Disco

ARLO PARKS scopre le gioie del clubbing

– La malinconica e introspettiva cantautrice britannica si lancia sulla pista da ballo fra atmosfere notturne e sintetizzatori pulsanti con l’album “Ambiguous Desire”
– Non è un disco da club nato dall’amore per l’edonismo, ma ispirato da ciò che l’artista ha trovato nella scena dei club: oltre alla musica, connessione e comunità
– «La creatività può essere davvero intuitiva e giocosa», afferma. «Si può seguire una scintilla e magari scoprire qualcosa di inaspettato lungo il cammino»

Anaïs Oluwatoyin Estelle Marinho, in arte Arlo Parks, aveva solo 18 anni e viveva nel sud-ovest di Londra quando pubblicò Cola, tratto dal suo EP di debutto Super Sad Generation(il titolo era già un indizio), e fu immediatamente etichettata come “voce di una generazione” per quello che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica: riflessioni oneste e delicate sulle difficoltà legate alla salute mentale, all’amore queer e alle complessità della giovane età adulta.

Nel giro di diciotto mesi, ha conquistato l’approvazione della critica mondiale: è arrivata la chiamata per esibirsi a Glastonbury; ha vinto il premio BRIT Rising Star; Phoebe Bridgers ha realizzato una cover di Fake Plastic Trees dei Radiohead con Parks al pianoforte e ai cori.

I riconoscimenti hanno continuato ad accumularsi. Nel 2021 è uscito l’album di debutto, Collapsed In Sunbeams, un trionfo di soul e pop anticonformista, lanciato con un film su Amazon Music e vincitore del Mercury Prize. Questo successo smisurato si è rivelato una vera e propria prova del fuoco per una giovane artista che stava appena iniziando a farsi strada nel settore. Un momento che descrive come «una montagna che a volte sembrava insormontabile».

Il secondo album, My Soft Machine, uscito nel 2023, ricevette un’accoglienza positiva, seppur più tiepida. Nell’anno precedente alla sua pubblicazione, Arlo Parks aveva trascorso gran parte del tempo ambientandosi sulla costa occidentale degli Stati Uniti, coinvolta in una relazione con la popstar Ashnikko (terminata all’inizio del 2024), cancellando una serie di date del tour negli Stati Uniti per proteggere la sua salute mentale. C’è un riferimento a questo periodo difficile nel brano I’m Sorry: “Ho lavorato incessantemente / Ma questo non terrà a bada i lupi / Ho lavorato incessantemente / Come una vespa, sentendomi intrappolata e impazzita”.

«Ero ancora un’adolescente che cercava di capire il suo posto nel mondo, cosa stesse facendo e chi fosse», commenta oggi. «Provo molta empatia per quella persona, senza dubbio. È bello guardare la me stessa più giovane e pensare: “Ero così confusa, ma in realtà ero sulla strada giusta”».

Di tutti i cantautori introspettivi emersi nell’ultimo decennio – e non sono certo mancati i giovani artisti nati nelle loro camere da letto con confessioni intime e molto specifiche – Arlo Parks sembrava forse la candidata meno probabile a scoprire le gioie del clubbing. Eppure, il suo nuovo lavoro, Ambiguous Desire, in uscita venerdì 3 aprile, segna una svolta. 

Il brano d’apertura Blue Disco incarna il sudore, la saliva, il ghiaccio e la lussuria del recente LP di Lorde, mentre l’umida e sensuale Jetta – che presenta il miglior ritornello di Parks fino ad oggi – sprigiona l’attesa di avventure indicibili dopo il tramonto. Anche 2SIDED, con il suo ritmo piacevole, teso e metronomico, mantiene questo passo incalzante: è ispirata a una serata trascorsa a guardare la sua amica DJ, la produttrice di musica elettronica Kelly Lee Owens, ed è ambientato sulla pista da ballo nelle prime ore del mattino; un brano notturno e malinconico, costruito su sintetizzatori pulsanti.

«Ho ascoltato musica dall’alba al tramonto e guardato film il più spesso possibile». Tra i suoi preferiti recenti figurano i classici di David Lynch, così come dischi di artisti elettronici britannici come Burial, Jamie xx, Underworld e Joy Orbison, mentre la boxe, la corsa e «muovere il corpo il più possibile ogni giorno» sono diventati elementi chiave della sua routine.

Creato principalmente in un loft di New York con il produttore Baird, noto soprattutto per il suo lavoro con la boy band hip hop newyorkese Brockhampton, Arlo Parks ha preso il suo amore per i grandi della dance britannica moderna (The Streets, Joy Orbison, James Blake) e una nuova immersione nella cultura dei club per un esperimento senza limiti con sintetizzatori, campionatori e plug-in di Ableton. Ne risulta una reinvenzione audace.

Ambiguous Desire non è un disco da club nato dall’amore per l’edonismo, anche se non ne è del tutto privo. Ma ciò che Arlo Parks trova nella scena dei club, oltre alla musica, è connessione e comunità. Lei stessa ha parlato dell’influenza del club queer di Los Angeles Midnight Lovers, dove è diventata una frequentatrice abituale, così come delle feste a New York e Londra. Oltre a stringere nuove amicizie con DJ e produttori di tutto il mondo, tra cui Kelly Lee Owens, incontrava «ogni sorta di personaggio surreale» sia sulla pista da ballo che nell’area fumatori.

Qualcuna di queste conversazioni, che avrebbero poi ispirato alcuni temi di Ambiguous Desire, si svolgevano con raver queer più maturi, persone che «stavano vivendo una rinascita tra i 50 e i 60 anni e trovavano rifugio nei club», come dice Parks. Ai suoi occhi (e alle sue orecchie), queste persone erano la prova vivente che l’emozione della notte, la magia della connessione, non svaniscono con l’età.

Tutto l’album è eseguito magistralmente, e non mancano momenti di euforia. La dolce e delicata malinconia di Heaven viene improvvisamente trasformata da una linea di basso pulsante; Get Go, con il suo ritornello cantilenante e il campionamento di una radio pirata, è il brano più epico che Parks abbia mai realizzato; allo stesso modo, Nightswimming è un pezzo dal vivo e spontaneo, sorretto da un ritmo UK garage e da una linea vocale che ricorda i classici del genere dei primi anni 2000. In effetti, il cambio di stile musicale ha solo affinato il talento melodico di Parks, da sempre il suo punto di forza. La melodia più notevole è la splendida Beams, una ballata romantica da ballare a fine serata, con un tocco alla Taylor Swift.

L’album non è un concept lineare, eppure, con l’ultima traccia, Floette, Parks è felice e innamorata tra i sintetizzatori dolci e il ritmo quasi jungle del brano. “Stiamo sbocciando”, canta parlando di una nuova storia d’amore, ma potrebbe benissimo riferirsi a se stessa e al suo percorso artistico, avendo realizzato un audace restyling con grande stile.

Lontano dalla musica, Arlo Parks si è dedicata a una sorta di missione personale. Due anni fa si è recata in Sierra Leone come ambasciatrice dell’Unicef e da allora ha visitato alcune scuole londinesi per tenere laboratori di poesia e mindfulness con i giovani. Queste esperienze le sono rimaste impresse, dando vita a un album che spesso trae ispirazione dalla curiosità, dalla speranza e dall’umanità che ha incontrato in ogni viaggio.

«La creatività può essere davvero intuitiva e giocosa», afferma Parks. «Si può seguire una scintilla e magari scoprire qualcosa di inaspettato lungo il cammino».

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