– S’intitola “Some like it hot”, come il celebre film di Billy Wilder, il nuovo album del trio indie-rock londinese, guidato dalla cantante romana Nina Cristante
– Facile il parallelismo fra Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon ed i tre della band. «È un po’ sfacciato e un po’ arrogante, ma era attraente»
Intitolato come il celeberrimo film di Billy Wilder Some Like It Hot (A qualcuno piace caldo), il nuovo album del trio Bar Italia è presentato come un disco che «pulsa di romanticismo, scoperta di sé ed estasi per pezzi rock sensuali, folk-pop ipnotico, ballate da ubriachi e momenti indefinibili».
In effetti, il confronto fra il trio di attori del film del 1959 – Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon – con i tre musicisti Nina Cristante, Jezmi Fehmi e Samuel Fenton, potrebbe alimentare facili parallelismi. Ma Nina Cristante non è bionda ed i suoi compagni non hanno il carisma e la simpatia di Curtis e Lemmon. A fare da filo rosso èun senso di spavalderia giocosa rara da trovare in molta musica per chitarra. Non è una spavalderia alla Oasis, ma qualcosa di completamente più sexy.


Il legame fondamentale tra il titolo dell’album e il film da cui prende il nome è il mix di glamour e satira. Che, in alcuni punti, raggiungono una atmosfera da melodramma emotivo, mentre in altri si stabiliscono in ritmi crudi ed eccessi sonori. I momenti più forti sono proprio quelli in cui abbracciano pienamente il senso del gioco, mettendo in scena canzoni come scene di un film, cambiando slancio ed effetto per raggiungere nuove bizzarre conclusioni.
«Il titolo sembrava un po’ sfacciato e un po’ arrogante, e questo era ciò che era attraente», commenta la cantante romana che dal 2007 ha scelto di vivere sulle rive del Tamigi, tagliando i ponti con la sua patria. Perché il nome del trio non ha alcun riferimento con il Belpaese, né vuole essere un cenno al lugubre brano dei Pulp, ma un omaggio alla storica caffetteria di Soho popolare fra il pubblico del dopo-club.
Piuttosto che al gruppo di Jarvis Cocker, Bar Italia attinge a quello di Robert Smith, quei Cure appuntiti tirati in ballo in Fundraiser e Marble Arch, o nel valzer e nelle splendide melodie di Bad Reputation e nell’indie-rock di Cowbella , ovvero nelle prime quattro tracce della band. Si salta al dreamy-pop di Plastered, seguito da un pesante ringhio in stile Kim Gordon/Courtney Love su Rooster.
Il trio ha casualmente unito le forze alla fine del 2019 e quando si è rintanata insieme durante la pandemia, si è buttato a fare «musica per chitarra», racconta Nina Cristante. «Non eravamo interessati a fare musica sperimentale e stimolante. Volevamo usare le chitarre».
«Volevamo usare le chitarre ma non la chiamerei musica per chitarra», la bacchetta Felton.
«Non siamo necessariamente complementari tra di noi», chiarisce Fehmi. «Ci stiamo sui nervi spesso, ma con amore e cura reciproca».
«Non so se siano interessanti le band fatte di persone che non hanno problemi fra di loro», aggiunge Fenton. «Il lato positivo è che quando ci lasciamo andare e ci divertiamo assieme, lo facciamo di brutto».

Cristante spera che la dinamica ragazzo-ragazza-ragazzo non influenzi l’interpretazione dell’album. «Otto o nove canzoni per me non parlano di relazioni romantiche. Si tratta di aneddoti o riflessioni», osserva. «Siccome senti una voce femminile con i ragazzi, pensi subito a una relazione. Ovviamente, c’è anche un sacco di amore, ed è sempre importante, ma è interessante percepire come qualcosa possa diventare riconoscibile e romantico solo dall’atmosfera che testi e linee vocali creano, anche se le parole sono molto vaghe».
C’è una storia d’amore in Bar Italia, ma forse non è in qualcosa di così semplice come una classica love story. Invece, è nella sensazione del trio come una vera band: tre persone che si testano a vicenda, sfidandosi a essere migliori, e quindi creando qualcosa di più grande e più alchemico della somma delle loro parti separate. Non aspettatevi che Bar Italia dia il via a nuove tendenze suTikTok, ma se state scoprire una band in cui credere, che ha superato l’hype iniziale per fare qualcosa di ancora migliore di quanto il loro potenziale avrebbe potuto suggerire, allora avete trovato quel che stavate cercando.
«C’era una sensazione fatale per me quando abbiamo iniziato a lavorare insieme. Ci siamo già sentiti così come amici, ma lavorare insieme lo ha portato a un livello diverso», racconta Fenton. «Anche quando non stavamo andando d’ accordo, mi sentivo quasi come se stessi guardando un film. C’è qualcosa in questa nostra combinazione che mi piace molto, e penso che lo sentiamo tutti».
