– Arrivano in Italia due docufilm che proiettano gli spettatori nell’inferno palestinese. Alla Festa di Roma sarà presentato “Put Your Soul on Your Hand and Walk”, la storia della reporter uccisa alla vigilia del suo viaggio a Cannes
– Da giovedì nelle sale debutta “La voce di Tin Rajab”, Leone d’argento alla Mostra di Venezia e candidato tunisino al miglior film straniero agli Oscar 2026. La telefonata di una bimba diventata simbolo di una umanità straziata
Dal piccolo schermo gli orrori di Gaza vengono amplificati attraverso il grande schermo. Arrivano in Italia due docufilm che proiettano gli spettatori nell’inferno palestinese, raccontando due storia che hanno già toccato i cuori al Festival di Cannes e alla Mostra del Cinema di Venezia.
“Put Your Soul on Your Hand and Walk”
Da Cannes arriva alla Festa del Cinema di Roma in Special Screenings e in Concorso per il Miglior Doc Put Your Soul on Your Hand and Walk di Sepideh Farsi, poi in uscita a novembre nelle sale italiane. Il documentario della regista iraniana, conosciuta per i suoi lavori di denuncia dei conflitti nel suo Paese natale, è girato tra le rovine di Gaza, nelle strade deserte in cui si aggirava Fatma Hassouna, la fotoreporter palestinese ventiquattrenne uccisa insieme a gran parte della sua famiglia lo scorso aprile in un attacco aereo.
Il film riporta fedelmente gli scambi tra le due donne nel corso di circa un anno, a partire dall’aprile 2024, e denuncia la disumanizzazione e il silenzio che troppo spesso avvolgono le vittime palestinesi, offrendo una testimonianza urgente e necessaria del genocidio visto dall’interno. Put your soul on your hand and walk racconta la vita a Gaza durante l’invasione militare israeliana attraverso le videochiamate tra Farsi e la fotoreporter palestinese, che documenta con coraggio la realtà quotidiana di una popolazione assediata.
Attraverso un racconto intimo e potente, il film diventa l’archivio della resistenza di Fatima, uccisa in un attacco aereo insieme a nove membri della sua famiglia, mentre la realizzazione del film era ancora in corso. Un caso che ha scosso le coscienze in tutto il mondo.
«Spero di vivere la vita che voglio. Devo continuare a documentare, così potrò raccontare ai miei figli quello che ho passato e quello a cui sono sopravvissuta». È con queste parole piene di speranza e resilienza che si conclude il film. Parole con cui Fatma ha passato idealmente il testimone a Sepideh, che deve farsene portavoce universale.

«Quando ho incontrato Fatma Hassona è avvenuto un miracolo. Lei è diventata i miei occhi a Gaza, dove resisteva documentando giorno per giorno la guerra. E io sono diventata un collegamento tra il resto del mondo e lei dalla sua “prigione di Gaza”, come la definiva lei. Abbiamo mantenuto questa linea di comunicazione per quasi un anno. I frammenti di pixel e suoni che ci siamo scambiate sono diventati il film che vedete. L’assassinio di Fatma il 16 aprile 2025, in seguito a un attacco israeliano alla sua casa, ne cambia per sempre il significato», ha affermato la regista.
In una delle conversazioni del fil,, si accenna alla possibilità che Hassona possa parteciperà alla prima del film. Cannes: «Certo!», dice, ottimista, forse sperando di usare quel viaggio come un’opportunità per lasciare Gaza per sempre. Quell’ultima allegra conversazione termina con una discussione sui passaporti e una promessa, impossibile da mantenere, di sentirsi al più presto. Lo schermo svanisce in nero e i sottotitoli rivelano il destino di Hassona. Non c’è alcuna colonna sonora, nessun commento finale, solo la palpabile assenza del viso quasi sempre sorridente di Hassona, la sua risata e il suo irrefrenabile ottimismo.
“La voce di Tin Rajab”
Put Your Soul on Your Hand and Walk arriverà nelle sale italiane in novembre. Giovedì 25 novembre debutterà invece La voce di Tin Rajab della regista tunisina Kaouther Ben Hania, con Saja Kilani, Motaz Malhees e Clara Khoury. Il film vinto quest’anno il Leone d’argento alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed è stato scelto come candidato tunisino al miglior film straniero ai premi Oscar 2026.
La storia si svolge il 29 gennaio 2024. Nella Striscia di Gaza, devastata dall’invasione israeliana, una chiamata d’emergenza raggiunge i volontari della Mezzaluna Rossa. Dall’altra parte della linea, la voce tremante di una bambina palestinese. È Hind Rajab, ha 6 anni ed è intrappolata in un’auto colpita dal fuoco in mezzo a una zona di combattimento. I soccorritori cercano disperatamente di mantenerla in linea, rassicurandola per guadagnare tempo. Mentre fuori si combatte, i soccorsi fanno di tutto per inviare un’ambulanza, cercando di localizzarla tra le strade devastate di Gaza City. Per oltre mezz’ora, la voce di Hind rimane l’unico legame i volontari. Poi, il silenzio.
Quella chiamata è diventata simbolo di impotenza e di umanità straziata, testimonianza di quanto, anche nel cuore del conflitto, la vita di un solo bambino possa mobilitare il mondo. Il nome di Hind Rajab resta nella memoria collettiva come simbolo della fragilità innocente colpita dalla guerra e della tenacia di chi ha provato, fino all’ultimo, a salvarla.
