– Da oggi, mercoledì 26 novembre, su Disney+ torna a splendere la docuserie sul quartetto di Liverpool in versione restaurata e ampliata: un audio meraviglioso e un nono episodio
– Le otto puntate iniziali, ricche di filmati d’epoca, backstage, sessioni di registrazione e testimonianze dei protagonisti, furono accolte come la versione “ufficiale” della storia dei Fab Four
Chiedi chi erano i Beatles cantavano gli Stadio nel 1988. A raccontarci chi erano, dagli inizi fino alla separazione, dal 26 novembre su Disney + saranno proprio loro – John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr – nella docuserie The Beatles Anthology, una full immersion nel mondo di un fenomeno musicale leggendario, nove ore di musica, immagini e racconti, un evento imperdibile per tutti i fan del gruppo e per chi magari, ancora oggi, si chiede chi fossero i Beatles e perché si parla ancora tanto di loro.
A trent’anni dalla sua prima trasmissione, The Beatles Anthology torna disponibile in streaming in una versione restaurata e ampliata con un nono episodio inedito che riporta al centro dell’attenzione una delle più importanti narrazioni audiovisive dedicate al gruppo di Liverpool. La docuserie, considerata da molti l’autobiografia definitiva dei Beatles, riemerge in forma rinnovata grazie a un lavoro di restauro che ha coinvolto materiali video e audio risalenti agli anni Sessanta e alle interviste raccolte tra il 1994 e il 1995.
Un racconto che ha fatto epoca
Prodotta originariamente nel 1995, Anthology rappresentò un evento mediatico senza precedenti: per la prima volta Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr — con materiali d’archivio di John Lennon — ricostruirono in prima persona la storia del gruppo, dagli esordi nei club di Amburgo al successo planetario, dalla Beatlemania allo scioglimento del 1970.
Le otto puntate iniziali, ricche di filmati d’epoca, backstage, sessioni di registrazione e testimonianze dei protagonisti, furono accolte come la versione “ufficiale” della storia dei Beatles, il punto di vista più diretto e intimo mai reso disponibile al pubblico.
La nuova edizione mantiene intatta questa struttura, ma la ripropone con una qualità oggi adeguata a un pubblico abituato all’alta definizione.
Restauro, materiali extra e un nuovo episodio

Il rilancio della serie è accompagnato da un restauro approfondito, reso possibile dal recupero dei master originali. Le immagini risultano più nitide e stabili, mentre il suono — elementare nella versione degli anni ’90 e spesso penalizzato dalle tecnologie dell’epoca — è stato ripulito e rimixato, rendendo più chiaro il parlato e più piena la resa musicale.
L’audio, rinnovato da Giles Martin (figlio di George), utilizzando la tecnologia di apprendimento automatico, è una meraviglia. Nel corso degli anni a volte è stato difficile conciliare la reputazione dei primi Beatles come artisti selvaggi con gli album sottili che hanno fatto. Ma ora la loro musica batte assolutamente. In una performance nel secondo episodio, si può letteralmente sentire la saliva scoppiettare in fondo alla gola di McCartney mentre urla e canta.
La novità più attesa è l’aggiunta di un nono episodio. Il problema è che il nuovo episodio non è affatto nuovo. È essenzialmente il materiale bonus dell’edizione DVD del 2003 di Anthology riempito di 50 minuti: i tre Beatles sopravvissuti intervistati insieme a casa di George Harrison e ad Abbey Road, mentre suonano liberamente vecchie canzoni rock’n’roll – e un brano di McCartney, Thinking of Linking – su chitarre acustiche e ukulele; lavorando sulle nuove tracce nello studio di Paul McCartney con il produttore Jeff Lynne; e seduti a un mixer mentre George Martin suona le registrazioni multitraccia degli anni ’60.

Alcuni filmati sono teneri – c’è un bel momento in cui Ringo si rivolge ai suoi compagni di band con un lamentoso: “Mi piace uscire con voi ragazzi” – e alcuni di essi sono stranamente eloquenti: potresti indovinare molto dall’esasperazione visibile di George Harrison mentre le sessioni per Free as a Bird e Real Love si trascinano. Harrison si rifiutò di lavorare su una terza demo di Lennon, Now and Then, ritenendola «fottuta spazzatura». McCartney e Starr alla fine hanno terminato la traccia nel 2023, ventidue anni dopo la morte di Harrison.
McCartney ha una storia divertente sul convincere gli ingegneri recalcitranti di Abbey Road a continuare a lavorare sulle sessioni dei Beatles oltre le ore lavorative dosando segretamente l’urna del tè dello studio con anfetamine. È bello vederli insieme e più o meno felici, anche se non puoi perdere una certa tensione tra Harrison e McCartney. Quando Martin suona la multitraccia di You Never Give Me Your Money di quest’ultimo, Harrison si lamenta che suona «un po’ sdolcinato». E McCartney è davvero poco divertito.
Il pubblico italiano tra memoria e scoperta
In Italia, Paese legato alla cultura beat e alla musica anglosassone, il ritorno della Anthology sta trovando terreno fertile. La generazione che visse il fenomeno Beatles ha ora la possibilità di rivedere la propria storia musicale con occhi nuovi, mentre i più giovani scoprono un racconto distante dai formati accelerati delle docuserie contemporanee, ma ancora sorprendentemente coinvolgente.
La scelta di riportare la serie in streaming non è solo un’operazione celebrativa: è un tentativo di rendere nuovamente accessibile un’opera che per anni è rimasta relegata a edizioni fisiche non più in circolazione o difficili da reperire.

Rivedere oggi The Beatles Anthology significa anche confrontarsi con la memoria di un gruppo che ha trasformato la musica pop in un linguaggio globale. La docuserie non cerca rivelazioni sensazionalistiche né effettismi narrativi: racconta una storia già nota, ma lo fa con la voce di chi l’ha vissuta.
Il restauro, il nuovo episodio e l’arrivo in streaming non cambiano la natura profonda del progetto, ma la rendono nuovamente fruibile e culturalmente attuale. È un invito a riscoprire non solo la musica dei Beatles, ma la loro capacità di leggere, interpretare e influenzare un’epoca.
Una visione ancora imprescindibile
The Beatles Anthology rimane un’opera fondamentale: una testimonianza diretta e irripetibile, un archivio emotivo e storico, un tassello indispensabile per comprendere come quattro ragazzi di Liverpool abbiano cambiato la cultura del Novecento.
La versione restaurata non aggiunge solo definizione alle immagini, ma restituisce alla docuserie la sua centralità narrativa e il suo valore documentario. Un ritorno necessario, che permette di guardare ai Beatles non come figure mitiche e distanti, ma come protagonisti di un viaggio umano e artistico che continua a parlare, con sorprendente nitidezza, anche al pubblico di oggi.
