richiama sia la voglia di essere cercate, desiderate, ascoltate, sia la condizione di chi viene “ricercata” come se fosse una fuorilegge. Ci sentiamo spesso fuori dagli schemi, fuori dalle regole, fuori dalle etichette. In un mondo che ti chiede continuamente di rientrare nei canoni, Wanted è la nostra risposta: siamo qui, siamo vive, ci riprendiamo il nostro spazio senza chiedere il permesso».

Sul palco: la verità del gesto

Chi le ha viste dal vivo sa che il palco è il loro habitat naturale. Le Bambole di Pezza non performano: vivono il concerto come un gesto di verità, come se ogni volta fosse un incontro necessario, quasi un rito laico.

C’è una fisicità controllata, una presenza che non straborda mai ma cattura, un continuo dialogo con il pubblico che va ben oltre la retorica del “far casino insieme”. Le loro canzoni, suonate a volume pieno, non perdono pulizia né profondità; anzi, acquistano quel senso di urgenza collettiva che solo il live, quando è autentico, sa restituire.

Hanno svolto centinaia di concerti in tutta la penisola, coinvolgendo sempre molto pubblico con la loro attitudine grintosa ed energica. Hanno supportato importanti live come gli SKA-P al Carroponte nel 2022, i Def Leppard e i Motley Crue nel 2023 all’Ippodromo San Siro Milano, i Sex Pistols e gli Editors nel 2024 all’Ama Festival. Nella primavera 2025 registrano il sold out in quasi tutti i locali del loro club tour primaverile. Nel 2025 si esibiscono per il Concertone del Primo Maggio a Roma. Sui social sono molto attive registrando milioni di interazioni.

Un’eredità non solo musicale

Il merito delle Bambole di Pezza non è solo musicale. In questi anni, forse senza volerlo davvero, hanno aperto un varco simbolico non irrilevante. Hanno mostrato a tante ragazze — vedi il caso di Rob a X Factor — che fare punk, suonare forte, dedicarsi seriamente a una band, non è una concessione ma un diritto. E che la professionalità, la costanza, la capacità di costruire un percorso non dipendono dall’appartenenza a un genere, bensì dalla volontà di esserci.

A questo si aggiunge una sensibilità particolare nel raccontare il mondo da una prospettiva che resta ancora, paradossalmente, poco esplorata in un ambiente che ama considerarsi progressista: quella femminile non stereotipata, non addomesticata, non pensata per compiacere un pubblico maschile.

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