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Addio COUNTRY JOE, icona pacifista

– Il musicista morto a 84 anni in seguito a complicazioni legate al morbo di Parkinson. Ex fidanzato di Janis Joplin, è stato un eroe della Woodstock generation
Leggendaria la sua canzone “I-Feel-Like-I’m-Fixin’-to-Die Rag”, un rimprovero di quattro lettere alla guerra del Vietnam che divenne un inno per i manifestanti

C’è un momento, alla fine degli anni Sessanta, in cui la musica smette di essere soltanto intrattenimento e diventa cronaca, protesta, identità collettiva. In quel momento, sul palco, spesso con una chitarra e un sorriso ironico, c’era Country Joe McDonald, artista morto domenica all’età di 84 anni a Berkeley, in California, in seguito a complicazioni legate al morbo di Parkinson.

Nato a Washington nel 1942 ma cresciuto musicalmente nella California della controcultura, McDonald era uno di quei personaggi che sembravano usciti direttamente dal cuore psichedelico della Baia di San Francisco. Con il suo gruppo, i Country Joe & The Fish, intercettò perfettamente lo spirito di un’epoca: folk, rock, psichedelia e soprattutto una forte coscienza politica.

Il suo nome resta legato indissolubilmente a una canzone che è diventata quasi un simbolo: I-Feel-Like-I’m-Fixin’-to-Die Rag, era un rimprovero di quattro lettere alla guerra del Vietnam che divenne un inno per i manifestanti e un momento clou del festival musicale di Woodstock. Nel leggendario raduno McDonald la cantò praticamente da solo davanti a centinaia di migliaia di persone. Il pubblico rispondeva in coro a quel celebre “Give me an F…”, trasformando la performance in un rito collettivo, tra satira, rabbia e liberazione.

Country Joe McDonald a Woodstock

McDonald è stato una presenza di lunga data nella scena musicale della Bay Area, insieme ai Grateful Dead, ai Jefferson Airplane e alla sua ex fidanzata Janis Joplin. Ha scritto o co-scritto centinaia di canzoni, dalle jam psichedeliche ai rocker influenzati dal soul, e ha pubblicato dozzine di album. Ma era meglio conosciuto per un blues parlante che completò in meno di un’ora nel 1965 – l’anno in cui il presidente Lyndon Johnson iniziò a inviare forze di terra in Vietnam – e registrato nella casa di Berkeley del fondatore della Arhoolie Records Chris Strachwitz.

Nello stile impassibile dell’eroe di McDonald, Woody Guthrie, I-Feel-Like-I’m-Fixin’-To-Die Rag era una finta celebrazione della guerra e della morte prematura e insensata, con un coro che i concertisti e altri avrebbero imparato a memoria: “Ed è 1, 2, 3 per cosa stiamo combattendo? Non chiedermelo, non me ne frega niente, la prossima fermata è il Vietnam, e il suo 5, 6, 7 apre i cancelli perlati, beh, non c’è tempo per chiedersi perché, WHOOPEE moriremo tutti”, cantava.

La canzone ha contribuito a renderlo famoso, ma ha portato conseguenze legali e professionali. Poco dopo Woodstock, McDonald è stato arrestato e multato per aver usato quella canzone in uno spettacolo a Worcester, Massachusetts: un calvario che ha contribuito ad accelerare la scomparsa della band. McDonald ha persino eseguito la canzone in tribunale. Le sue amicizie con radicali politici come Abbie Hoffman e Jerry Rubin lo hanno portato ad essere chiamato come testimone nel processo “Chicago Eight (or Seven)” contro gli organizzatori delle proteste contro la guerra alla Convention Nazionale Democratica del 1968 a Chicago. 

McDonald continuò a girare e registrare per decenni dopo Woodstock, ma rimase ancorato agli anni ’60. Nei suoi album CountryCarry OnTime Flies By e 50, avrebbe continuato a scrivere canzoni di protesta Nel decennio successivo la sua stella non brillava più.

C’era qualcosa di profondamente americano in lui: la tradizione del cantastorie, l’eredità del folk politico, ma anche quella vena ironica che permette di dire cose durissime senza perdere il sorriso. Country Joe è stato non solo una voce della controcultura, ma uno dei testimoni più autentici di quel momento in cui il rock pensava davvero di poter cambiare il mondo.

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