– Dalle notti underground di New York la band che fa della vertigine sonora un’estetica. Esce “Rare and Deadly”, album che spalanca un archivio decennale di nervosismo grezzo e caos
– Il disco esce in quattro formati, ognuno dei quali racconta una storia diversa, cambiando a seconda di come lo si ascolta, rispecchiando il caos della sua creazione. Quattro date in Italia
New York non dorme mai, ma ci sono band che sembrano nate per abitare proprio quell’ora sospesa in cui la città smette di brillare e inizia a pulsare. Gli A Place To Bury Strangers stanno lì, in quel limbo elettrico, da anni: una creatura rumorosa e magnetica, che continua a reinventare il concetto stesso di shoegaze portandolo ben oltre le sue coordinate originarie.
Definirli semplicemente “rumorosi” è un errore di prospettiva. Il loro suono è un’esperienza fisica, quasi tattile: chitarre che non si limitano a essere distorte, ma sembrano implodere su se stesse; riverberi che non evocano spazi, ma li divorano. È una musica che ti investe, più che accompagnarti, e che trova nel live la sua dimensione più autentica, tra luci stroboscopiche e volumi che sfidano la soglia del sopportabile.
Al centro di questo caos organizzato c’è Oliver Ackermann, figura che incarna alla perfezione l’estetica del gruppo: artigiano del suono prima ancora che musicista, ossessionato dai pedali fuzz costruiti a mano e da una ricerca timbrica che ha qualcosa di quasi maniacale. Non è un caso che la loro musica sembri sempre sul punto di collassare, come un edificio troppo carico di tensione elettrica.

Eppure, sotto la coltre di feedback, si intravedono melodie fragili, linee vocali che emergono come segnali radio in una tempesta. È qui che gli A Place To Bury Strangers si distinguono davvero: nella capacità di tenere insieme distruzione e forma, rumore e memoria pop. Una tensione che li avvicina tanto alla tradizione post-punk quanto a certe derive più estreme del noise contemporaneo.
Nel corso degli anni, la band ha attraversato cambi di formazione e mutazioni stilistiche, senza mai perdere la propria identità. Ogni disco è un tentativo di spingersi un passo oltre, di ridefinire il proprio linguaggio senza tradirlo. Non c’è nostalgia nel loro suono, ma una costante urgenza, come se ogni traccia fosse registrata sull’orlo di un blackout.
Rare and Deadly, l’album in uscita il 3 aprile per Dedstrange, spalanca un archivio decennale di nervosismo grezzo e caos sonoro. La raccolta, che copre il periodo 2015-2025, riunisce demo, B-side, esperimenti abbandonati e frammenti dimenticati, estratti dall’archivio personale di Ackermann, fatto di registrazioni notturne, nastri danneggiati e sessioni incompiute. Questi brani catturano la band nella sua forma più autentica e senza filtri: sospesa tra idee innovative e splendidi errori, con i bordi volutamente spigolosi.

Rare and Deadly esce venerdì 3 aprile in quattro formati, ognuno dei quali racconta una storia diversa. Le edizioni in CD, cassetta, vinile e digitale presentano tutte tracklist uniche, una strategia di pubblicazione quasi senza precedenti che sfida metaforicamente le convenzioni del settore… Nessun singolo formato contiene l’album “completo”: ognuno diventa piuttosto una finestra diversa sull’archivio, rivelando percorsi alternativi, anelli mancanti e versioni parallele della vita interiore della band. L’album cambia a seconda di come lo si ascolta, rispecchiando il caos della sua creazione.
Attraverso Rare and Deadly si può percepire l’evoluzione della mente irrequieta di Ackermann: riff distorti da pedali malfunzionanti, canzoni nate da strumenti spinti oltre i loro limiti e melodie inghiottite da muri di feedback fino a lasciarne solo un’ombra. Alcuni brani anticipano future uscite; altri sono vicoli ciechi instabili. Insieme, formano una storia segreta: un documento instabile ed essenziale del suono in movimento.
Più che una compilation, Rare and Deadly è un documentario che cattura l’attimo prima che le idee si concretizzino. È in questo frangente che gli A Place To Bury Strangers hanno sempre prosperato: tra controllo e collasso, melodia e rumore, bellezza e distorsione.

In un’epoca in cui molta musica indipendente sembra rifugiarsi nella comfort zone delle citazioni, gli A Place To Bury Strangers continuano a essere una forza centrifuga. Non guardano indietro: scavano, piuttosto, nelle profondità del suono, alla ricerca di nuove fratture.
Ascoltarli oggi significa accettare una sfida. Non è musica da sottofondo, non è musica che si lascia addomesticare. È un’esperienza che chiede presenza, resistenza, abbandono. E forse è proprio questo il loro segreto: ricordarci che il rumore, quando è necessario, può ancora essere una forma di verità.
Gli A Place to Bury Strangers hanno annunciato il Rare and Deadly European Tour 2026, che inizierà in Germania il 7 aprile per essere in Italia il 20 aprile al Monk Club di Roma, il 21 all’Ex Fila di Firenze, il 22 al TPO di Bologna ed il 23 alla Santeria di Milano.
