– Esce “Ma io sono fuoco”, il nuovo disco della cantante, con richiami a Donatella Rettore, Raffaella Carrà e Marco Ferradini. «Sono una ragazza degli anni ’80 e il riferimento è venuto naturale»
– La tigre e una copertina sexy. «Per gli uomini è più facile essere disinibiti, se sei donna scatta il giudizio, anzi il pregiudizio. Mi piaccio così e vivo sui tacchi alti. Il felino rimanda alla metafora del tempo»
La crescita artistica di Annalisa, se ci fate caso, è legata alla lunghezza delle gonne. Più si accorciavano, più la cantante ligure saliva nelle classifiche. Fino ad arrivare al suo nuovo album Maio sono fuoco, dove la gonna e sparita e le nudità fanno capolino ovunque. Immagini sexy, come di sesso parlano anche diversi testi del nuovo album.
«Vivo liberamente la mia sessualità», commenta Annalisa (Scarone), da Savona, quarant’anni, «Per gli uomini è più facile essere disinibiti, se sei donna scatta il giudizio, anzi il pregiudizio. Mi piaccio così e vivo sui tacchi alti, anche se poi in casa mi trovi in tuta. Lo show ha le sue regole, ma anche la vita, i miei testi quando parlano di relazioni ci vanno giù duri, parlo di “uomini senza dignità”, racconto un Esibizionista…».

Ma io sono fuoco è un progetto musicale dove il tema del tempo si unisce a quello del fuoco, simbolo di emozioni forti, trasformazioni interiori e affermazione di sé, declinato in varie forme attraverso tutti gli 11 brani che lo compongono. «È un album in cui ho cercato di raccontare e raccontarmi completamente, senza risparmiare nulla, dalla leggerezza alla riflessione più profonda, dalla forza all’assoluta fragilità: c’è dentro tutto», osserva Annalisa. «Ho pensato a quelle canzoni che sono il mio marchio di fabbrica, istintive, derivate da un racconto, con la voglia di sfogarmi. È tutto ciò che vedo spesso e approfondisco anche dettagli che danno valore a quello che ci sta davanti, lati meno evidenti del mio carattere e si differenziano dal punto sonoro».
Undici tracce che fondono pop contemporaneo, urban, elettronica internazionale, suggestioni anni ’80, restituendo un sound che non teme di essere al tempo stesso nostalgico e modernissimo. Il ritmo è sempre sostenuto, la voce in prima linea. «Non si esce sani dagli Ottanta, lo so che sei cresciuta nella giungla», canta in Delusa. Tanto che in Chiodi c’è persino un tipo che cercava «sotto la mia gonna gli anni Ottanta». Io sono sa di Donatella Rettore, in altri momenti la musa dichiarata è Raffaella Carrà. Mentre in Dipende cita Teorema di Marco Ferradini.
«La musica italiana mi piace da morire, pop e cantautorato fanno parte delle mie radici, mi piace dichiarare in quello che faccio che sono cresciuta con quel mondo musicale. Sono una ragazza degli anni ’80 e il riferimento è venuto naturale. Mi piace l’approccio che aveva Raffaella Carrà, la gente credeva di canticchiare delle canzoncine, invece i contenuti erano di valore, di peso. E con tutta l’umiltà dell’universo cerco di seguirlo anch’io. Ma poi ci sono gli orizzonti internazionali: The Weeknd, Dua Lipa, Taylor Swift, Chappell Roan…».

Particolare la copertina di questo nuovo album. «Racconta molto di questo cammino», spiega. «La tigre, infatti, rimanda direttamente alla metafora del tempo circolare del filosofo Jorge Luis Borges, così come il titolo dell’album e i colori: il tempo è un fiume, è una tigre, è un fuoco, e ci trascina, divora, consuma, così come anche noi facciamo con lui, o ci imponiamo di fare. Torniamo in qualche modo quindi anche al vortice, quello della vita, dove ci ritroviamo a girare, ma in questo viaggio non c’è nulla di puramente passivo, c’è anzi un equilibrio tra accadimenti e opportunità, e il titolo dell’album si inserisce proprio in questa linea di pensiero».
«Penso che dobbiamo essere attenti e usare la testa», continua. «In realtà possiamo fare quasi tutto, condividere esperienze, guardare un concerto, perché siamo impegnati a trovare un modo di ripensare in maniera diversa e continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto». Annalisa ha da poco compiuto 40 anni, un traguardo importante soprattutto per lei che ha confessato di aver paura del tempo che passa. «Alla fine, sono uscita a cena con i miei genitori e mio marito, e mi sono levata il pensiero del compleanno. Nessuna festa memorabile anche se tutti avevano insistito che avrei dovuto organizzarla, ma sarebbe stata fonte di ulteriore ansia da prestazione».
Annalisa tornerà “live” nei principali palasport italiani con il Capitolo I del suo nuovo viaggio. Questo il calendario completo: sabato 15 e 16 novembre a Jesolo (Palazzo del Turismo), 18 a Padova (Kioene Arena), 21 e 22 a Roma (Palazzo dello Sport), 24 a Firenze (Nelson Mandela Forum), 28 e 29 a Milano (Unipol Forum), 2 dicembre a Eboli (Palasele), 5 e 6 a Bari (Palaflorio), 10 a Bologna (Unipol Arena) e 13 dicembre a Torino (Inalpi Arena). 1Non vedo l’ora che arrivi. Ho già pianificato tutto valutando idee, palco, prove. Non ci sono ancora gli stadi: non sono una ragazzina, sto sulle scene da 15 anni e gli stadi sono per me una strategia da pianificare con serietà, un bell’orizzonte a cui non smettere di guardare».
