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Addio TONY DALLARA, il primo degli “urlatori”

– Il cantante aveva 89 anni e negli ultimi anni aveva affrontato gravi problemi di salute. Protagonista della musica anni ‘50 e ‘60. “Come prima”, “Romantica” e “Ti dirò” i suoi più grandi successi
–  Non fu un ribelle, ma rappresentò una crepa nel muro della tradizione melodrammatica italiana. Il tramonto negli anni 70 e l’abbandono della musica per dedicarsi a un’altra sua passione: la pittura

Tony Dallara è morto oggi a 89 anni morto dopo un ricovero a Milano. Negli ultimi anni aveva affrontato gravi problemi di salute, arrivando a trascorrere anche un lungo periodo in coma. Nonostante ciò, nel 2024 era tornato in televisione, partecipando a “Domenica In”, dove aveva emozionato il pubblico cantando dal vivo RomanticaCome prima Ti dirò, successi entrati nella storia della canzone, brani che dalla fine degli anni Cinquanta segnarono una svolta nello stile interpretativo e nel gusto del pubblico.

Tony Dallara, appartiene a quella generazione di artisti che hanno vissuto il momento esatto in cui la canzone italiana ha smesso di guardarsi allo specchio del melodramma ottocentesco e ha cominciato a intuire il futuro. Un futuro che arrivava dall’America, fatto di voci spezzate, di ritmi nuovi, di un modo diverso di stare sul palco. Dallara non è stato soltanto un cantante di successo: è stato un segnale, un sintomo, una crepa nel muro della tradizione.

Dal Molise a Milano

Antonio Lardera, in arte Tony Dallara, Campobasso 30 giugno 1936 – Milano 16 gennaio 2026

Nato a Campobasso il 30 giugno 1936, ultimo di cinque figli, Antonio Lardera (il suo vero nome) cresce a Milano. Il padre, Battista Lardera, ex corista del Teatro alla Scala, gli trasmette fin da giovanissimo l’amore per la musica. La svolta arriva nel 1957, quando viene assunto come fattorino all’etichetta discografica Music. Il direttore Walter Guertler lo ascolta cantare quasi per caso, va a sentirlo esibirsi al Santa Tecla di Milano e decide di metterlo sotto contratto. È Guertler a suggerirgli il nome d’arte “Dallara”, ritenendo Lardera poco musicale, e a fargli incidere Come prima, brano già presentato senza successo alla commissione del Festival di Sanremo nel 1955. Pubblicata alla fine del 1957, Come prima diventa in pochi mesi un fenomeno discografico senza precedenti.

Quando alla fine degli anni Cinquanta esplode con Come prima, la sua voce colpisce subito per qualcosa di inedito: non è levigata, non è educata, non è rassicurante. È una voce che spinge, che sale, che sembra quasi forzare i limiti della canzone italiana dell’epoca. Quel modo di “urlare” – termine che allora faceva quasi paura – non era una mancanza di controllo, ma una scelta istintiva, figlia di un ascolto attento di ciò che stava succedendo oltre oceano. Era il rock’n’roll che filtrava, adattato a una sensibilità ancora profondamente melodica.

L'”urlo” di un’Italia che cambiava

A Sanremo nel 1960

Tony Dallara è stato il primo vero “urlatore” italiano, ma anche qui la definizione rischia di essere riduttiva. Perché dietro quell’etichetta c’era un cantante che conosceva bene la tradizione e che proprio per questo poteva permettersi di romperla. Non era un ribelle inconsapevole: era uno che aveva capito che la canzone, per restare viva, doveva cambiare pelle. E lo ha fatto senza proclami, semplicemente cantando in modo diverso.

Il suo successo arriva in un’Italia che sta cambiando velocemente. Il boom economico, la televisione, i primi miti giovanili. Dallara intercetta tutto questo con naturalezza, diventando una figura di passaggio tra il cantante “per famiglie” e il divo moderno. Piace ai giovani, ma non spaventa gli adulti. Porta l’energia nuova senza distruggere il patto emotivo con il pubblico. È una rivoluzione gentile, ma non per questo meno significativa.

Il 1960 segna il momento più alto della sua carriera quando Dallara vince il Festival di Sanremo in coppia con Renato Rascel con Romantica, brano che trionfa anche a Canzonissima, diventando il suo più grande successo: viene tradotto in numerose lingue – persino in giapponese – e consacra definitivamente la sua popolarità anche all’estero.

Il declino

L’ultima apparizione in tv di Tony Dallara nel 2024 ospite di Mara Venier a “Domenica In”

Ascoltate oggi le sue incisioni migliori: c’è ancora una forza emotiva che resiste al tempo. Non tanto per l’attualità dei suoni, quanto per quella tensione interna che rende le canzoni vive. Dallara canta sempre come se fosse in bilico, come se ogni brano fosse un atto di coraggio. Ed è proprio questo che lo rende un anello fondamentale nella catena evolutiva della canzone italiana.

Il suo percorso, poi, racconta molto di come funziona il nostro sistema musicale. Dopo l’esplosione iniziale, arrivano fasi diverse, cambi di gusto, nuove mode. Tony Dallara attraversa tutto questo senza mai rinnegare se stesso, adattandosi, cercando, accettando anche un ruolo meno centrale. Negli anni Settanta decide di ritirarsi dalla scena musicale e di dedicarsi a un’altra grande passione: la pittura. Ma la sua importanza storica resta intatta: senza di lui, probabilmente, non avremmo avuto certi interpreti, certe libertà vocali, certe aperture verso l’esterno.

C’è qualcosa di profondamente italiano nella sua storia: l’innovazione che arriva senza rompere completamente con il passato, il coraggio che si manifesta più nel fare che nel dichiarare. Dallara non ha mai avuto l’aura dell’intellettuale né quella del ribelle puro. Era un cantante popolare, nel senso più nobile del termine: uno che parlava a molti, ma che intanto spostava i confini.

Tony Dallara resta una figura forse meno citata di quanto meriterebbe, ma ogni tanto la storia ha bisogno di essere riletta con attenzione. E allora ci si accorge che certi cambiamenti non arrivano con il rumore delle rivoluzioni, ma con una voce che osa salire un po’ più in alto del previsto. In quel salto, apparentemente semplice, c’era già tutto: il desiderio di modernità, la fine dell’innocenza melodica, l’inizio di una nuova stagione della canzone italiana.

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